La condanna in primo grado dell’ex-sindaco di Riace Domenico Lucano a 13 anni e 2 mesi è una vicenda simbolica del conflitto inestinguibile tra “legalità” e “giustizia”. Quanto statuisce la legge è sempre espressione di giustizia? I “banditi e i criminali” che avevano imbracciato le armi contro il regime del Fascio, così venivano chiamati i partigiani dai detentori della Legge dell’epoca, agivano illegalmente, ma la Storia diede poi loro ragione, la Storia riconobbe che erano nel giusto. I cittadini greci che dieci anni fa sospendevano il pagamento della bolletta della luce o delle tasse immobiliari nel pieno della crisi finanziaria che portò il loro Stato sull’orlo del fallimento commettevano un crimine amministrativo perseguibile dalla Legge, ma agirono contro le politiche di austerità, privatizzazioni ed aumenti delle tariffe, che li avrebbe costretti a sostenere il fardello di un collasso di cui i responsabili erano i governanti, fautori di una politica finanziaria e fiscale irresponsabile[1].

Lucano è considerato colpevole di essere promotore di un’associazione a delinquere che commetteva delitti contro la pubblica amministrazione e il patrimonio, orientando l’operato del ministero dell’Interno e della prefettura di Reggio Calabria al fine di creare e consolidare un sistema di potere, strumentalizzando l’integrazione degli stranieri. Anche se le motivazioni della sentenza non sono ancora state rese pubbliche, ripercorrendo le accuse della vicenda processuale, Lucano sarebbe stato condannato per aver organizzato matrimoni di comodo, come ad esempio il matrimonio tra un’immigrata nigeriana e un cittadino italiano, per poterla regolarizzare dopo che le era stato negato il diritto d’asilo più volte. Un altro capo di accusa su cui si baserebbe la condanna è quella di turbativa d’asta nell’assegnazione dell’appalto per la raccolta porta a porta e il trasporto dei rifiuti, di cui beneficiarono due cooperative locali. A questo, si aggiungerebbe l’accusa di falsa attestazione di rispondenza e conformità alle normative vigenti in materia di idoneità abitativa, impiantistica e condizioni igienico-sanitarie di alcune strutture di accoglienza destinate a ospitare i migranti presenti sul territorio di Riace (vedasi la ricostruzione delle accuse qui).

Incontrai Lucano nel 2014, in occasione della presentazione del mio libro sul Mediterraneo a Santa Caterina dello Ionio (CZ). Lucano fu uno dei relatori; già a quell’epoca era rispettato, ma anche un poco temuto dai suoi conterranei, per il suo carattere forte, forse burbero, e certamente risolutivo. Santa Caterina è uno di quei paesi della dorsale ionica che come Riace è stato in gran parte abbandonato da chi è partito per cercare fortuna lontano, o da chi si è insediato sulla costa. Come vi è una Riace Marina, così vi è una Santa Caterina dello Ionio Marina, mentre i paesi storici, situati a 300-500 metri sul livello del mare, si sono trasformati in località fantasma. Questo è il destino di molti borghi calabresi, e l’idea geniale dell’ex-sindaco di Riace fu quella di accogliere i migranti e dare loro la possibilità di insediarsi sulla sua terra in cambio di una nuova linfa di vita. La Calabria ionica è una terra bellissima, ricca di risorse naturali e di storia, di paesaggi unici e tradizioni antiche, ma la sua popolazione è molto vecchia e i suoi insediamenti silenziosi, al punto che – verrebbe da dire – non fa gola neanche agli affaristi della ‘Ndrangheta.

È probabile che – nella sua posizione di amministratore pubblico – l’ex-sindaco di Riace abbia infranto la legge, in materie quali il regime degli appalti oppure nell’emissione di documenti personali per gli immigrati, ma è d’altro canto altrettanto probabile che abbia agito per superare ostacoli giuridico-burocratici per permettere a queste persone di rifarsi una vita, e con essa far rinascere la comunità locale. In altri termini, ha probabilmente fatto prevalere l’interesse del bene delle persone in difficoltà su quello del rispetto delle regole, in particolare quando queste non facilitano il bene delle persone in difficoltà.

Al suo art. 2, la nostra Costituzione dice: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”.

Se è vero che l’ex-sindaco Lucano non si è arricchito con l’esercizio dell’accoglienza, non ha forse piuttosto fatto proprio l’art. 2 della Costituzione, quando allo stesso tempo altre forze politiche e altri deputati e senatori della Repubblica hanno agito per criminalizzare gli immigrati e negare loro la solidarietà delle istituzioni repubblicane? Non è forse più anticostituzionale proclamare che “la pacchia è finita” (per gli immigrati; questa fu la parola d’ordine delle piazze leghiste) – nel momento in cui venivano approvate le normative dell’ex-ministro Salvini su immigrazione e sicurezza (dicembre 2018)? Non va forse contro la Costituzione la persecuzione degli atti di solidarietà? È più importante rispettare lo spirito della Costituzione repubblicana, o rinunciare alla solidarietà a causa di vincoli e normative che ne rendono difficile la sua attuazione?

Sono tante le persone che nel corso dei decenni hanno avuto problemi con i tribunali per aver attuato in spirito di solidarietà, forse il caso recente più famoso è quello del francese Cédric Herrou, che è stato più volte processato per aver assistito e ospitato degli immigrati clandestini alla frontiera con l’Italia, e che dopo sei anni di vicende giudiziarie è stato rilasciato applicando il principio costituzionale della fraternità e della libertà di aiutare gli altri a scopo umanitario.

Sono tante quelle persone che hanno rischiato la vita per salvarne altre perseguitate da un regime, agendo dunque nell’illegalità rispetto alle normative di quel regime. Personalità come Oskar Schindler, divenuto famoso grazie al film di Spielberg, sono state numerose nel corso della storia recente, e non solo nella vicenda della persecuzione degli ebrei; basta visitare il Giardino dei Giusti di Milano per rendersene conto.

L’eterna diatriba tra principio di legalità e principio di giustizia è il cuore della lotta per l’umanità. Anche quando si sbaglia, il legislatore e il giudice democratico dovrebbero far prevalere lo spirito della seconda sulla prima, e adattare la pena alla luce di questo, perché sono le vicende giudiziarie come quella di Lucano che mettono in mostra le contraddizioni dei nostri codici di legge, affinché li cambiamo e li riformiamo. Senza solidarietà, non è possibile esercitare la democrazia.

Milano, 2 ottobre 2021.


[1] Fu definito il movimento Den Plirono (I won’t pay!). Vedasi ad esempio.

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