PopulismoL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

A Bologna si è sempre fatta politica, a Bologna si vive di politica. Bologna è fatta di centri sociali, come il Làbas Occupato, il Teatro Polivalente Occupato o il Laboratorio Crash!, e ogni volta che Matteo Salvini si presenta in città viene cacciato con ogni mezzo. Vi sono poi molti collettivi studenteschi di Sinistra che si interrogano. Il 28 aprile scorso sono stato ospite del Collettivo Handala e di Link-Studenti indipendenti, che a Scienze politiche organizzano dibattiti sul Medio oriente. La città sperimenta forme nuove di vivere e produrre per una transizione eco-solidale: ospita il Coordinamento regionale per l’Economia Solidale Emilia Romagna, che raggruppa una quindicina di soggetti, e la compagnia Cantieri Meticci sperimenta il teatro come vettore di integrazione interetnica, facendosi apprezzare in tutta Europa. Bologna è Bologna soprattutto a cavallo del 25 aprile. Per l’anniversario della Liberazione, la città diventa una festosa roccaforte della memoria antifascista.

L’associazione Venti Pietre e Possibile hanno preparato quest’anno una giornata dedicata alle nuove forme di resistenza e alla riconciliazione nel Mediterraneo. Siamo in via Marzabotto 2, sabato 23 aprile, in una struttura industriale disegnata da Pierluigi Nervi ed ora recuperata alla vita associativa. L’edificio è stupendo, una navata unica che evoca il movimento, anche se versa in brutte condizioni e necessita di lavori. Gli amici della Casa del Popolo ci mostrano una parte che è stata affidata loro, e subito riconosci la mano dell’ingegnere geniale. Ci sono molti volontari, molto spirito di impegno civile e voglia di fare, è l’anima forte della buona gente, solidale e attenta ai diritti universali. «Richiamando i valori che hanno mosso tutti coloro che hanno lottato e sono morti per lasciarci un paese più libero e degno, è importante anche oggi fare una riflessione che prenda in considerazione da un lato la ri-nascita di movimenti neonazisti e ultra-nazionalisti in molti stati europei e, dall’altro, quelle che invece sono ora le nuove forme di resistenza. Cercheremo di farlo analizzandole in relazione ad una fase storica, quella odierna, in cui la crisi dei rifugiati, la recrudescenza degli scontri di potere nei Paesi arabi vicini, la contrapposizione sicurezza/libertà alimentata appunto dalla minaccia terroristica stanno scuotendo le fondamenta del concetto stesso di cittadinanza» recita il manifesto dell’evento. Sul piazzale della struttura, apre il mercato contadino di Campi Aperti, che offre exclusivamente prodotti biologici o a Km0, mentre vengono raccolte le firme per i referendum contro l’Italicum, per abolire il voto bloccato ai capolista e le candidature plurime, così come il premio di maggioranza e il ballottaggio senza soglia. Io firmo. Ci sarà l’europarlamentare di Possibile Elly Schlein a moderare il dibattito.

In quei giorni, la città e i dintorni pullulano di eventi per la Liberazione, tra marce, incontri, commemorazioni e itinerari. A San Pietro in Casale si tiene la classica festa al Casone del Partigiano. In via del Pratello, alla festa popolare si tiene addirittura Vegan In Art, per ricordare che anche gli animali devono essere liberati. Bologna ci tranquillizza per quello che ci ha sempre regalato. Eppure… Alla Bolognina, Occhetto annunciò la fine del Partito comunista e l’inizio del PDS, e a Bologna, questa domenica 19 giugno la città vota tra un candidato sindaco di un partito socialdemocratico che governa il Paese con i conservatori del NCD e un candidato della Lega Nord. Come è possibile? Per chi non frequenta le sue strade, è difficile immaginarsi che Bologna non sarà più rossa. Un fatto è certo, la Sinistra quale blocco politico e sociale compatto non esiste più, e diverse anime progressiste si agitano sulla scena della contesa per il primato culturale e l’affermazione elettorale. Anzi, più un arcipelago variegato di gruppi e formazioni che si rifanno alla Sinistra si agita, più le formazioni populiste anti-immigrati e anti-Europa sembrano acquisire i caratteri di partiti di massa che furono di quella Sinistra.

In un’interessantissima indagine del giornale tedesco Die Zeit su quella che definisce la nuova Internazionale di Destra[1], pubblicata pochi giorni dopo la disfida per la Presidenza austriaca tra Norbert Hofer e Alexander Van der Bellen, si rilevano le cose seguenti:

– i populisti sono i nuovi partiti di massa, incisivi, ben organizzati, attivi sui social media;

– gli ex-partiti di massa della Socialdemocrazia e della Democrazia cristiana cercano di contenerli usando argomenti di presunta «irragionevolezza»;

– i populisti impersonano la battaglia dei giusti contro la forza oscura dell’establishment, sacrificandosi contro di esso;

– i populisti si presentano come i difensori dei semplici e piccoli cittadini, die kleinen Leute, les invisibles et les oubliés, contro una globalizzazione che li ha impoveriti e costretti a vivere con risparmi che non fruttano più e senza pensione certa, circondati da crescenti masse di rifugiati in cerca di fortuna, ma assititi dallo Stato, e contro una classe politica autoreferenziale.

Ho ascoltato allora su Radio Radicale una parte del comizio mattutino della candidata a sindaco di Roma Giorgia Meloni il 3 giugno, ultimo giorno di campagna elettorale prima del primo turno di voto. La Meloni faceva una lista di misure da prendere in caso di vittoria:

– per risolvere il problema del degrado e della sporcizia, raccolta differenziata porta a porta, duemila nuovi mezzi per l’Azienda municipalizzata, e una campagna di mobilitazione popolare per ripulire la città;

– per facilitare la vita a famiglie in cui papà e mamma sono costretti a lavorare in un mercato occupazionale sempre più difficile, asili – nido condominiali autogestiti e solidali, e preferenza ai romani in tutte le graduatorie dei servizi sociali;

– per le aree verdi, gestione ai cittadini e alle associazioni di Villa Pamphili con aree ludiche, orticoltura ecologica e mercati contadini, sottraendola così anche all’abbandono e al degrado sociale, e sostituzione edilizia invece di nuovo consumo del territorio;

– contro la corruzione, commissario comunale indipendente e controlli severi e serrati, e per i servizi pubblici, holding di tutte le municipalizzate non quotate in borse;

– per combattere la radicalizzazione, chiusura delle circa cento moschee aperte illegalmente in case particolari e tutela degli edifici religiosi musulmani autorizzati.

C’è molto di chiamata a rimboccarsi le maniche rivolta ai cittadini, molto di sociale ed ambientale, molto di riappropriazione cittadina degli spazi e naturalmente, per un partito di destra, preferenza agli indigeni. Un programma così, se sei contro l’establishment, i partiti abituati a gestire il Potere e a tutelare i grandi interessi corporativi, lo voti; oppure voti quello di un’altra formazione di rottura, come il Movimento 5 Stelle (M5S). Quando vivevo in Egitto, alle prime elezioni libere e democratiche successive alla caduta di Hosni Mubarak, il partito dei Fratelli Musulmani ottenne la maggioranza relativa.Tutti in Occidente ne furono scandalizzati. Chiesi a un egiziano, una persona comune, le ragioni di quel successo, e mi rispose: «Perché avremmo dovuto votare i progressisti o i liberal, come dicono in America? Il partito di Mubarak era questo, e voi lo lodavate, e invece ha rovinato il Paese». Vedete come cambiano le percezioni, se tu vivi in strada o ti cimenti solamente in elucubrazioni di scienza politica?

Prima di squalificare gli avversari accusandoli di populismo, facciamoci delle domande. Il populismo ha due definizioni:

– Atteggiamento o movimento politico tendente a esaltare il ruolo e i valori delle classi popolari;

– Atteggiamento demagogico volto ad assecondare le aspettative del popolo, indipendentemente da ogni valutazione del loro contenuto, della loro opportunità[2].

A Sinistra, si fa un uso immediato della seconda definizione, e si evita di indagare sulla forza di quelle formazioni determinata da un’attenzione per le classi popolari. Pensiamo a come sia stato inmediatamente squalificato alla sua apparizione il M5S dalla Sinistra italiana, concentrandosi sulle loro modalità di organizzazione e sottovalutandone i contenuti. Perché tanta ostilità, soprattutto a Sinistra? Lanfranco Caminiti scriveva: «Un punto è questo: la Sinistra italiana si identifica con lo Stato. Lo Stato è visto — sia in una lettura cinica, sia in una lettura progressiva e progressista — come il regno proprio dell’autonomia del politico e la barriera di civilizzazione contro l’immediatezza della società civile. Per contro, ogni attacco all’autonomia del politico — quindi al sistema dei partiti, identificato tout court dalla Sinistra con le radici storiche del dopoguerra, con la democrazia italiana — è barbarico, pericoloso, di Destra, populista e via così». Caminiti aggiungeva che la forza del M5S consisteva in una coscienza civica dell’impegno, nell’intersoggettività, nella scrupolosità delle regole. «Altro che antipolitica, io parlerei piuttosto di iperpolitica, di arcipolitica» riprendeva[3], segnalando che questo movimento ricorda in alcuni tratti la prima Rete di Leoluca Orlando, il movimento dei sindaci, alcune battaglie radicali, o la Lega quando amministra(va) bene.

Noi a Sinistra, invece, che facciamo? Siamo divisi in partiti piccoli, disperdiamo le migliori energie creando nuove sigle politiche e colpiamo i nostri amici in nome della titolarità del Miglior Progressista, quando la gente a mala pena sa in che secolo sia vissuto Karl Marx e che la sua opera maestra si intitolasse Das Kapital. Qualche giorno dopo Bologna, sono stato a Messina, per un incontro all’università sui movimenti sociali nel Mediterraneo, organizzato dalla prof.ssa Lidia Lo Schiavo, e parlando con alcuni amici sono venuto a sapere che il sindaco pacifista Renato Accorinti, che venne eletto a sorpresa al ballottaggio del 2013 superando di pochissimi voti il candidato del PD, liberando la città dal dominio soffocante delle famiglie storiche, è ora criticato da una parte dei movimenti sociali e degli attivisti locali, che ne chiedono le dimissioni a causa di errori amministrativi e di programma politico (stipendi ingiustificati o conflitti di interesse di assessori, scelte di tecnici contestate, pressapochismo su questioni cittadine[4]). Per uno che non era abituato al terreno scivoloso della Politica (sto parlando di Accorinti), deludere rispetto al proprio programma di riforma radicale di una città devastata dagli interessi di fazione e di clan, è stato facile. Da non messinese, la diatriba mi ha lasciato però perplesso: chiedendo le dimissioni di un governo positivamente anomalo e non allineato, non rischiamo di riconsegnare la città alle stesse fazioni e agli stessi clan del passato? Senza nulla togliere alle ragioni sostanziali della frattura messinese, non resta da rilevare che, di nuovo, la Sinistra si divide.

Non è solo, però, questa animosità che ha reso la Sinistra incapace di trasformare e convincere, ma anche il fatto di aver abbandonato la gente comune, die kleinen Leute. Ricordo che Lech Walesa, ai tempi di Wojciech Jaruzelski, quando ancora non era quello che diventò, poiché gli spazi della dialettica politica erano soffocati dal regime, saliva sugli autobus urbani per fare comizi alla classe operaia, alla gente comune, come oggi fanno i nomadi o gli immigrati illegali per raccogliere qualche monetina. Questa è la Sinistra che manca, quella che va nei posti più normali e reconditi, che ingaggia conversazioni infinite con chi incontra per strada[5], che risocializza angoli di città in cui non ci si parla più, che mescola la riflessione politica con la pratica del lavoro di quartiere, e che vince la paura del futuro e del diverso, di cui troppa gente ormai soffre, condividendo la loro quotidianità. E questo, con il rischio di essere definiti populisti. Lech Walesa, salendo sugli autobus per aizzare il popolo, si comportava da populista;  nel giro di pochi anni, però, ha traghettato il suo Paese verso la democrazia.

Firenze, 17 giugno 2016.

[1] AA VV, «Die rechte Internationale», Die Zeit, n. 23, 25 maggio 2016.

[2] Fonte: Dizionario online del Corriere della Sera.

[3] Lanfranco Caminiti, «La Sinistra e Grillo: Perché questa ostilità?», in Gli altri – La Sinistra quotidiana, 22 febbraio 2013.

[4] Palmira Mancuso, «Caro Antonio, ti Mazzeo… e il nuovo esperto lo sceglie De Cola», in Messina Ora, 19 gennaio 2016.

[5] A proposito dell’ingaggio, Damien Lanfrey così giustifica il successo del M5S: «Prima di tutto è, come sempre, una questione di ingaggio con la cittadinanza. Uso la parola ingaggio, e non partecipazione, perché si associa meglio all’idea di coinvolgimento prolungato, continuato, quello che è realmente efficace sulla gente, spiegherebbe qualunque studioso di azione collettiva. […] Un legame costruito fianco a fianco, sul campo, con il mondo dell‘associazionismo e tanti gruppi di attivisti che, tradizionalmente associabili ad un ecosistema di Sinistra, hanno trovato nel movimento un supporto credibile, duraturo e spesso strategico» (Damien Lanfrey, «Non c’è web senza piazza non c’è piazza senza web. Il M5S e lo schema indignados, riveduto e corretto», in Corriere della Sera, 1 marzo 2013. L’autore è ricercatore alla City University di Londra.

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