La tristezza è quella di vedere chi gioisce, defunte anime con cravatta di ottima fattura, mentre si esaltano saltando nel pozzo affascinante del “menefreghismo”, un drappello di parlamentari con uno striscione con su scritto: “La pacchia è finita”. Davanti a Montecitorio, affiancati dal Giullare dell’Interno, che si esibisce in esternazioni roboanti e assalti  di risata.

Finalmente, la pacchia è finita per chi butta tutti i suoi soldi nella missione quasi impossibile di attraversare il Mediterraneo su uno zoccolo di barca. La pacchia è finita per chi spera di essere accolto a braccia aperte dopo esser stato minacciato, derubato, sfruttato e violentato. La pacchia è finita per chi crede che l’Europa si faccia carico del riscatto di popolazioni governate da Uomini forti, Reti corruttive e Imprese multinazionali pigliatutto. La pacchia è finita per chi crede che il filosofo Thomas Hobbes avesse torto nel teorizzare che la natura umana sia fondamentalmente egoistica, e che gli uomini si leghino tra loro e regolino i loro rapporti attraverso leggi solo per timore reciproco. Da cui si deduce che i lorsignori dietro lo striscione aperto davanti a Montecitorio siano tutti timorosi l’uno dell’altro e si tengano insieme per non azzannarsi. Che cosa può legare insieme le persone che esultano nel bastonare i diritti dei più deboli se non questo?

Il mio disprezzo è grande verso quei sorrisi stampati che “non amano gl’immigrati”; come polvere di stelle, ricoprono tutti gli spazi della comunicazione virtuale del loro mantra da Dart Fener, il Messaggio Fondamentale: “Che vengano aiutati a casa loro” (traduzione dell’inconscio che lo regge: “E non ci rompano le scatole a casa nostra”). Polvere di stelle che hanno esaurito la loro funzione luminosa, come fuliggine che cade per gravità su una città nebbiosa.

Non abbiamo le prove che odino i poveracci, non abbiamo le prove che siano razzisti, né che sognino Ordine e Obbedienza. Il Decreto Sicurezza è stato approvato per garantire giorni e notti tranquille alle famiglie italiane. Ci affidiamo però a pochi segnali, come giovani Scouts che annusano l’aria e toccano le impronte sul terreno mentre attraversano una foresta oscura:

a) Ritiro del Governo dal Vertice delle Nazioni Unite sul Global Compact, destinato a trovare una risposta globale alle sfide date dalle migrazioni (notizia di mercoledì 28 novembre),

b) Indebolimento del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR, gestito dai Comuni), una perla invidiataci da tutta Europa in materia di accoglienza decentrata, integrazione diffusa e rigenerazione dei piccoli centri (sta nel Decreto Sicurezza convertito in legge),

c) Introduzione del reato di accattonaggio molesto, e autorità concessa ai sindaci di limitare gli orari di apertura degli esercizi commerciali interessati da “fenomeni di aggregazione notturna” (alias, i negozi etnici; stanno nel Decreto Sicurezza convertito in legge),

d) Il bando del Ministero Beni Culturali per la cultura multietnica “Migrarti” viene cancellato dal Governo (notizia de La Stampa, martedì 27 novembre).

Il disprezzo, tant’è, benché giustificato, non porta lontano, e allora non resta che tradurlo in un’arma di legittima difesa:

… della Costituzione repubblicana, che in materia di asilo e diritti universali stabilisce: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge” (art. 10); non è necessario aver fatto studi giuridici approfonditi per capire senso e lettera di questo articolo, redatto perché l’Italia democratica potesse garantire tutela ai cittadini di paesi non democratici.

… della storia di ospitalità e movimento del nostro Paese, che è tra l’altro quello che ha pagato il tributo più alto tra le nazioni in fatto di emigrazione, beneficiando dell’accoglienza di mezzo mondo (tra il 1876 e il 1976 se ne andarono più di ventisei milioni di emigranti italiani, pari alla metà della popolazione italiana negli anni ’60)[1];

… dei valori di solidarietà e attenzione verso gli ultimi della dottrina sociale della Chiesa e della cultura laica e marxista italiana. La Chiesa cattolica dice: “La solidarietà deve essere colta, innanzi tutto, nel suo valore di principio sociale ordinatore delle istituzioni, in base al quale le « strutture di peccato », che dominano i rapporti tra le persone e i popoli, devono essere superate e trasformate in strutture di solidarietà, mediante la creazione o l’opportuna modifica di leggi, regole del mercato, ordinamenti”[2]. Berlinguer, dal canto suo, affermava: “Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri” (intervista concessa a La Repubblica il 28 luglio 1981),

… della nostra anima, anche fossimo delle buon’anime, del nostro pudore e della nostra dignità, insomma della nostra umanità.

Sui giornali si moltiplicano gli appelli alla resistenza civile, alcuni parlano di disobbedienza civile. Semplicemente, si tratta di fare quello che fanno i pescatori che mettono in salvo dei naufraghi, o i formaggiai che accolgono chi transita sui passi alpini, con o senza permesso [3]. Dunque: se abbiamo una casa grande, accogliamo chi è sulla strada o rischia di essere espulso; se abbiamo un’attività, offriamo un lavoro a chi campa vendendo cianfrusaglie davanti ai caffè. Facciamolo in barba a regolamenti e normative, se necessario; facciamolo seguendo il cuore.

È finita la pacchia. Non però quella di ‘sti poveracci. È finita la vostra pacchia, cultori della paura e fornitori dell’ansia. Governanti disposti a mettere lo stivale sulla testa altrui per dire: “Abbiamo fatto cose rivoluzionarie”, “Abbiamo ridato l’Italia agli italiani”. Morirete annegando nell’oceano di tweets che le vostre esternazioni e i vostri equilibrismi hanno alimentato, e nessun pescatore tunisino verrà a lanciarvi un salvagente. Vi dovrete affidare alla Guardia costiera libica. E allora, solo allora, desiderete piuttosto sprofondare negli abissi della cecità, quella che ossessivi selfies hanno causato ai vostri occhi.

Qu’ils mangent de la brioche !” avrebbe gridato la regina Maria Antonietta alla folla affamata durante i moti della rivoluzione francese. Noi popolo degli anonimi cittadini di questo mondo, con passaporto italiano, siriano o ghanese, non vi auguriamo di trovarvi nella situazione di Maria Antonietta, a cui la Storia ha regalato un triste epilogo. Né vi auguriamo di cadere nelle mani della Guardia costiera libica, ma se dovesse accadere, nel mezzo di quell’oceano di tweets, speriamo per voi che almeno, prima di essere rinchiusi in un centro di detenzione, vi sia detto: “Qu’ils mangent du Pandoro, ou du Panettone, s’il en reste”. Che in arabo sarebbe:

”  أعطيهم ما يبقى من الباندورو و البانيطون  “

È finita però anche la pacchia di altri, di quel fantastico M5S che aveva conquistato le piazze d’Italia al motto: “Uno vale uno”. Ci avevano raccontato una mezza verità; avevano omesso: “Tranne i negri, i non-Italiani e quelli che non potranno mai votare per noi”. Ameba, ameba, ameba, un movimento liquido come le idee che si fanno sopraffare da contro-idee a loro volta superate da sovra-idee. Il nulla ideologico. Il nulla, punto e a capo. Qualche ministro che alza il pugno, e il resto che ha perso la voce. Parla quando non dovrebbe, e tace quando dovrebbe parlare. Così si legge nel Profeta di Gibran Khalil Gibran a proposito della parola, lo strumento principale della dialettica politica: “E in molto del vostro parlare, il pensiero è quasi assassinato. Perché il pensiero è un uccello dello spazio, che in una gabbia di parole può invero spiegare le ali, ma non può volare”. Gibran era libanese, e come molti figli di quel popolo viaggiatore e nomade, emigrò, negli Stati Uniti. L’esodo e il movimento hanno probabilmente fatto della sua poesia quella che conosciamo: leggerezza e profondità. Il M5S non è mai stato un partito, hanno sempre difeso strenuamente i suoi fondatori, e si pone oltre la dialettica Destra – Sinistra. Oltre, però, vi è il buio, e il buio confonde la Ragione. Cari politici stellati, ora che non avete alzato la voce per gli ultimi, restate in silenzio sine die, solo in questo vi sarebbe saggezza, perché per combattere la perfidia, ci vuole saggezza. Fate come racconta ancora Il Profeta: “E ci sono quelli che hanno la verità dentro se stessi, ma non la rivelano con parole” [4]. Voi che avete sempre detto di sapere cosa fare per questo popolo di santi ed eroi, tacete. Perché tradimento avete già consumato. Ci sarà spazio nell’Inferno dantesco per tutti i tradimenti consumati dai rappresentanti della massima “Uno vale uno”?

Basta, la vostra pacchia è finita. O tutti voi, non osate passare sotto il mio balcone, perché il pentolone d’olio ha sempre il fuoco acceso sotto. Non avvicinatevi ai nostri lari, perché gli spiriti dei nostri antenati vi malediranno. La mia nonna era un’albergatrice: durante la guerra, ospitava i partigiani sotto il tetto, mentre gli ufficiali tedeschi pranzavano in sala. Avesse trent’anni oggi, porterebbe un pasto caldo a uno straniero che dorme in piccionaia, ma in sala ristorante – avendola conosciuta – non servirebbe lupi o amebe, a meno che non mostrino la pistola.

Non vi resta che quella, ma non la temiamo.

È finita la pacchia.

 

Firenze, 30 novembre 2018.

Note

[1] Fonte: ISTAT, Rapporto annuale 2018: la situazione del Paese, 2018.

[2] Cfr. Pontificio consiglio della giustizia e della pace, Il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, cap. 193, 2004.

[3] È il caso dei sei pescatori tunisini arrestati in Sicilia lo scorso mese di settembre, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione illegale, e poi scarcerati (https://www.lasicilia.it/news/cronaca/189743/scarcerati-i-pescatori-tunisini-accusati-di-avere-trainato-un-barcone-di-migranti.html); oppure quello di Cédric Herrou, il contadino che aiuta gli esiliati al confine tra Italia e Francia, ben sapendo di infrangere la legge, e che è raccontato nel film documentario Libre, del regista Michel Toesca.

[4] Traduzione di Patrizio Sanasi e Laura Bernamonti.