Uno come me non dovrebbe fare il commentatore politico, ci sono già gli editorialisti e i conduttori televisivi. Gli aggiornamenti sulla cronaca politica sono copiosi, e sappiamo persino chi entra prima e da quale porta, e chi esce dopo e con che faccia dal Pirellone. Molti amici militanti seguono le negoziazioni ora dopo ora, aggiornandoci attraverso i social media e facendo il tifo per un nuovo governo, il governo del cambiamento, con la stessa emozione di chi aspetta che finalmente la Juve sia campione d’Italia a tutti gli effetti. Poi ricevo i post del blog del Movimento che a seconda dei giorni e delle contingenze politiche pubblica informative e prese di posizione concilianti o battagliere. Insomma, dispongo di tutti gli elementi necessari per stare tranquillo, perché tutto scorrerà liscio come l’olio di prima spremitura. Uno come me non dovrebbe esporsi, ha troppe amicizie nei campi più disparati, dalle istituzioni comunitarie alle fondazioni culturali. E poi bisogna aspettare, dare tempo alle cose perché maturino. È un parlamento giovane e farà grandi cose. Più è giovane, più farà grandi cose. Tutto è possibile in questa società dell’informazione, fluida e rapida, colta e spavalda. Non servono più i riferimenti ideologici, basta innovare, risolvere, rispondere alle aspettative delle nostre circoscrizioni e dei segmenti elettorali. Identificare il male e asportarlo con operazioni chirurgiche. Presto, qualcuno avanzerà che la Storia è finita, e che le categorie della Destra e della Sinistra non ci permettono più di cambiare le cose. Cambiare, cambiare.

Chi non capisce quanto grandioso sia questo scenario del rimescolamento, è vecchio, decrepito, fuori stagione, destinato a rimanere marginale. In fondo, in questo mondo in cambiamento climatico, staremo meglio quando sapremo fare quanto già fanno specie di successo come gabbiani, cornacchie e ratti. Mangiano di tutto e vivono dappertutto. Sono gli animali più resilienti, coloro che colonizzeranno terre sventrate dai rottami scalcinati di una civiltà in decadenza. Sanno fare questo perché hanno destrutturato la loro memoria biologica. Non conta più che la dieta sia a base di pesce, non conta più scegliere gli anfratti tra i dirupi rocciosi per deporre le uova. Questa è roba da vecchi nostalgici. Rimuovere la memoria, essa è un fardello. Questa è la nuova legge della biologia. Da loro dovremmo imparare. Vince chi dimentica il passato, o lo uccide con menzogne e nutrimenti truccati.

È un vecchio dunque che vi scrive, uno che a scuola imparava a recitare i brani poetici o a studiare gli eventi storici interrogandosi sulle loro connessioni logiche, su cause ed effetti. Ma siamo matti? Se con un cinguettio elettronico possiamo dichiarare guerra e poi aggiungere che non fosse vero!? O con una catena di messaggi un gruppo WhatsApp può addestrare al miglior governo della Cosa pubblica!? I tempi sono cambiati, e sono i vecchi nell’anima che attraversano le giornate consumati dal disagio, senza aver capito che dal 5 marzo stiamo tutti alla grande. Anche gli immigrati stanno meglio, non assediano più le nostre coste, non fanno più i primi titoli dei giornali, quindi non esistono più, si sono mimetizzati come facevano gli aborigeni tra cespugli e massi quando si avvicinava una presenza ostile[1]. Al Hamdu li-Llah! Grazie a Dio! Ne sentite la mancanza, degli immigrati? Il modo per riportarli alla luce del sole, renderli visibili ci sarebbe: ritornare a votare. Ma ahimè, pare che non ne avremo bisogno, che avremo un governo del cambiamento. Con la Lega Nord e con il dott. Berlusconi. Avremo un contratto, come in ogni azienda che si rispetti, che si chiami essa Mediaset o Casaleggio Ass. Una cultura politica non è però un contratto notarile, che puoi un dì sottoscrivere con chi vuole riabilitare la Repubblica di Salò e reimbarcare tutti gli irregolari per riportarli nei porti del Nordafrica, oppure l’indomani con chi propone lo Ius Soli o vuole ampliare le tipologie di comportamento e condotta che sono definibili come apologia del fascismo. Oppure, due giorni dopo, con quelli del primo giro, e cinque giorni dopo con quelli del secondo. Avete mai visto quello sketch con Rowan Atkinson che ­faceva il prete e tra due contendenti dava ragione prima all’uno e poi all’altro alternativamente, fino a che questi sono rimasti di pietra? Sarà il geniale Rowan Atkinson il nostro presidente del Consiglio?

La cultura politica non è un contratto notarile. Lo dovrei accettare? Lo dovremmo accettare? Sì, va bene, va bene, accettiamolo, sperimentiamoci con esso, ma a tre condizioni, che non necessariamente sono quelle oggetto della trattativa attuale. Che faccia gli interessi delle generazioni a venire (quindi lotta sfrenata al degrado ambientale e al cambiamento climatico, e battaglia senza esclusione di colpi contro corruzione e debito pubblico). Che difenda i diritti di tutti e un accesso equo e non discriminatorio alle opportunità delle generazioni presenti, siano costoro italiani, europei, maliani o siriani, perché non vi è cultura del diritti senza diritti per tutti. E infine che tuteli le libertà fondamentali e persegua le violazioni dei diritti umani, indipendentemente dalla cittadinanza, dalla cultura e dallo status di vittima e persecutore. Hannah Arendt diceva: “Tali diritti, e la dignità umana ad essi legata, dovrebbero rimanere validi e reali anche se un solo uomo esistesse sulla terra […] dovrebbero conservare il loro valore anche se un individuo fosse espulso dalla società”[2]. Quando sento qualcuno parlare a nome degli Italiani, per gli Italiani… “Prima gli Italiani”… lo confesso, mi vengono i conati di vomito.

Oh my God! Ho detto qualcosa di Sinistra, mi sono esposto, ho preso le parti di una parte. Perdonatemi. Vi prometto, però, che se quelle tre condizioni sono rispettate, accetterò anche il contratto notarile, lo voterò sulle piattaforme o nei gazebo.

Ma sarà così? Solo ora, con la vicenda dei “due forni”, ho capito un poco meglio in cosa consista il populismo. Tutto è possibile, tutto è relativo nel populismo, tutti i giochi si possono giocare. E nessuno si salva nell’aver messo in atto questo principio. Sia il Partito democratico che il Movimento 5 Stelle hanno delle responsabilità nell’aver creato le condizioni perché un partito xenofobo, revisionista e piccolo-imprenditoriale come la Lega prenda la scena e prepari un clima da “Con noi o contro di noi”. In politica, bastano poche cose per capire chi sta con chi. Poche cartine di tornasole. Io ne utilizzo un paio. Una di queste è la Russia. Chi difende, elogia e corteggia una Paese che annette i territori di altri (Crimea), difende a spada tratta regimi dispotici (Siria), si infiltra massicciamente nei processi elettorali altrui (Stati uniti), sostiene partiti xenofobi e nazionalisti (Europa), e produce false notizie su scala industriale per confondere l’opinione pubblica[3] non potrà guidare l’Italia se non a prezzo di farne il prossimo terreno di una campagna di destabilizzazione delle democrazie e discredito dei valori liberali.

Ci dovrebbe bastare questo per aggrapparci saldamente ai destini del progetto di integrazione europea. L’Europa e il Mediterraneo sono la nostra Casa comune, qui la tragicità della Storia ha fatto maturare i valori fondanti le nostre società moderne aperte e democratiche, e non è distruggendo quanto costruito che ci renderà la vita migliore, non è comportandoci come gabbiani, cornacchie e ratti che consegneremo intatti ai nostri figli quegli spazi di libertà e diritti di cui tuttora godiamo. L’Unione europea “fa schifo”, passiamo pure l’espressione, ma non è demolendola che ridurremo le ragioni del nostro malessere. Chi vuole demolirla ha in mente scenari da totalitarismo pseudo-cristiano o socialismo nazional-popolare. Coltivo sempre la speranza che qualcuno spieghi pubblicamente che se l’Europa va male, sovente non è colpa di Bruxelles, ma di governi che antepongono i loro interessi nazionali a quelli della cittadinanza europea, nella quasi – omertà garantita dalle riunioni a porte chiuse del Consiglio dei ministri europeo.

Tutto questo per dirvi che un governo Lega-M5S non mi rappresenterà. Da buon lombardo-veneto, ho detto agli amici di tenersi le zappe e i fucili da caccia in cantina, non si sa mai… Se è vero che un milanese che ha dichiarato di voler le mani libere su sicurezza e migranti sarà presto al Viminale, sarà un vero governo del cambiamento: quello verso il disordine sociale. Perché non ritengo di essere l’unico settentrionale che non accetterebbe di farsi rappresentare da questo feudalesimo moderno, fatto di anti-liberalismo, corporativismo, privilegi di categoria, bigotteria pre-conciliare, revisionismo culturale e industrialismo di calcestruzzo. Come se tutti i lombardi e i veneti fossero attaccati ai propri denari e usassero mandare al diavolo foresti e malcostumati quando le vendite calano. Sono un padano diffidente, ma soprattutto sono antifascista, buon cattolico e giramondo, e a quelle facce sorridenti e incravattate che parlano di cambiamento rispondo che ne sentiranno quattro, dovessero passare sotto casa mia: “E ‘sta lengua u la beuciarà e ‘ndrà a schisciar ‘me ‘na lama da partuto vescighe a far sbrogare, a da’ contra i padroni e li far schisciare parché i altri i capissa, parché i altri imprenda e parché i altri i pòda rigolar”. E questa lingua bucherà e andrà a schiacciare come una lama vesciche dappertutto e a dar contro ai padroni, e schiacciarli, perché gli altri capiscano, perché gli altri apprendano, perché gli altri possano sfotterli[4].

 

Stazione di Rifredi, 15 maggio 2018.

Note

[1] Lo racconta Bruce Chatwin in The songlines, 1987.

[2] H. Arendt, Le Origini del Totalitarismo, tr.it. di A. Guadagnin, Milano, Edizioni di Comunità, 1996, p. 412.

[3] Leggete “Se Mosca colonizza l’Occidente”, articolo di Christian Rocca apparso su La Stampa del 6 maggio u.s.

[4] Dario Fo, Nascita del giullare, 1969.

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