L’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Sabbioneta nacque come città ideale, sogno di Vespasiano Gonzaga Colonna, che la edificò nella seconda parte del XVI secolo. Tuttora, il borgo rinascimentale conserva la sua struttura esagonale, racchiusa dentro perfette mura di cinta che organizzano la distribuzione dei suoi corpi urbani con rigore e armonia, preservando anche importanti aree interne alle mura per la coltivazione e il giardinaggio.

Sabbioneta fu soprattutto la capitale di un piccolo Stato posto tra grandi Stati regionali: il Ducato di Milano ad ovest, retto in quell’epoca dal governatorato spagnolo, il Ducato di Mantova ad est oltre il fiume Oglio, governato dalla linea primigenia dei Gonzaga, cugini di Vespasiano, e il Ducato di Parma e Piacenza a sud del Po, di dominio della casata Farnese, solidale e amica dello stesso Gonzaga. Quella che era una vecchia rocca ed un villaggio si trasformò in un gioiello di urbanistica ed architettura per volere del duca Vespasiano, dopo aver ottenuto dall’imperatore Carlo V l’investitura di un gruppo di territorî posti tra i fiumi Po e Oglio. Visitate il Teatro Olimpico per rendervi conto della fattura di quel sogno urbano, dove l’arte e la bellezza avevano un ruolo di primo piano. Il teatro è un gioiello, il primo teatro stabile dell’età moderna situato in un edificio appositamente costruito. Il suo architetto, Vincenzo Scamozzi, è lo stesso che portò a compimento il Teatro Olimpico disegnato da Palladio a Vicenza. L’ultima volta che vidi il cuore del Teatro Olimpico di Sabbioneta dal vivo fu molti anni fa, e me lo ricordo come un piccolo universo autosufficiente, modellino di città e categoria della mente allo stesso tempo. Mentre ci passo a fianco, nella mia passeggiata notturna, leggo sulla fascia marcapiano che attraversa le facciate dell’edificio: «Roma Quanta Fuit Ipsa Ruina Docet». La grandezza di Roma ci è insegnata dalle sue rovine. Nel mezzo della bassa Pianura Padana, Vespasiano edificò in trentacinque anni una piccola Atene, lui che amava le letture, l’architettura e l’arte del buon governo, al punto che quel piccolissimo Stato divenne uno dei ducati più famosi dell’epoca. Su Vespasiano insistettero molte ombre; la sua vita famigliare fu intrisa di episodi tristi, e su di lui pesa anche l’accusa di aver orchestrato la morte della prima moglie per gelosia[1]. Di lui, però, ricordiamo quel sogno di creare un’urbe ideale, dove gli artisti ricevettero stipendio e i poveri accoglienza. Pare che Vespasiano amasse dire: «Gli uomini per due strade vengono a guadagnare utilità e nobiltà, o per le armi o per le lettere» . Oggi, le lettere sono state de facto sostituite dai pixels e dagli SMS, e quanto alle armi, quelle si vendono, e le guerre vengono condotte per procura. Utilità e nobiltà, quindi, si guadagnano ancora così? Non credo, purtroppo; quantomeno, non più come prima.

A Sabbioneta, questa volta, resterò poche ore, e raccoglierò impressioni veloci. Verrò ospitato nella bilbioteca comunale, che fu la casa di una famiglia borghese ebrea, i Forti. Il palazzo ospita ora biblioteca e foresteria[2], e soggiornarvisi quale unico ospite in una freddolosa notte d’autunno stimola fantasie e immagini di fantasmi. Sabbioneta, ora patrimonio mondiale dell’UNESCO, è una difficile eredità. Difficile è l’utopia che l’ha generata, quella di una città ideale che riscatti l’Uomo. Basta attraversare la periferia di una qualsiasi città italiana contemporanea per abbandonare ogni velleità di riscatto. Le città sono ora luoghi da riformare, ripensare, risanare o abbandonare per migliori località. E riformare una città è ormai operazione finanziariamente insostenibile o politicamente non redditizia, al punto che interi isolati sono lasciati invecchiare con i suoi contenitori vuoti o sfitti.

Aldo Vincenzi, classe 1983, è il nuovo sindaco di Sabbioneta. Sarà lui a aprire la presentazione di Riscatto mediterraneo, con un intervento puntuale e non banale, nel quale cita anche il filosofo e uomo di scienze arabo Averroè. Aldo sta a capo di una giunta giovane, di cambiamento, forse troppo giovane in fatto di esperienza amministrativa. Dopo dieci anni di opposizione, si trova da circa un anno e mezzo a giocare la partita in diretta, dovendo anche gestire questioni irrisolte ereditate dalle precedenti amministrazioni.

A capo della sua lista «Sabbioneta Cambia», vinse le amministrative della primavera del 2014 strappando la cittadina al Centrodestra, che ha sempre avuto forte radicamento in queste zone. Dopo la presentazione del libro, non mi sarà possibile approfondire la conversazione con il sindaco, e la mia solitaria passeggiata serale per le vie silenziose del borgo non mi permetterà di scorgere segnali importanti, a parte il restauro del Palazzo Ducale. Mi soffermerò allora a passeggiare a fianco della Galleria degli Antichi, la terza galleria per lunghezza in Italia dopo quella degli Uffizi e quella vaticana delle carte geografiche, e a immaginare come fossero le serate autunnali di cinque secoli fa. «La nuova amministrazione sta dando del suo meglio» sento ripetere da più voci che incontro quella sera «ma sono ancora giovani, devono fare esperienza, e per di più si trovano davanti un’opposizione poco propositiva». Del sindaco è stata apprezzata la gestione della questione Panguaneta, la maggiore azienda locale, attiva nella lavorazione del legno per la produzione di compensato e pannelli truciolari, e le cui emissioni nel passato hanno contribuito all’inquinamento atmosferico locale. L’ultima vicenda risale a pochi mesi fa. L’azienda, per modernizzare gli impianti e diversificare le fonti dei suoi introiti, voleva aprire una nuova centralina elettrica: 19 Mw termici solo dal legno. Il sindaco ha chiesto un parere tecnico ed ha consultato la società civile –  che hanno segnalato il rischio che aumentino le emissioni e che vengano utilizzati anche residui agricoli – agendo a detta di molti con trasparenza nel corso del processo decisionale nei confronti sia della comunità locale, che dell’azienda. A fine luglio, il Comune ha deciso che la centrale non si può fare perché peggiorerebbe la qualità dell’aria[3]. Leggendo i giornali, si può avere uno spaccato di come sia irto il cammino di un’amministrazione locale giovane che si trova a dover prendere decisioni importanti su questioni ereditate dai governi precedenti. Non è facile marcare una differenza, e se guidi quella che fu concepita come una città ideale, ancor più.

Nel frattempo, la Panguaneta è stata mimetizzata dietro una fascia di rimboschimento, e nel suo profilo Internet punta all’immagine di un’azienda che è «una testimonianza vivente, ad alto valore documentale, della storia e delle tradizioni del luogo, della cultura del lavoro e del suo rapporto con la natura circostante»[4] .Nel frattempo, ancora, l’agricoltura tiene grazie al Consorzio Casalasco del Pomodoro per l’industria conserviera e agli indiani che sono entrati nelle stalle[5]. Sabbioneta, architettura, terra ed industria. E della città ideale cosa resta, a parte la tutela dell’Unesco? È questa l’eredità più onerosa, anche per un sindaco volenteroso come quello attuale. Si inventerà un festival anche Sabbioneta, come ha fatto Mantova? Sperimenterà una nuova sintesi tra sviluppo rurale, turismo di qualità e ricerca universitaria, attirando le accademie di mezzo mondo? Punterà sulle eccellenze alimentari, a partire dai suoi tortelli e dal suo stracotto? Cercherà di guadagnarsi utilità e nobiltà promuovendo le lettere? Sabbioneta è uno dei tanti borghi italiani ricchi di una storia tutta loro, ma ha l’onere di aver ereditato dal Duca l’ambizione di rappresentare l’urbe perfetta. Per meno non ci si può più vendere. Sabbioneta deve dunque reinventarsi e pretendere di sapersi costruire un futuro nobile quanto le idee del passato.

Forse Sabbioneta dovrebbe porsi alla testa di un movimento di città minori che si oppongano ad un’urbanistica di rapina, e che sappiano coltivare relazioni simbiotiche con il territorio e le sue risorse. Nella mia passeggiata notturna nel borgo, ho cercato la sinagoga, che dopo esser stata ristrutturata negli anni ottanta è ora di nuovo usufruibile. Una cosa che fece Vespasiano fu di dare libertà di insediamento agli ebrei in tutta la città. Non vi furono quindi ghetti, nella sua città ideale. Oggi gli ebrei non ci sono più, l’ultimo morì nel 1937, ma in compenso ci sono gli indiani. Se Sabbioneta ritornasse modello per il futuro come qualche secolo fa, dove metterebbe gli indiani?

Istanbul, 27 novembre 2015.

[1] Per chi ne vuole sapere di più: Antonello Cannarozzo, «Vespasiano Gonzaga, uomo d’arme e umanista», The Wall Street International, 5 febbraio 2014.

[2] Per soggiorni di studenti universitari che svolgono progetti di architettura, in collaborazione con il Politecnico di Milano e Pavia e facoltà straniere, spesso tedesche ed austriache.

[3] Sulla questione, cfr. Roberto Marchini, «Bocciata dal Comune la caldaia della Panguaneta», in La Gazzetta di Mantova, 25 luglio 2015; Francesco Romani, «Panguaneta, svolta verde Energia con le biomasse», in La Gazzetta di Mantova, 24 luglio 2015.

[4] Fonte: www.panguaneta.com, sezione «Responsabilità sociale». L’azienda utilizza pioppo industriale nostrano ed essenze esotiche.

[5] La popolazione straniera nel Comune di Sabbioneta rappresenta il 10% della popolazione totale. 1/3 degli stranieri proviene dall’India (fonte: Comuni-italiani.it).

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