L’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Avevo appena lasciato la Sardegna, dove mi ero spostato sulla direttrice Sassari-Olbia per ben quattro volte in tre giorni, tre volte percorrendola in treno, e una volta in auto. Sto parlando della Statale 597 Sassari-Olbia, la cui lunghezza è di circa ottanta km, e che è destinata a diventare una superstrada a quattro corsie, la cui costruzione è stata affidata a otto società diverse per otto rispettivi tronchi: quasi a calmare gli appetiti di diverse cordate, pensavo mentre Andrea Demuru ed io stavamo percorrendo la Statale da Olbia verso Berchidda. La strada è un colabrodo di lavori, entri ed esci tra nuove e vecchie corsie, e devi fare attenzione alle repentine riduzioni di velocità. Quando Andrea si lamentava delle condizioni di viaggio, conseguenza della gestione rocambolesca dei lavori di allargamento dell’arteria, non davo più di tanto peso alle sue invettive.

Sarà una notizia che apparirà sui giornali due giorni dopo il mio rientro dal nord della Sardegna che darà ragione di quelle valutazioni. Diciassette persone agli arresti per corruzione nell’assegnazione di lavori pubblici: al centro degli interessi, la Sassari-Olbia, finanziata con i fondi per il G8 previsto nel 2009 a La Maddalena e poi dirottato a L’Aquila. Almeno due dei lotti della Sassari-Olbia, aggiudicati rispettivamente per un importo di circa 71 milioni € e di 57 milioni €, ricadevano in un sistema di gestione clientelare delle gare pubbliche; le imprese aggiudicatarie hanno confessato di aver versato 300 mila € cadauna in tangenti. Nel rapporto degli investigatori è scritto che era prevista una ulteriore tangente di 800 mila € per politici e funzionari pubblici corrotti, mascherata con un contratto fittizio per prestazioni professionali di vario genere[1]. Arrestato anche il vicepresidente del Consiglio regionale sardo, Antonello Peru, di Forza Italia, che era uno degli uomini di punta della cupola. L’inchiesta «Sindacopoli» era partita l’anno scorso, e gli inquisiti sono circa un centinaio. Dicevo, avevo appena lasciato la Sardegna quando ho letto questa notizia. Non so cosa pensiate voi, ma io mi fido più delle indagini della magistratura che dei pronunciamenti della classe politica.

Naturalmente, i tempi dei cantieri si sono allungati, e così Andrea ed io siamo arrivati a Berchidda passando a singhiozzo dai 30 ai 90 km/h, e viceversa. Berchidda è un piccolo gioiello, posto ai piedi della catena del Limbara, a 300 metri s.l.m., con vigneti e pascoli nella valle sottostante, e querceti e sugherete alle spalle. Le rocce granitiche del Limbara formano sculture addentellate sulla cresta della montagna, che mi fanno pensare alle immagini storiche del Resegone, descritto nei Promessi Sposi: «…dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega» scriveva Alessandro Manzoni. Uno dei denti del Limbara sta su alcuni terreni della famiglia del mio amico Andrea. Rendiamo visita a un contadino e alla sua vigna, poi andiamo a filtrare il vino novello in un altro appezzamento. La sera, visiteremo il Muvisardegna, il museo del vino ovvero l’enoteca regionale, che sta posto sopra il paese, abbarbicato alle pendici della montagna, dove proprio quel pomeriggio si erano sfidati i piccoli produttori locali in un concorso per il vino il migliore. La strada a quattro corsie non ha ancora raggiunto Berchidda, il rumore del traffico dalla valle è contenuto. I berchiddesi invocano la strada, io spero però che non avvolgerà questa valle con il suo ronzio incessante come l’Autobrennero ha fatto in Valdadige.

Anche la stazione dei treni di Berchidda è nella piana, e ormai non ci lavora più nessun ferroviere. Neppure una macchinetta per i biglietti ci sta. Anni fa, raccontano quelli del posto, era frequentatissima, ed ora non più. Se ti dimentichi di fare il biglietto nel bar del paese, come è capitato a me, è meglio che ritorni su a farlo perché in carrozza ti multano con una soprattassa. Alle littorine vecchio stile si alternano dalla fine del 2015 anche dei treni veloci, modello Pendolino, ma le linee sono sempre le stesse, e la riduzione dei tempi di percorrenza è ancora poco rilevante. «Si fermano per guasti così spesso» racconta un berchiddese «che in tanti (sindacati compresi), chiedono di rimettere in esercizio le vecchie littorine!» Berchidda si è fatta conoscere al mondo per il jazz grazie a Paolo Fresu, il noto musicista originario di qui che lanciò nel 1988 il festival Time in Jazz, che ogni estate richiama migliaia di spettatori. La musica invade luoghi diversi: la grande arena allestita nella piazza centrale di Berchidda, teatro dei concerti serali, ma anche i boschi del monte Limbara, le chiese rupestri nelle campagne del paese e degli altri centri in cui il festival fa tappa, siti di particolare significato storico o naturalistico, o rappresentativi del tessuto socio-culturale locale.

La sera prima, ero stato a Uri, un paesino non lontano da Sassari, dove l’associazione Mine Vaganti NGO teneva Green Power, un progetto Erasmus Plus di scambio di giovani europei sui temi di ambiente e sviluppo. Posto sulla strada per Alghero, Uri si è fatta conoscere meno di Berchidda, ma è circondato da molti nuraghi, e si difende promuovendo la sua produzione tipica, il carciofo: la sua sagra del carciofo tenuta in marzo accoglie visitatori da tutto il contado, e quest’anno, grazie al progetto «Rural Eu», ha coinvolto partner da Lettonia, Ungheria, Romania e Malta, in nome della valorizzazione dei prodotti locali. Anche Mine Vaganti NGO, portando quarantotto giovani per due settimane, fa girare l’economia locale. L’organizzazione, promossa da Roberto Solinas, Maria Grazia Pirina e Carlo Massei, mi aveva portato a Sassari a presentare il libro nel Centro giovani di piazza Santa Caterina, che hanno in gestione da circa un anno, nel cuore della vecchia città. Il Centro accoglie quotidianamente giovani di età compresa tra i 13 e i 29 anni che utilizzano la struttura per effettuare ricerche scolastiche, attività di studio e svago, corsi di lingua. Hanno aperto anche una sala musica per prove e registrazioni, ma l’insonorizzazione non è completa a causa di un portone in legno massiccio che lascia passare i suoni, e il vicinato si è lamentato. Per la musica si dovrà ancora aspettare un poco, ma intanto i nostri si danno da fare tra progetti europei e gioventù locale, e cercano di aggregare giovanissimi che non avrebbero altrimenti uno spazio che non sia commerciale in cui incontrarsi. Quando parliamo di Mediterraneo, oltre a studenti e professori dell’università, come il prof. Piero Sanna, vi sono anche degli alunni di media con i loro super-telefonini…

A cena a Uri, mentre i giovani Erasmus Plus stanno cenando a parte nel salone del ristorante La ciurma, parliamo della Sardegna. Maria Grazia, che ha studiato storia dell’arte, descrive la ricchezza di manufatti archeologici ereditati dalla civiltà degli antichi sardi:  i nuraghi, costruiti in particolare nell’ultima parte del II millennio a.C. nell’Età del Bronzo, un vero e proprio sistema di difesa che interessava tutta l’isola, poi i villaggi costituiti da capanne di forma circolare, le tombe dei giganti, i dolmen e i pozzi sacri. «La Sardegna è una terra ricca di storia, dove gli antichi custodivano le ricchezze dell’isola» racconta Maria Grazia. «La nostra è una comunità di piatti di terra, non di mare» aggiunge Roberto «una terra che ha diffidato del mondo esterno e dell’autorità, che era sinonimo di oppressione» aggiunge. Parliamo della storia di quella ragazza di Orgosolo che si era innamorata di un carabiniere, e che per poter stare con lui, dovette lasciare il paese.I giovani di Mine Vaganti NGO fanno esattamente l’opposto, e portano stranieri nella loro isola per dare alla propria gioventù una possibilità di aprirsi.

A Berchidda, intanto, Andrea Demuru apre con la primavera una nuova attività di affittacamere, ristrutturando due vecchie proprietà nel borgo storico, a pochi metri dalla piazza principale, e scommette anche lui sull’apertura al mondo della sua bella terra. Quando saliamo sul terrazzo sopra il tetto dell’edificio, la vista è mozzafiato: la valle pianeggiante ai piedi di Berchidda è verdissima, così lo sono le montagne che la circondano. Andrea vorrebbe crearvi uno spazio semiaperto per i visitatori. «Non farlo» faccio io «ai visitatori stranieri piacciono gli spazi aperti». Aprirsi ai visitatori perché apprezzino i tesori di questa terra, e chiudere le porte a una classe dirigente clientelare e corrotta, è questa la doppia sfida da vincere.

Non ci sono solo gli appetiti attorno alla Statale 597 da circoscrivere; anche Olbia ha le sue razioni di cemento, come quello che servirà per governare il rischio idrogeologico, dopo le alluvioni del novembre del 2013 e dell’ottobre 2015. Vogliono allargare i canali e fare vasche di laminazione all’interno della cinta urbana: tanto cemento su un’estensione di aree irrigue di oltre 45 ettari. Per lenire il pericolo è stata stimata una spesa di 125 milioni € [2], ma molti sono convinti che le opere non costeranno meno di 300 milioni €[3]. «Basterebbero invece due tratti di canali esterni, uno a nord, l’altro a sud, capaci di portare le acque eccedenti di piena in due rii (Padrongianus e SantEliseo); circa la metà delle acque che oggi si riversano nell’abitato non entrerebbero più ad Olbia, e si eviterebbe l’interramento dell’importantissimo porto di Olbia», spiega Andrea. Pare che una seria valutazione degli impatti ambientali dei lavori previsti non sia stata fatta. Una consultazione pubblica si è tenuta ai primi di aprile di quest’anno sul Piano comunale di gestione del rischio alluvioni ad Olbia, ma i giochi sono già stati fatti, e il Comitato per la salvaguardia idraulica di Olbia si è rivolto al Gruppo di intervento giuridico degli Amici della Terra di Cagliari e alla Facoltà di Pianificazione urbanistica, territoriale e ambientale di Venezia per cercare consiglio. La logica, purtroppo, non cambia: più le commesse affidate costano, e più cemento si utilizza nel cantiere, più fanno strada.

Queste sono alcune delle cose c he ho imparato da dei tenaci custodi della propria Sardegna, che rovesciano l’idea del sardo ottuso e sulla difensiva: i nemici non sono più i forestieri, ma un ceto locale corrotto e senza scrupoli. Aprendo ad altre culture, cercano di arginare questo ceto, e di far rinascere l’attaccamento amoroso per la propria terra di cui hanno lasciato splendida traccia anche gli antichi sardi.

Zagabria, 4 maggio 2016.

 

[1] «Sardegna, arresti per appalti truccati: coinvolti esponenti politici, funzionari pubblici e imprenditori», in Repubblica.it, 5 aprile 2016.

[2] Fonte: Elena Mascia, 17 febbraio 2016, Sardegna Reporter.it.

[3] Vedasi ad es. M. Orrù, «Progetto Mancini. Pili a Olbia: “Giovannelli fermati!” », in Olbianova.it, 18 settembre 2015.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...