Tre giorni fa, lasciando il palazzo del Viminale, il ministro degli Interni Matteo Salvini ha confessato di aver visto lacrime tra funzionari e poliziotti. Non c’è ragione di non credergli, e d’altronde basta rivedere la diretta su Facebook, il modo convincente con cui il politico leghista racconta quei momenti, e esaminare le foto scattate durante il ricevimento per immaginare le lacrime versate. In questo strano agosto italico, dove la crisi di governo si è presa gli spazi dei notiziari al posto degli incendi estivi (hanno resistito solo i tristi sviluppi in Amazzonia), abbiamo ascoltato di tutto.

Prendo ad esempio le dichiarazioni del Capo politico del M5S dopo le consultazioni alla Presidenza della Repubblica a proposito di: “Siamo sempre stati un movimento post-ideologico, siamo convinti che non esistano soluzioni di destra o sinistra, ma semplicemente soluzioni.” A cui ha aggiunto poi: “Sono i programmi, i temi, le scelte i veri protagonisti della Politica”. Ho riflettuto, cercando di capire meglio, e francamente, continuo a non racogliere il senso profondo di quella massima. Lasciare soffrire degli sfortunati naufraghi su un barcone piuttosto che accoglierli e offrire loro un porto sicuro sono due soluzioni alternative, una contro la soliderietà e l’altra di solidarietà. Entrambe sono possibili. Secondo voi, qual’è quella di destra e quale quella di sinistra in questo frangente storico? Continuare con le esplorazioni petrolifere o virare di 180 gradi verso le energie rinnovabili sono soluzioni entrambe possibili. Quale è quella conservatrice e quale quella progressista? Disinnescare il legame tra le multinazionali di cemento e asfalto, e le grandi opere inutili e imposte (la tratta TAV Torino – Lione attualmente progettata è una di queste, secondo me) è una soluzione di destra o di sinistra? Nota bene: la domanda vale anche per i dirigenti del PD. Insomma, parafrasando: il dottor Di Maio preferisce le soluzioni di destra o quelle di sinistra ?

Il segretario attuale della Lega Nord, che brandisce rosari e crocifissi, usa gli immigrati come arma elettorale, vuole riformare il sistema fiscale con l’applicazione di una tassa piatta per ricavi fino a 100,000 €, e dialoga con regimi autoritari come quello russo, rappresenta la destra o la sinistra? Usiamo le parole con attenzione e parsimonia, per cortesia, perché le parole sono pietre… E a proposito di parole, oggi, il comico Beppe Grillo ha parlato di “un’opportunità unica” riguardo a un possibile governo giallo-rosso. Grillo non è uno stupido, e nella sua lucida sarcastica follia vede talvolta più lontano di molti di noi e dei nostri politici. Gli abbiamo detto di e dato di tutto, però, nelle sue ultime esternazioni, il comico ha ragione.

Le parole di codesti giorni, così importanti per i destini della Repubblica italiana, mi hanno ispirato un breve componimento, che forse potrebbe essere preso come un possibile programma di governo. Lo dedico a questo sconquassato Paese, fatto di proclami sconquassati e cittadini frastornati:

 

« Ho visto lacrime negli occhi di un vecchio indio amazzone Bau davanti alle fiamme che lambivano gli alberi della riserva.

Ho visto lacrime negli occhi dei naufraghi riscattati dalla Open Arms, dopo la concessione dell’autorizzazione allo sbarco.

Ho visto lacrime negli occhi di una giovane maliana ascoltata dai medici di Lampedusa, mentre raccontava degli stupri di gruppo a cui era sottoposta in Libia.

Ho visto lacrime negli occhi del ragazzo di Aleppo dopo aver ricevuto la notizia che una bomba-barile del regime aveva colpito, distruggendola, la scuola in cui studiavano i fratellini.

Ho visto lacrime negli occhi della guida alpina che osservava l’inesorabile arretramento del ghiacciaio della Marmolada.

Ho visto lacrime negli occhi della giovane fidanzata che salutava l’amato mentre prendeva un volo low-cost da Orio al Serio, per andare a lavorare in un ristorante berlinese.

Ho visto lacrime negli occhi della figlia di un operaio dell’ILVA di Taranto dopo che al padre è stato diagnosticato un avanzato tumore ai polmoni.

Ho visto lacrime negli occhi della moglie dell’imprenditore tessile che ha deciso di chiudere la fabbrica di famiglia in Romagna e spostare la produzione in India.

Ho visto lacrime scendere dagli angoli degli occhi dei vecchi pescatori del Garda al ricordo delle reti piene che tiravano su in giovinezza.

Ho visto lacrime negli occhi di un insegnante di lingua italiana di un centro d’accoglienza di Milano, dopo aver saputo che sarà in esubero in seguito al Decreto Immigrazione e Sicurezza.

Le ho viste negli occhi del padre di un ragazzo a cui hanno bruciato il negozio di ferramenta perché non pagava il pizzo.

Ho incontrato un’adolescente con le lacrime agli occhi a cui i Servizi sociali hanno ritirato lo smart-phone per sintomi di nomofobia, la dipendenza dal cellulare.

Ho visto lacrime negli occhi di un cinquantenne che ha consumato i suoi ultimi risparmi nelle slot-machines, dopo l’ennesima strigliata domestica.

Ho visto un Forestale con le lacrime agli occhi davanti al cimitero di abeti caduti quest’ottobre nella Val di Fiemme.

Ho visto lacrime negli occhi di una ragazzina che ha appena terminato di leggere un libro di Leonardo Sciascia.

Ho visto le lacrime negli occhi di un ragazzino etiope adottato quando dei coetanei a scuola, durante la ricreazione, gli hanno detto: “Torna a casa tua, negro di merda”.

Ho visto lacrime negli occhi di un prete di campagna, che pregava silenziosamente, meditando sul versetto della purificazione del Tempio[1].

Ho visto lacrime negli occhi di italiani e stranieri.

Ho visto lacrime tra funzionari e poliziotti del Viminale al congedo del Ministro Salvini.

Ho visto tante persone che non hanno visto lacrime, e che sanno solo piangere quando perdono qualcosa di loro proprietà.

Ho visto persone che non sanno piangere. Ho visto persone che versano lacrime senza saper piangere.

Ho visto persone che non hanno neppure gli occhi per vedere.

Ho visto lacrime negli occhi di quelle che si sono rese conto di questo  »

 

Tunisi, 1 settembre 2019.

 

[1] Vennero a Gerusalemme e Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare coloro che vendevano e compravano nel tempio; rovesciò le tavole dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombi; e non permetteva a nessuno di portare oggetti attraverso il tempio. E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti“? Ma voi ne avete fatto un covo di ladroni». (Mc 11, 15-17).

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