L’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Sono passato per Alessandria a fine novembre, il mercoledì 23, poche ore prima dell’arrivo della piena dei fiumi Tanaro e Bormida, e già piovigginava insistentemente. Il Tanaro era salito improvvisamente a causa della piena del Po che ha creato una barriera naturale e provocato un effetto di reflusso, e il Bormida era già alto. Con le poche persone del luogo con cui ho parlato di questi fenomeni, ho ricevuto l’impressione che fosse normale avere a che fare con i capricci dei fiumi. Calma e avanti, era questo lo spirito che si percepiva. Ero stato invitato dalle associazioni Il Porcospino e Social Domus a parlare di Mediterraneo e migranti. Alla stazione dei treni, mi aspettava la signora Daniela, di Social Domus, per accompagnarmi gentilmente alla sede dell’incontro (il Centro Cultura e Sviluppo). Percorrendo i viali esterni della città, Daniela mi segnala alcune cose, come l’orologio floreale dei Giardini pubblici, che attraverso i colori della fioritura segnava il passare delle ore e dei giorni. Parlando dell’orologio, c’è chi ricorda ancora con nostalgia i tempi del sindaco Nicola Basile, che aveva ridato lustro alla città guidandola dal dopoguerra fino alla metà degli anni sessanta. Dopo un veloce caffè in un bar dei viali pieno di macchinette d’azzardo, ancora alla guida, la signora Daniela mi indica l’ospedale, poi l’università, poi la direzione per l’aerodromo. Siamo alle porte della città, e siamo arrivati. A moderare è Alessandro Portinaro, sindaco di Trino Vercellese. È stata Elisa Adorno, un’amica comune e anch’essa operatrice di Social Domus, a metterci attorno allo stesso tavolo.

Trino è famosa per aver ospitato una centrale nucleare, dedicata a Enrico Fermi, che cessò le sue attività nel 1987, dopo il referendum antinucleare.  Negli anni ruggenti del boom, detenne il primato di reattore più potente al mondo – dal 22 ottobre 1964, quando superò il reattore statunitense di Indian Point 1, al 4 agosto 1966, quando venne sopravanzato dal reattore francese di Chinon A3[1]. Oggi, è iniziata l’attività per la bonifica completa del sito con lo smantellamento e la decontaminazione dell’isola nucleare. Nessuno rimpiange più quel passato glorioso che prometteva ricchezza infinita. Come Alessandria rischia di perdere la Borsalino, quella dei cappelli di dive, gangster e uomini d’affari, rovinata dalla finanza speculativa[2], così Trino è stata tradita da un’industria che nascondeva i costi sociali e ambientali del suo esercizio. E come la Borsalino ha ottenuto dal tribunale il concordato in continuità[3], salvandosi dal fallimento e salvaguardando produzione e lavoro, così Trino si inventa un nuovo futuro.

Alessandro Portinaro è soprannominato, o meglio l’hanno ironicamente ribattezzato ‘l sindich da’ marochins, il sindaco dei marocchini. Eppure ha fatto dell’accoglienza un cavallo di rinascita della sua cittadina. Il 13 % degli abitanti di Trino è straniero, proveniente da ben cinquanta nazioni diverse. Alessandro, quasi quarantenne, eletto sindaco nel maggio del 2013 con una lista civica di sinistra, lavora come un dannato, ha aperto le porte del Municipio a tutti e riceve chiunque abbia un problema o una vertenza da dirimere, ordinando ai suoi assessori di rispettare gli orari di ricevimento: «È così difficile ascoltare persone in difficoltà e sapere di non avere tutti i poteri per aiutarle» confida. È però convinto che le comunità straniere porteranno nuova linfa alla sua cittadina, che agli inizi del Novecento aveva quasi il doppio degli abitanti attuali, poco più di settemila. Invertire la tendenza al declino di una comunità di medio – piccole dimensioni non è una sfida da poco nell’Italia contemporanea, ed è sovente resa più complicata dalla debolezza delle amministrazioni pubbliche e dalla burocrazia. Alessandro mi racconta della difficile gestione dell’edilizia popolare.

«L’ente competente per il nostro territorio – l’Agenzia Territoriale per la Casa Nord Piemonte – è in una situazione di bilancio drammatica, con un “buco” di circa 30 milioni €, e assolutamente non in grado di far fronte alle esigenze degli inquilini attuali e di rispondere alle esigenze di chi ha bisogno di un alloggio al di fuori delle dinamiche di mercato» racconta. Sovente, anche misure innovative per risolvere la crisi – come il «fai da te» – sono purtroppo disegnate a tavolino e non funzionano.

Con la legge 6/2015, la Regione Piemonte ha introdotto per la prima volta un concetto molto interessante, quello dell’autorecupero[4]. In pratica, gli inquilini possono realizzare dei lavori di miglioramento dell’alloggio in cui vivono, in cambio di uno sconto sull’affitto. Purtroppo, però, questa misura è difficilmente attuabile perché vengono riconosciuti costi fino a 7000€ e per una quota parte che non superi il 50% della spesa sostenuta. «Inoltre, servono le fatture delle imprese, certificati di regolare esecuzione, ecc. Tutto assolutamente corretto, ma nelle case popolari abitano persone che non possono investire migliaia di euro e che, se realizzano dei lavori, lo fanno direttamente o con l’aiuto di familiari, amici o vicini di casa» aggiunge. Insomma, un mondo di informalità, di situazioni sociali di adattamento alla precarietà che non vengono contemplate nei normali canoni di una legge, con il risultato che i casi di autorecupero si contano ancora sulle dita di una mano.

In fondo, fanno più male le rigidità delle burocrazie che le mentalità. Dicevamo del titolo di «sindaco dei marocchini» che si è guadagnato Alessandro. Addirittura, è circolata la voce che fosse diventato musulmano, ma lui ha risposto con un sorriso: «È divertente per un ateo come me ascoltare queste cose». La sua sfida è stata di lavorare per l’integrazione degli stranieri e in particolare dei richiedenti asilo puntando sui nuclei famigliari, appoggiandosi sulla solidarietà e le donazioni dei cittadini di Trino e della chiesa locale. La Prefettura di Vercelli, soprattutto nel recente passato, aveva come modello di accoglienza quello dei gruppi di 20-30 persone in un unico luogo, a differenza della provincia di Alessandria, dove si è invece spinto molto sui nuclei piccoli, in appartamenti, e non per forza famiglie. Alessandro ha voluto sperimentare quest’ultimo modello.  L’estate scorsa, è arrivata a Trino una famiglia pachistana – papà, mamma e due figli piccoli – che sono stati  accolti in una casa parrocchiale, mentre il Comune si è occupato dell’inserimento scolastico.

«Per quella che è la mia (poca) esperienza, tenere assieme in un unico luogo trenta ragazzi, magari di provenienza e lingua diverse, senza costruire adeguati percorsi individuali di inserimento nella comunità in cui si trovano è rischioso, diciamo così…» commenta il nostro sindaco. Una delle sue parole-chiave è «sostenibilità sociale». «All’interno della “sostenibilità sociale” ci stanno sicuramente i rapporti interculturali e inter-religiosi, ma deve esserci a sostegno un tessuto economico sufficientemente robusto, perché, quando la crisi morde eccessivamente, uno dei primi risultati è proprio il disfacimento dei rapporti umani: quando stai male, hai fame, fai fatica a capire cosa ti succederà il giorno dopo, è difficile parlare di cultura e integrazione» spiega. Integrazione senza abbandonare i cittadini più in difficoltà: tra le misure attivate, una misura straordinaria per il sostegno alla locazione per le famiglie che hanno uno sfratto esecutivo, delle borse lavoro sponsorizzate da ASL e Caritas, un tavolo permanente tra Comune, associazionismo e assistenti sociali, e una collaborazione stretta con il Centro per l’Impiego a sostegno di chi si trova in mobilità o alla ricerca di un lavoro.

L’arrivo di un piccolo gruppo di profughi di origine africana nel mese di agosto, insediato in una struttura privata di accoglienza gestita da una cooperativa selezionata tramite bando disposto dalla prefettura vercellese, ha riscaldato gli animi nella cittadina. Il sindaco, Alessandro, ne ha preso atto, non essendo stato consultato previamente dalla prefettura. La Lega Nord ha minacciato di convocare una manifestazione di protesta. Nei bar si commentava: «Adesso ci portano anche gli africani». Le tensioni, però, hanno fortunatamente cominciato ad affievolirsi, come sono state contenute in diverse località dell’Alessandrino, merito questo sia del lavoro intrapreso dalle amministrazioni locali che della mediazione di associazioni come Social Domus. Hussein, un ragazzo di nazionalità nigeriana, ad esempio, si recava di frequente a bere il caffè nel bar di Volpedo, in provincia di Alessandria. All’inizio, lo schernivano e tenevano a distanza. Poi, la prossimità umana, il lavoro di accompagnamento sociale del Comune, il rifiuto di alimentare una narrativa della contrapposizione con gli stranieri e il principio della «sostenibilità sociale» di cui si parlava prima hanno fatto il miracolo. «Hussein, ora, è talmente “integrato” che il vero barista che serve il caffè sembra essere lui… » racconta Elisa. Intanto, alcuni profughi battezzano i loro figli con il nome dei comuni dove vengono accolti. È così che una coppia di nigeriani residenti a Volpedo, hanno chiamato il bimbo proprio «Volpedo»[5].  Insomma, i toni stanno cambiando. Grazie al lavoro dell’area legale dell’associazione Social Domus ed all’orientamento «più aperto» del Tribunale per i ricorsi di Genova, è interessante evidenziare che su un totale di 39 domande di ricorso presentate nel 2016, 34 hanno ottenuto un esito positivo. Calma e avanti, che le cose si risolvono affrontandole, senza scomporsi, sembra essere lo spirito che prevale da queste parti. Passa la moda nucleare, rischia di chiudere la fabbrica per eccellenza della Borsalino, arrivano gli africani, il Tanaro si alza, ma le cose si risolvono.

All’ora di cena, uscendo dall’unico locale presente nella piazza dell’elegante e semplice chiesa gotico-rinascimentale alessandrina di S. Maria di Castello, Elisa ed io ci imbattiamo in due bizzarre insegne: «Ecco chi ha ucciso Angelo senza pietà. Urla la tua rabbia. Invadiamo Sangineto. Manifestazione nazionale. Sabato 26 novembre, ore 14.30». Un altro dice: «Assediamo Sangineto. Il paese degli infami». Si prevedono partenze di autobus da diverse città italiane. Sangineto è un paese del Cosentino, non lontano dal Mar Tirreno; Angelo, un cane torturato e barbaramente ucciso da quattro ragazzi lo scorso mese di giugno. Dopo la mobilitazione degli animalisti e l’interessamento della trasmissione di Italia1 Le Iene, i quattro deficienti sono stati sottoposti a misure preventive da parte della Questura di Cosenza. Questo, però, non è bastato agli animalisti, da cui la convocazione della manifestazione nazionale[6]. La nostra pizzeria, Roxy45, vi parteciperà, e annuncia dunque che chiuderà per tre giorni. Io e Elisa ci guardiamo, e non sappiamo se ridere o restare zitti: avete visto qualcuno convocare una manifestazione nazionale per i massacri perpetrati dal regime siriano e dai suoi alleati a Aleppo o a Homs? Boh! Una cosa è vera, tra quelle che dicono gli animalisti: l’animale più crudele è sempre l’uomo.

Se è per portare quello spirito di ripassare le cose e affrontarle per quello che sono, ben venga anche la delegazione alessandrina per Sangineto. Calma e avanti.

Kabul, 13 dicembre 2016.

 

[1] Fonte: Wikipedia.

[2] Piero Bottino, «Borsalino, il marchio dei cappelli famoso in tutto il mondo, ora è a rischio fallimento», in La Stampa, 4 marzo 2015; Redazione Cronaca, «Borsalino, sequestrati 190 milioni all’imprenditore del crac colossale», in Corriere della Sera, 7 luglio 2016. L’imprenditore Marco Marenco, al centro di un’evasione fiscale gigantesca e passivi devastanti legati ai suoi investimenti nel settore energetico finanziati con il debito bancario, era proprietario della Borsalino.

[3] Il concordato prevede la prosecuzione dell’attività d’impresa da parte del debitore, e la cessione dell’azienda in esercizio ovvero il suo conferimento (sempre in esercizio) in una o più società anche di nuova costituzione. La proprietà della Borsalino è passata all’imprenditore Philippe Camperio. In questa fase di stabilizzazione, non sono state previste nuove assunzioni, ma sono stati evitati i licenziamenti.

[4] «Autorecupero degli alloggi carenti di manutenzione da parte degli assegnatari», testo disponibile su: http://www.regione.piemonte.it/edilizia/

[5] Cfr. Valentina Frezzato, «Si chiamerà Volpedo il primo nato da migranti nel paese di Pellizza», in La Stampa, 22 luglio 2016.

[6] Da parte del Partito animalista europeo e del Nucleo operativo italiano tutela animali.

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