Mentre ci si preparava a festeggiare il Natale, la ministra italiana delle Infrastrutture dichiarava che la Tav, alias la linea ferroviaria di alta velocità Torino-Lione inclusiva di tunnel di base, sarà aperta nel 2032. “Se il contratto di programma viene registrato nei primi sei mesi del 2021, la Tav verrà conclusa nel 2032”[1]. Duemilaetrentadue. Data fatidica, quando l’Uomo dimostrerà per l’ennesima volta di dominare lo spazio e il tempo. Verranno organizzate feste e banchetti per celebrare quell’oretta guadagnata sulla tratta ferroviaria che unisce Italia e Francia. In un’ora, si può fare tutto, ve ne rendete conto? Avremo un’ora in più per fare meglio, per fare di più, per fare insomma. Qualsiasi cosa, purché si faccia, si riparta, si produca. In sessanta minuti, uno è capace di sposarsi, demolire un edificio di cinque piani, vincere una partita di tennis, disboscare un ettaro di foresta, montare cinquanta automobili, oppure ancora produrre quattromila cartucce, o convertire in legge un decreto sulla cosiddetta immigrazione irregolare.  Un’ora è insostituibile, per andare avanti, e fare meglio e di più. Nulla è valso quanto scriveva Giacomo Leopardi a proposito dei falsi idoli del progresso umano[2]:

Dipinte in queste rive

son dell’umana gente                               

le magnifiche sorti e progressive”.

Passarono pochi giorni, e alla vigilia del Capodanno la commissione Lavori pubblici del Senato approvava un parere favorevole al contratto di programma [sulla sezione transfrontaliera della Tav Torino-Lione], con il voto congiunto di maggioranza e centrodestra (con l’eccezione del M5S che non ha partecipato al voto). Insomma, le grandi opere che molti hanno definito “inutili ed imposte” riuniscono le forze politiche, mentre un’epidemia che ha decimato la popolazione di molte località del Norditalia e rimesso in discussione il sistema sanitario del mondo intero non solo divide la maggioranza dall’opposizione, ma divide tra loro anche gli amministratori della stessa forza politica. Confesso che non ci capisco più nulla.

Un gruppo di scienziati ha recentemente scritto una lettera alle istituzioni europee chiedendo se la TAV Torino-Lione sia coerente con la strategia climatica dell’Unione europea: “Al fine di garantire che tutte le iniziative del Green Deal raggiungano i loro obiettivi, la Commissione prescrive che tutte le proposte legislative e gli atti delegati includano un memorandum contenente una sezione specifica che spieghi come ogni iniziativa sia conforme al principio del “non nuocere”. Considerando progetti come lo scavo di un tunnel internazionale tra Italia e Francia a servizio della nuova ferrovia Torino-Lione, è accertato che la fase di costruzione comporterebbe un aumento netto delle emissioni di gas serra: gli stessi proponenti stimano un’emissione complessiva di dieci milioni di tonnellate, anche se la loro valutazione non è certificata da alcuna autorità indipendente. […] Le emissioni e i relativi danni climatici dell’opera sono certi, mentre il sequestro del carbonio è altamente incerto e sicuramente tardivo, dato che dobbiamo raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nette.”[3] Nella loro missiva, gli scienziati si chiedono inoltre come sia possibile che le istituzioni comunitarie finanzino tali opere. Una domanda legittima, ma che resterà – temo – senza legittima giustificazione, perché queste opere fanno guadagnare le grandi imprese, e le grandi imprese esercitano pressioni straordinarie sulle istituzioni comunitarie e sulle forze politiche al governo. Punto.

Platone affermava che affinché lo stato si mantenga, chi governa debba diventare filosofo o il filosofo debba diventare un governante, e poiché per Platone il Bene è organizzato da leggi esatte fatte di numeri e proporzioni, il filosofo è colui che studia anche le scienze esatte (la matematica, l’astronomia, le cosiddette “scienze dell’armonia”, ecc.)[4]. Questo 2020 ha dimostrato più che mai che Platone aveva ragione, e che ci vorrebbero più filosofi-scienziati e meno politicanti di mestiere. A questo punto, vale la pena chiedersi: quando giungerà il momento in cui i filosofi-scienziati prenderanno le redini di una comunità proiettata a tutta velocità verso la distruzione del pianeta che la accoglie, aggravando nel contempo le diseguaglianze tra chi ha e chi non ha oltre ogni immaginazione? Per Platone, sarà la forza della necessità di preservare lo stato dalla sua disgregazione a portare costoro ai ranghi decisionali.

Dobbiamo dunque sperare nel 2032? Sarà questo l’anno? La crisi ecologica e le diseguaglianze sociali sono così importanti che siamo di fronte alla necessità. Leopardi ci aveva già messo in guardia dalla sua straordinaria potenza, le cui manifestazioni virulente nell’anno appena passato sono state spaventose[5].

Che aspettiamo allora?

Invece, no, ci viene chiesto di credere che arrivare a Parigi con un’ora di anticipo sia la proiezione del Bene ideale. Suvvia, abbiate pazienza, aspettate ancora undici anni. Poi sarete felici. Nel frattempo, buon 2021!

Sulle colline pratesi, Epifania del Signore 2021


[1] Dichiarazioni di Paola De Micheli in audizione davanti alle commissioni riunite Lavori pubblici del Senato e Trasporti della Camera sullo schema di contratto di programma tra Mit, Fs e Telt per la linea ferroviaria. Cfr. Il Sole 24 Ore del 14 dicembre 2020.

[2] Versi del canto La ginestra, scritto nel 1836.

[3] Lettera aperta scritta il 18 dicembre u.s. da Luca Mercalli, Angelo Tartaglia, Ugo Bardi, Sergio Ulgiati, Gianni Silvestrini, Pietro Salizzoni. Nel giugno scorso, la Corte dei conti europea ha pubblicato una relazione sulle infrastrutture di trasporto dell’UE, nella quale tra l’altro dice che le emissioni di CO2 prodotte dalla realizzazione della sezione transfrontaliera della TAV Torino-Lione saranno «compensate solo 25 anni dopo l’entrata in servizio dell’infrastruttura». Questo avverrà, secondo la Corte, se saranno rispettate le previsioni dei livelli di traffico. Se quest’ultime dovessero invece raggiungere solo la metà di quanto previsto, occorrerebbero «50 anni dall’entrata in servizio dell’infrastruttura prima che le emissioni di CO2 prodotte dalla sua costruzione siano compensate». Cfr. Pagella politica.

[4] Un modo simpatico di avicinarsi agli scritti di Platone è attraverso il volume pubblicato dal Corriere della Sera: Platone, Filosofica vol. 1, a cura di Roberto Radice.

[5]Non ha natura al seme / dell’uom più stima o cura / che alla formica”. Ancora La Ginestra, verso 230. Guardate le immagini degli incendi dell’anno scorso in Australia per avere un’idea delle proporzioni che la virulenza della natura può raggiungere.

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