Fratta-headerCompro un giornale su corso Umberto I, il viale che porta alla stazione centrale di Napoli, e non è un giornale qualsiasi. Cronache di Napoli è un oggetto fantastico, perché se soffri di depressione e lo leggi ogni giorno per un’intera settimana, potresti decidere di toglierti la vita. L’avevo comprato per vedere quanti morti ammazzati fa in media la Camorra di questi tempi; sul numero del venerdì 19 giugno non ve n’erano, ma tutti i titoli della prima pagina, arredati di ben diciannove foto di persone coinvolte, parlavano delle vicende seguenti: tentata estorsione, furti di rame, processo per droga, quindicenne gambizzato, abuso d’ufficio, arresti per pizzo, violenza sessuale, donna rapinata, spaccio di narcotici e locale a fuoco. Tre piccoli riquadri in fondo ricordavano che a Giugliano si è insediato il nuovo sindaco, che a Torre del Greco un tizio ha vinto 2m € con il Gratta e vinci, e che De Laurentiis «molla» il tecnico Sarri. Tranquilli! Siamo solo alla prima pagina… La trentina che segue varia dai prestiti usurari alla discarica illegale. Pare che il giornale serva anche ai doppi giochi, per segnalare a qualche camorrista che sono sulle sue tracce o per esporre chi fa qualche nome troppo in alto.

Se un leghista se lo trovasse sotto mano, si metterebbe a bestemmiare contro Salvini e la sua teoria della «Lega Nazionale», e riesumerebbe gli striscioni degli Ultras dell’Hellas Verona: «Vesuvio, pensaci tu!». Naturalmente, qualche buonpensante ricorderebbe che Napoli è la patria del caffè e della pizza, e che tutti coloro che hanno tentato di imitarli sono sbattuti contro il muro o hanno generato obesi o gustacci. O che Napoli è la patria dei miracoli, a partire dalla liquefazione del sangue del patrono cittadino San Gennaro, dimenticando però che se per Gennaro accorrono in alcune migliaia, la Madonna dell’Arco muove ben un milione di persone; e si tratta di un rito piuttosto pagano[1]. Ogni anno, infatti, vengono dipinti e portati in corteo pannelli di 4 per 4 metri, nei quali si interpreta pittoricamente cronaca e attualità utilizzando figure religiose. Pensate che nel 2004, sfilò un’opera con Gesù nei panni di Bin Laden (o viceversa) e alcune figure del Capitalismo mondiale, e la cosa fece tanto scalpore che dovettero ritirarla dalla processione! Molti napoletani, dal canto loro, usano il senso dell’umorismo per far fuori vizi e viziati, e affrancare l’immaginario della propria città. Il mio amico cattedratico e architetto del paesaggio in pensione Biagio Cillo, il cui amore per la sua terra è fuori discussione, mi raccontò questa: poche ore dopo l’attentato alle Torri Gemelle, Umberto Bossi chiama al telefono Osama Bin Laden adirato per quanto aveva fatto. Con la voce grossa (e rauca) gli grida addosso: «Osama, sei un cretino! Non hai capito un ca…! Ti avevo detto Torre del Greco e Torre Annunziata!».

Ridete, è ancora gratuito. Anche se qualche cretino prende le barzellette sul serio. Rosa Mauriello, del Centro interculturale Nanà, situato a dieci minuti dalla stazione centrale di Napoli, mi racconta che nel suo comune, Giugliano in Campania, hanno dovuto denunciare per incitamento all’odio razziale un candidato alle ultime amministrative che aveva affisso manifesti con scritto: «Aiutami a difenderti da zingari, prostitute e immondizie». Per fortuna, gli imitatori locali del leghismo non hanno vita facile quanto al Nord, perché la cultura della commistione culturale è ancora molto forte («Anche se l’altro giorno una signora anziana ha buttato dalla finestra un secchio d’acqua su degli immigrati perché facevano rumore» racconta Rosa). Così forte che qualcuno si è pure spacciato per forestiero pur di avere il tesserino sanitario per Stranieri Temporaneamente Presenti, e usufruire degli ambulatori dedicati in cui non si paga il ticket! Rosa, di storie come queste, ne conosce molte, e non basta una pizza margherita per finire il racconto. Con lo straordinario lavoro della sua cooperativa Dedalus, che offre assistenza giuridica e servizi agli immigrati, oltre a tenere aperto il centro interculturale, riesce a rendere gli stranieri di casa.

Chi crede che Napoli sia perduta, non ha ancora incontrato quei giovani che fanno finta di non essere dove sono, e si comportano come dei perfetti scandinavi, anzi meglio di loro perché conoscono l’arte di arrangiarsi. È il caso dei ragazzi di Cantiere Giovani, situato a Frattamaggiore (vi è anche un Frattaminore, e forse viene dal latino Fracta, ovvero «luogo disboscato»). Per arrivarci da Napoli, attraversi un continuum urbanizzato, punteggiato di campi e terreni incolti. Frattamaggiore, fu per anni uno dei poli mondiali della lavorazione della canapa. Fino agli anni cinquanta, questa zona era il cuore pulsante del «piano canapicolo campano», come veniva definita dai programmatori del tempo, ed esportava le migliori corde del mondo[2]. Ora, restano i dismessi capannoni di quell’industria una volta fiorente, in una zona, quella del Nordest napoletano, che ingloba diversi comuni fatti di paesi senza differenze sostanziali, che sembrano un’unica grande città, dove le strade per metà sono un paese e per l’altra metà ne sono un altro, dove la stessa via cambia di senso unico a seconda del comune di pertinenza, e che ospita più di duecentomila abitanti con una densità pari a circa quattromila abitanti per kmq[3]. In questa terra senza più terra, la cooperativa sociale Cantiere Giovani fa cose più uniche che rare. Gestisce un progetto internazionale di mobilità giovanile e campi di lavoro che permettono ai giovani del territorio di viaggiare, offre corsi di lingua, tiene uno sportello informa-giovani e ricerca lavoro, organizza attività educative, culturali e ludiche, ha gestito progetti finanziati dal Fondo europeo per l’integrazione e dal programma Erasmus, si occupa dell’inserimento sociale di minori con problemi di drop-out o con la fedina penale sporca.

«Beh, cose utili, certo, ma perché uniche?» potreste pensare. Perché più fai bene, più rischi di dare fastidio: questo vale in molti contesti, ma qui in particolar modo. Pasqualino Costanzo, uno dei referenti dell’organizzazione, mi racconta della storia di Villa Laura, un’ex – caserma dei Carabinieri che era stata ammessa da fondazione Con il Sud a un bando che destinava finanziamenti fino a 500.000 € per progetti sociali e lavorativi, ma quando l’amministrazione comunale competente si è resa conto che la gestione sarebbe stata affidata a delle associazioni e non a loro, ha paralizzato il progetto. «Piuttosto, meglio non fare niente se non ce se ne può avvantaggiare»: questa è la mentalità dominante. Allora, capirete che fare certe cose diventa un atto rivoluzionario. Cantiere Giovani ha vinto un premio del Consiglio d’Europa per il contrasto alla violenza e la cittadinanza attiva dei giovani (2004), il premio Famiglia del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (2011) e, un anno fa, la medaglia della Presidenza della Repubblica per la «Strada dei diritti», un progetto di educazione ai diritti umani. Nonostante questo, lotta per la propria sopravvivenza con rigore appunto scandinavo, e a dodici anni dalla sua fondazione si trova ora a rischio di chiusura perché la convenzione con il Comune che permetteva di coprire parte del fitto in cambio dei servizi offerti non è più stata rinnovata. «Frattamaggiore può vantare, rispetto a una decina di anni fa, una riduzione del drop-out scolastico e del numero di minori in carcere e strutture tutelari, una riduzione del disagio delle famiglie e una maggior integrazione degli stranieri rispetto ai comuni limitrofi, tutto questo facendo risparmiare al Comune migliaia di euro. E nonostante questo, l’amministrazione uscente ha deciso di bloccare il rinnovo della convenzione» racconta sconsolato Pasqualino.

Più fai bene, più rischi di dare fastidio. Un giorno, un consorzio di cooperative tra cui Cantiere Giovani si presenta agli uffici di un comune limitrofo per presentare la propria proposta ad un bando di gestione di servizi socio-educativi; manca un’oretta alla scadenza dei termini. I nostri prendono l’ascensore, e tra il 1º ed il 2º piano l’ascensore si blocca, quanto basta perché la scadenza passi ed i nostri non riescano a consegnare i documenti in tempo.

Un giorno, i nostri vincono un bando di gara per la gestione di una struttura sportiva in un altro comune limitrofo. Dopo qualche giorno, l’organizzazione partner che aveva a cura la struttura sportiva riceve la visita di alcuni scagnozzi piuttosto robusti e ben armati, che «consigliano» loro di rinunciare al progetto pur avendo vinto la gara; improvvisamente, pochi giorni dopo, esce fuori un documento che fa annullare la gara, e nessuno alza la voce.

Un giorno, i nostri partecipano al bando del Ministero delle Politiche giovanili per il Sociale e la valorizzazione dei Beni pubblici, aperto con fondi europei destinati alle regioni meridionali dell’obiettivo «Convergenza». Quando il Ministero pubblica le graduatorie nel 2014, scoprono che molti degli organismi vincitori sono sconosciuti e quindi probabilmente non esistenti sul terreno, e che le commissioni tecniche di valutazione erano state modificate in corso d’opera. «Com’è possibile questo? Il Ministero non controlla?» chiedo ad una giovane che incontro a fine presentazione del mio libro. Mi sento come uno stupido commissario di polizia del Norditalia, che non capisce come funzionano le cose. «Sono operazioni che servono probabilmente a finanziare la politica» mi risponde la signorina, lasciandomi la libertà di dubitare. E allora mi sono fatto tra me la trama seguente: i partiti beneficiari creano associazioni per i giovani, ricevono i fondi, fanno cosette più o meno (in)utili, e risparmiano per sostenere altre attività della propria cordata politica. Mi assumo la responsabilità di questa ricostruzione, perché non capisco altrimenti come associazioni che ricevano riconoscimenti internazionali non entrino tra i primi 325 (per il Sociale) o 250 (per i Beni pubblici) classificati – tra finanziati e idonei – di quei due bandi!

D’altronde, la compravendita dei voti è un’altra vecchia ma diffusa pratica, che io stesso ho registrato quando ho fatto l’osservatore internazionale alle elezioni egiziane del 2011, e che funziona anche in Italia. È un vero e proprio mestiere, in cui chi lo fa può anche essere eletto, come quell’usciere dell’Azienda sanitaria locale di Frattamaggiore che alle amministrative del 30 maggio 2015 ha ottenuto 800 preferenze, e che le malelingue riportano fare compravendita di voti (saranno malelingue, ma che un usciere dell’ASL risulti essere il più votato in un territorio con mille problematiche urbanistiche, sociali, economiche ed ambientali desta sospetto).  Il tariffario pare essere di 30 € a voto più ottima colazione al bar: d’altronde, chi può rinunciare a un ottimo caffè? Naturalmente devi portare la prova, o facendo una foto della scheda elettorale con il telefonino, oppure portando al mediatore la scheda vuota ricevuta al seggio e infilando nell’urna quella che il mediatore aveva compilato per te. Una cosa che non ho mai capito è com’è possibile che questi mediatori riescano ad avere delle schede valide in mano, e l’unica spiegazione è che vi siano dei presidenti di seggio corrotti che le facciano uscire dal seggio!

Sorridete, è ancora gratuito. E i nostri giovani «che non ci stanno» che fanno? Continuano imperterriti a fare finta di non essere dove sono. Sapete come hanno chiamato il loro centro socio-culturale? TAV, un cantiere per l’appunto, ma per cui l’acronimo TAV sta per «Teatro, Animazione, Visioni». Hanno un mini-teatro e utilizzano il cortile antistante per eventi all’aperto. Volevano invitare Erri de Luca all’inaugurazione, ma quelli erano i giorni in cui avevano convocato lo scrittore in tribunale a Torino per il processo che lo vede imputato di istigazione a delinquere verso i NoTAV della Val di Susa! Così, hanno inaugurato il «cantiere TAV» di Frattamaggiore senza di lui, stampando gli inviti a mò di biglietto Trenitalia, e organizzando un concerto al buio, dove non-vedenti e vedenti fossero eguali di fronte alla musica!

Hosnī Mubārak trattava letterati e creativi di inutili ed inoffensivi, e quando si accorse che davano fastidio, fu troppo tardi. Per fare cose rivoluzionarie, che rompino i meccanismi che riproducono clientelismo e sottosviluppo, devi fare così: farti credere non-vedente ed aprire le porte. Ti troveranno inutile ed inoffensivo fino al giorno in cui comincerai a renderli nervosi. Quel giorno, sarà troppo tardi per piegare di nuovo le coscienze.

Firenze, Fête nationale française, anniversario della presa della Bastiglia

[1] Il santuario della Madonna dell’Arco si trova nel comune vesuviano di Sant’Anastasia. Ogni Pasquetta è meta del tradizionale pellegrinaggio dei fujenti (o battenti) che accorrono numerosi da tutta la Campania, cantando una melodia vocale risalente al quattrocento, «A fronna di limone». La tradizione ricorda l’impiccagione di un giovane bestemmiatore, che avendo perso in un gioco, si era scagliato contro un’immagine sacra della Madonna.

[2] «In questa zona i garage, i sottoscali, i piano terra delle villette diventarono fabbriche per produrre cordami. Qualsiasi persona avesse voluto tentare una scalata imprenditoriale in questo territorio, avrebbe potuto farlo. Con un prestito, un forte risparmio, metteva su la sua fabbrica. La formazione la si faceva al tavolo da lavoro, nessun finanziamento, nessun stage. Il padrone spesso era un ex operaio, che condivideva le ore di lavoro dei suoi dipendenti, nella stessa stanza, sullo stesso scanno. Per decenni questo territorio ha prodotto le migliori corde del mondo. Il suo territorio divenne protagonista di un impetuoso sviluppo industriale e di una intensa urbanizzazione, cui ha tenuto dietro una vivace trasformazione delle locali strutture economiche e sociali» (Pasquale Pezzullo, La dinastia dei Capasso industriali cordai, Istituto di Studi Atellani, gennaio 2009). L’associazione Fracta sativa cerca ora di rilanciare la coltivazione della canapa (Anna Copertino, «Fracta Sativa: a Frattamaggiore il rilancio della canapa!», Road TV Italia, 30 marzo 2015).

[3] Tanto per intenderci, tra i primi trenta comuni italiani per densità di popolazione, figurano sedici comuni del Napoletano, tra cui ben nove del Nordest napoletano, che include Frattamaggiore (fonte: tuttitalia.it).

2 replies on “Inside Italy: «Frattamaggiore e la voglia di far bene»

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