L’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Vi racconto di una giornata passata a Napoli, la città più imprevedibile e generosa d’Italia. Al Complesso Universitario di Monte Sant’Angelo, con il prof. Renato Briganti, docente di diritto costituzionale, parliamo di democrazia e Medioriente. Oggi, 21 marzo 2016, l’Università Federico II ha sospeso le attività didattiche e indetto un’assemblea generale in nome dell’iniziativa «Per una nuova Primavera dell’Università», promossa dalla Conferenza dei rettori delle università italiane per parlare di come farle rinascere nonostante i progressivi e lineari tagli delle risorse. Appellandosi all’articolo 33 della Costituzione italiana («L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento»), il prof. Briganti trova però il modo di avere un’aula ed un microfono di prima mattina, e gli studenti sono tutti presenti.

Informa il custode della lezione che tiene nell’aula A4 e chiede un microfono.

«Juventino!» dice ad alta voce il custode a un giovane collega «Trovami un microfono per il professore».

«Prendere un microfono da uno Juventino!?» scherza il professore «Mi vuole fare iniziare male la giornata?»

«Cosa vuole mai, Professò…» risponde il custode «È un bravo ragazzo, ma ha preso una brutta piega» (nota: lo dice in napoletano, ma io non lo so scrivere).

Così, il giorno in cui non si dovrebbe fare lezione, abbiamo centocinquanta studenti in aula e un microfono «sospetto»`per parlare di lotta per la democrazia e diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Quando inizia l’assemblea dell’ateneo, alcuni studenti e ricercatori di veterinaria tengono una manifestazione davanti all’ingresso principale dell’edificio vestiti con un camice bianco, in segno di protesta contro l’inagibilità della loro sede. Qualcuno mi dice che vi sono anche quelli di fisica che denunciano i tagli alla ricerca. Nell’assemblea, introdotta dal rettore della Federico II dott. Gaetano Manfredi, in presenza di uno sparuto manipolo di studenti e davanti invece a numerosi docenti, ci si lamenta della carenza di fondi e investimenti, e si sottolineano le responsabilità altrui. Gli studenti sotto, i professori sopra, tutti denunciano, ma ciascuno mantiene le proprie posizioni, tranne quando ci si incontra al bar per il caffè di fine mattinata. Forse, fa parte del gioco.

Quando l’assemblea finalmente si conclude, ci infiliamo in macchina diretti alla pizzeria 110 & Lode e quindi alla sede di Mani Tese, in piazza Cavour, che si raggiungono penetrando i rioni storici della città. Non andremo in una pizzeria qualsiasi, ma in quella che ospita Salvatore Staiano, secondo classificato al Campionato mondiale della pizza 2015[1]. Fossimo in un’altra città, ci sarebbe una targa gigantesca all’ingresso, qui sembra un fatto scontato: un giorno vinci tu, un giorno vinco io. Dalle prossimità dei Campi Flegrei ,dobbiamo dunque prendere la Tangenziale di Napoli e, all’altezza di Capodimonte, scendere al rione Sanità. All’uscita dalla Tangenziale, paghi 95 centesimi di euro, anche se ci sei rimasto meno di cinque minuti. Consultando il sito della Tangenziale, scopro che il presidente è il signor Paolo Cirino Pomicino. Ve lo ricordate? Iniziò la sua carriera nella Democrazia Cristiana negli anni ’70, e si fece apprezzare per i metodi clientelari, al punto da subire quarantadue processi (lo dichiara nel suo blog), da cui è uscito indenne tranne che per due condanne penali[2]. Ora, presiede appunto la Tangenziale di Napoli.

Qualche giorno prima di partire per Napoli, avevo ascoltato l’intervento di Luigi De Magistris al lancio della sua campagna elettorale per la riconferma a sindaco, nel quale aveva dichiarato: «Abbiamo riaperto immobili chiusi da tempo grazie alla lotta dei giovani dei collettivi cittadini e dei centri sociali, abbiamo creato un’assessorato per i beni comuni, abbiamo lottato contro le privatizzazioni. Napoli è una città libertaria e solidale!» Com’è possibile che questa città abbia due anime così profondamente diverse, una clientelare e l’altra libertaria? Eppure le ha.

Attraversando il rione Sanità, Renato ed io parliamo di Camorra e guerre di successione. Un quartiere simbolo dell’emarginazione, dove non passi mai, ci entri per andarci; se però ci vai, non puoi fare a meno di passare a fianco della casa di Totò, Via Santa Maria Antesaecula.

Vi ricordate quel film, in cui un politicante dice a Totò:

«In Parlamento, tre voti possono essere determinanti per salvare un governo. Ora, noi applichiamo il do ut des».

«Ma no!? Perbacco, e chi l’avrebbe mai pensato!?» fa Totò.

«Io ti dò tre voti a te, e tu mi dai tre appalti a me!» risponde il politicante.

«Ma io so che il deputato deve fare gli interessi dell’elettore, di colui che gli ha dato la fiducia e il voto!» aggiunge ingenuamente Antonio La Trippa, alias Totò.

«Cose d’altri tempi, queste!» risponde il politicante sorridendo maliziosamente.

Esattamente: il film, Gli onorevoli, è del 1963. Cose di cinquantatre anni fa.

Alla sede di Mani Tese, parliamo di migranti, di beni comuni, di diritti negati, e ognuno dei soggetti presenti ha una cosa da raccontare: le ACLI, rappresentate da Gianvincenzo Nicodemo, con la sua battaglia giuridica e sociale per l’accoglienza senza discriminazioni, il Centro europeo di informazione, cultura e cittadinanza con il suo laboratorio esperienziale meticcio, la Notte d’Arte con la sua missione di coniugare recupero del patrimonio storico e culturale con le avanguardie artistiche di strada, e promuovere una cultura di pace. Modera Alfonso Gentile, del Movimento di volontariato italiano, e co-promotore dell’appello «Vogliamo una (ri)GENERAZIONE urbana e politica per la Città di Napoli», che mira a generare politiche nuove e a cambiare le pratiche e gli strumenti di decisione riguardanti il presente e il futuro di Napoli. Viene additato il decreto legge sulla casa Lupi (dal nome dell’ex-ministro di Infrastrutture e Trasporti) del 28 marzo 2015, n. 47[3], che a parte promuovere la svendita del patrimonio immobiliare pubblico (e fin qui siamo nella continuità), introduce una misura anomala, ovvero: «Chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge», mettendo de facto nell’illegalità e privando di molti diritti di cittadinanza decine di migliaia di famiglie impoverite costrette a vivere in immobili occupati abusivamente, pratica diffusa nel Napoletano. Tutti noi sappiamo che se non hai la residenza, non hai diritto ai servizi sanitari, né puoi iscrivere a scuola i tuoi figli, né puoi esercitare i tuoi diritti politici; e se sei straniero, non puoi accedere alla cittadinanza italiana. Questo provvedimento, sottolineano in molti quella sera a piazza Cavour, rappresenta un tradimento del principio di accesso ai diritti voluto dai padri costituzionali, che seppero saggiamente distinguere l’accesso ai diritti dalla residenza, che è una funzione economica. Questo stravolgimento repentino, denunciano i presenti, avviene in nome del primato della proprietà privata e della necessità di difenderla ad ogni costo, anche se ciò dovesse andare contro la lettera della Costituzione. Il secondo comma dell’art. 42 dice infatti: «I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti». È napoletano anche un altro noto costituzionalista che si batte per difendere il principio costituzionale della funzione sociale della proprietà, il prof. Paolo Maddalena[4].

Qualche giorno più tardi, il 6 aprile, in occasione della visita del presidente del Consiglio Matteo Renzi a Napoli per un vertice su bonifica e rilancio dell’ex-area Italsider di Bagnoli, commissariata dal Governo nazionale, una manifestazione di protesta degenera in lacrimogeni e sanpietrini. Al concentramento c’erano i licenziati Fiat travestiti da Pulcinella, i comitati di cittadini di Bagnoli, i collettivi studenteschi e i centri sociali[5]. Chi fossero quelli col viso coperto che passarono alle maniere pesanti non `è dato sapere. Renzi risponderà al telegiornale dicendo: «Possono tirare sassi, lanciare lacrimogeni, ma noi andiamo avanti!» Si era dimenticato che i lacrimogeni li lanciano le forze dell’ordine. Il collettivo Bagnoli Libera, che da diversi mesi stava organizzando assemblee e iniziative perché il futuro dell’area sia deciso dagli abitanti del quartiere, ha dichiarato: «Diciamo no alla cabina di regia su Bagnoli che per noi è illegittima»[6]. Il presidente del Consiglio nega che vi sarà cementificazione, e assicura che elimineranno il più grande scandalo ambientale del Paese, ma perché dunque non si confronta con quei collettivi? Perché il Comune di Napoli è stato esautorato delle sue funzioni? Perché, durante la sua giornata, Renzi ha visitato il quotidiano Il Mattino, di proprietà del costruttore Franco Caltagirone?

Ho ancora queste immagini napoletane in testa, a pochi giorni dall’appuntamento con il referendum contro le trivelle di esplorazione e estrazione di idrocarburi off-shore che si tiene domenica 17 aprile. Ho in mente che le persone che ho incontrato a Napoli andranno tutte a votare, mentre il presidente del Consiglio ha invitato a astenersi dal farlo. Ed ho pensato a Totò e ai cinquantatre anni passati invano, all’idea che lo Stato difenda la proprietà privata e gli interessi dell’impresa privata anche a costo di rinnovare sodalizi sospetti, di depauperare l’ambiente e di acuire le tensioni sociali. Ho queste immagini, e mi sento di dire: anche se le ragioni del petrolio ci appaiono invincibili, andiamo a votare e pratichiamo il nostro diritto all’autodeterminazione, imparando dai napoletani!

Luciano de Crescenzo, napoletano verace, aveva un giorno spiegato com’è nato l’amore citando Socrate: Zeus aveva organizzato un grande banchetto sull’Olimpo, a cui erano stati invitati tutti gli dei tranne Penía, la divinità della povertà, che rimase seduta sulle gradinate esterne del palazzo del padre degli dei nella speranza di rimediare qualcosa. Al banchetto, Poro, il dio degli espedienti, ovvero dell’arte di arrangiarsi, esagerò nel bere e preso da un attacco di nausea uscì d’improvviso all’esterno per prendere una boccata d’aria, e cadde sulle gradinate. Penía lo assistette e si prese cura di lui, e lo fece così bene che naque una figlia: Afrodite, la divinità dell’amore[7]. In nome di questa meravigliosa congiunzione tra necessità e scaltrezza, in nome del diritto all’autodeterminazione, in nome del rispetto della nostra Costituzione e dei suoi strumenti di partecipazione politica, in nome di Totò, in nome della bellezza dei nostri paesaggi e per un mondo che non dipenda dal petrolio e dai suoi clienti, domenica 17 aprile andiamo tutte e tutti a votare.

Firenze, 15 aprile 2016.

[1] Competizione vinta da un cinese: ci insegnarono l’arte degli spaghetti, si prendono giustamente, dopo qualche secolo, meriti nell’arte della pizza!

[2] Un anno e otto mesi di reclusione per finanziamento illecito ai partiti nel Processo ENIMONT; due mesi di reclusione per corruzione patteggiate nel 2002 nell’ambito dell’inchiesta sui fondi neri ENI. Fonte: Wikipedia.

[3] Convertito in legge il 20 maggio 2014.

[4] Leggete di Paolo Maddalena Il territorio bene comune degli Italiani. Proprietà collettiva, proprietà privata e interesse pubblico, Donzelli editore, 2014.

[5] «Renzi arriva a Napoli, scontri e lacrimogeni sul lungomare, paura tra la gente», in Il Mattino, 6 aprile 2016.

[6] Guido Ruotolo, «Bagnoli, Renzi a Napoli: corteo di protesta contro il governo», in Il Secolo XIX, 6 aprile 2016.

[7] Aneddoto raccontato in L. De Crescenzo, Storia della filosofia greca – Da Socrate in poi, Mondadori, 2010.

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