Domenica 9 Ottobre 2016 si è conclusa la terza edizione di Sabir Maydan a Messina.

Sabir Maydan è un processo nato dalla società civile attorno al concetto di cittadinanza mediterranea. Esso mira a stimolare la nascita di una rete della società civile regionale di organismi e persone che immaginano l’idea di un’integrazione mediterranea e si impegnano per essa attraverso iniziative e strumenti dal basso. Il nostro è un vero e proprio disegno di azione politica e culturale, con cui desideriamo mettere insieme tutti quegli organismi che credono nel Mediterraneo come Casa Comune. Tutto il processo è advocacy – oriented, e mira a promuovere una cultura di appartenenza a uno spazio culturale, sociale e geografico condiviso, nonché a consolidare una rete della società civile trans-mediterranea, e le relative strategie e azioni.

In seguito alla prima edizione di SabirFest (2014), agli incontri del forum che si sono tenuti durante la seconda e terza edizione, e al Sabir Maydan Off in occasione del Forum Sociale Mondiale 2015, è emersa una comunità di attivisti, che possiamo considerare fondatrice del processo Sabir Maydan. E’ soprattutto con questa comunità che stiamo cercando di sviluppare un piano d’azione, definendo obiettivi, procedure e strumenti.

SabirFest: i dati

80 ospiti, di cui più della metà attivisti e attiviste

81 eventi in programma in quattro giorni

3,000 presenze in tutti gli eventi, e 5,000 includendo SabirLibri (il mercato dei libri)

Pensando ad Aleppo e dintorni

Abbiamo proiettato un breve video sul dolore e la distruzione che Aleppo sta affrontando a causa dell’assedio e dei bombardamenti effettuati dal regime siriano e dai suoi alleati (i bombardamenti sono continuati durante il SabirFest). Se voleste ricevere una copia del video, vi preghiamo di scriverci.

E’ stata letta in arabo e italiano la seguente poesia sulla libertà della poetessa e scrittrice siriana Maram al-Masri:

تصل عارية

إلى قمم جبال سورية

و في مخيمات اللاجئين

أقدامها تغرس في الوحل

أيديها تتشقق من البرد والتعذيب

ولكنها تتقدم

Arriva nuda [la libertà],

sulle montagne siriane

nei campi dei rifugiati.

I suoi piedi affondano nel fango

e le sue mani sono scolpite dal freddo e dalla tortura.

Ma lei continua ad avanzare.

She goes naked, [Freedom],

Through the peaks of Syrian mountains

and inside refugee camps!

Her feet sink into the mud

Her hands are fissured from cold and torture

But she keeps walking.

Abbiamo denunciato altri due fatti deplorevoli che sono accaduti durante lo svolgimento di SabirFest:

  • L’aggressione perpetrata da un movimento italiano di estrema destra ai danni della mostra fotografica “Nome in codice Caesar – Detenuti siriani vittime di tortura” che è stata inaugurata a Roma durante il SabirFest. Caesar è una raccolta di foto di vittime di torture effettuate dal regime siriano. Le immagini sono state segretamente fatte fuoriuscire all’estero dalla Siria da quattro disertori siriani che lavoravano nei centri di detenzione e meglio ospedali militari del governo siriano.
  • L’attacco aereo della coalizione guidata dall’Arabia Saudita su una cerimonia funebre particolarmente affollata nella capitale dello Yemen, Sanaa, l’8 ottobre 2016, che ha causato la morte di 150 persone e circa cinquecento feriti gravi. I gruppi internazionali dei diritti umani lo considerano un crimine di guerra.

La sfida della mobilità

Abbiamo sottolineato la problematica della mobilità, una delle sfide più urgenti nel Mediterraneo.

Sono 17 gli e le ospiti che hanno richiesto un visto per partecipare. Grazie alla fruttifera cooperazione del Ministero degli Affari Esteri, tutti i visti sono stati rilasciati, ma a seguito di un notevole impegno in quanto a documentazione di supporto, tempo e costi. Nonostante questo, le autorità e polizia locali hanno impedito ad alcuni di loro di viaggiare e raggiungere Messina. Facciamo riferimento a:

  • Shourouq al-Hajjar di Civitas Academy, Gaza, cui non è stato permesso di attraversare la frontiera di Erez nonostante avesse il lasciapassare degli Interni israeliani;
  • Maya Bsaiso di Civitas Academy, Gaza, che non ha ottenuto il lasciapassare degli Interni israeliani,
  • Mohamad Haj Abdullah, avvocato aleppino del Syrian Center for Studies and Human Rights, che è stato fermato dalla polizia turca all’aeroporto di Istanbul con la scusa di avere il timbro di ingresso in Turchia su un documento ufficiale rilasciato dalla polizia di frontiera turca, ma non sul passaporto;
  • Istar Gozaydin, accademica turca a cui la polizia turca ha ritirato il passaporto all’aeroporto di Istanbul, imponendole un divieto di uscita dal paese, adducendo motivazioni tecniche.

Inoltre, abbiamo menzionato che:

  • Orwa Kulthoum, attore cinematografico siriano che vive a Beirut, ha potuto partire per l’Italia, ma gli è stato consegnato un foglio di via, e rischia l’arresto o il rimpatrio in Siria se rientra a Beirut (la sicurezza dell’aeroporto di Beirut è in mano a Hezbollah).

  • il giornalista investigativo Ismail al-Iskandarani, nostro ospite nel 2015, e arrestato al suo rientro in Egitto, è ancora in carcere, mentre l’avvocato per i diritti umani Malek al-Adly, ospite 2015 e messo agli arresti tra maggio e settembre 2016, ha potuto partecipare a questa edizione solo via Skype.

siria-che-fare
Foto della sessione di SabirFest 2016: “Siria: che fare?

Sabir Maydan: Lo stato dell’arte

Abbiamo menzionato che la comunità di Sabir Maydan, che si è riunita nel forum tenutosi nelle mattine di venerdì, sabato e domenica, ha discusso su come procedere nel processo e impegno reciproco nel lavorare insieme su progetti comuni. In particolare:

  • Il Manifesto della cittadinanza mediterranea, che si ispira al Manifesto di Ventotene per un’Europa libera e unita (1941-44). Il Manifesto della cittadinanza mediterranea è un progetto partecipativo (vedere nota allegata), in cui il prodotto dovrebbe essere il risultato di un lavoro collettivo e di un’amplia consultazione pubblica. Un comitato editoriale è già stato costituito. Nel 2016, abbiamo tentato di identificare finanziamenti per sostenere il progetto, ma senza successo. La comunità di Sabir Maydan lavorerà per reperire fondi e risorse per mantenere vivo questo progetto, con l’obiettivo di avere il Manifesto pronto per la prossima edizione di SabirFest, e utilizzarlo come strumento di incidenza politica per l’integrazione mediterranea.
  • Gli strumenti, un’altra sfida di Sabir Maydan. Si tratta infatti di un processo che mira a creare un nuovo spazio di impegno politico e sociale per l’integrazione regionale intorno al Mediterraneo. Per questo, il processo richiede non solo una visione, ma anche strumenti che si complimentano reciprocamente, capaci di giocare un ruolo portante a livello si pensiero strategico, mobilizzazione, comunicazione e supporto ai gruppi locali. Oltre al festival, gli strumenti sono: un canale radio-TV trans-mediterraneo; un istituto per l’attivismo mediterraneo; un portale per promuovere micro-iniziative per lo sviluppo locale e il lavoro nell’economia sociale e solidale; campagne trans-mediterranee che coinvolgano cittadini e cittadine e gruppi delle due sponde su questioni prioritarie di interesse comune. Un gruppo di lavoro si è costituito per pianificare insieme, concepire progettualità comuni, e identificare risorse.

Abbiamo bisogno di guardare al Mediterraneo come il nostro destino comune. E’ l’unica alternativa alla guerra, all’odio e all’instabilità.

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