DSCN0272L’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

SenzaConFine, festival delle frontiere. Questa è la rassegna nella quale mi ritrovo al Teatro comunale di Pergine. Pergine è il più grande comune della Valsugana, con più di ventimila abitanti, il terzo della provincia autonoma dopo il capoluogo e Rovereto. Ventimila non sono forse un granché, ma la cittadina vanta uno dei più importanti teatri del Trentino per capacità, cinquecento posti a sedere. Inaugurato nel settembre del 2013 dopo dodici anni di lavori, è un gioiello dell’architettura moderna, forse l’ultima grande opera di questa ricca amministrazione regionale prima della crisi. Lo gestisce, avendo vinto regolare gara, la compagnia ariaTeatro, guidata da Denis Fontanari. Denis è direttore artistico, attore e manager, il destino questo delle piccole compagnie, se vogliono competere in un mercato sempre più selettivo a causa dei tagli alla cultura. Denis dorme poco e lavora molto. Il giorno dopo la presentazione del mio libro, è già in viaggio per il Triveneto, per vedere spettacoli e offrirne. Può sembrare strano che una valle alpina ospiti una rassegna sulle frontiere, quelle più vicine avendo perso di significato con l’entrata in vigore dello spazio Schengen, eppure le ragioni sono numerose. Il numero degli immigrati in Trentino è superiore alle cinquantamila presenze[1], e la Provincia autonoma è l’amministrazione che spende di più in proporzione alla sua popolazione nella cooperazione decentrata italiana[2].

«Il confine è ciò che separa, ma anche ciò che unisce due mondi. È un concetto che applichiamo non solo alla geografia, ma alla cultura, alla morale e in definitiva a tutti gli ambiti della vita. Senza confine non c’è identità, non c’è pensiero, non c’è vita. Il problema è la sua collocazione» spiegano gli organizzatori. SenzaConFine è un festival dell’attraversamento, ogni volta diverso, un’occasione per esplorare nuovi confini e magari rinegoziarli. Il festival nasce in una terra che è stata plasmata dal suo essere «di confine» e da un’associazione, ariaTeatro per l’appunto, che negli anni ha realizzato laboratori teatrali sull’integrazione delle donne straniere, spettacoli ed eventi di sensibilizzazione sulla migrazione, sui diritti civili e sui temi più caldi del confronto culturale. Li avevo conosciuti nel 2010, quando misero in scena Tre, uno spettacolo di Marco Alotto sull’intreccio tra le tre religioni monoteistiche nate attorno al Mediterraneo.

Questa volta, portano Andrea Bettaglio, con Lampa Lampa, un monologo sulla storia vera di un nigeriano, Patrick Emma Ani, che attraversa mari e deserti per arrivare nel nostro Paese e sperimentare i cammini tortuosi dell’integrazione, o Ai migranti, uno spettacolo tra teatro, circo e danza del Collettivo 320 chili, o Africa, una mostra fotografica di Enrico Bossan, in collaborazione con Medici con l’Africa CUAMM, o la tunisina Ouejdāne al-Mējrī, autrice de La rivolta dei dittatoriati, o il film Io sto con la sposa, di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khāled Solaymān al-Nāssirī, che ha tanto fatto parlare di sé al festival di Venezia, ma anche Orfeo e Euridice, spettacolo di César Brie che interroga sulla frontiera tra vita e morte, tra accanimento terapeutico e eutanasia, e Mombello, di Paola Manfredi, che a partire da un progetto sul manicomio di Mombello (una frazione di Limbiate), che è uno dei più grandi ospedali psichiatrici italiani e  detto anche palazzo delle «anime alla deriva», interroga sulla frontiera tra follia e ragionevolezza.

Nella vita, le frontiere sono quelle che sovente la salvano. Prendiamo Patrick: per essere regolarizzato con la sanatoria «colf e badanti» del 2009[3], gli amici gli fecero un finto contratto di colf (lui, così grande e robusto), per finalmente ottenere un contratto a tempo indeterminato con una ricca famiglia ravennate a cambio di metà del salario che gli corrisponderebbe, in attesa di ottenere quest’anno, dopo cinque anni, il permesso di soggiorno. Frontiera tra verità e menzogna, tra giustizia e sfruttamento, tra futuro possibile e minaccia di ritorno a un passato rifuggito. Con questa rassegna, Denis e la sua compagnia hanno voluto mettere l’accento sul filo che divide tra ciò che è possibile e ciò che non sarà. E anche questa rassegna sta su quel filo. 20.000 € per tutta la rassegna, spettacoli e cachets inclusi, per rendere possibile parlare di quel tema a prezzi particolarmente bassi. AriaTeatro, gestendo il Teatro comunale, mescola rassegne di significato sociale e politico con cartelloni tradizionali, per portare il teatro tra le famiglie trentine. A cena, a casa sua con gli artisti, verso mezzanotte, Denis ricorda del racconto di Argia Laurini della storica compagnia dei Carrara, della forza dirompente del loro teatro itinerante, che negli anni ’60 avvicinò la gente di questa regione, ancora schiva e diffidente, alla cultura aperta dell’espressione teatrale con ben sessantotto spettacoli consecutivi[4]. Il teatro come leva per la curiosità verso il mondo, come visto di passaggio delle frontiere.

Con noi, a cena, vi sono anche Lisa Skjøth Madsen e Emanuele Fiandri, arrivati da Modena su una Land Rover 88 2° serie bianca del 1970, che funziona ancora, anche se la velocità di crociera non supera i 70 km/h. Nel 2008, crearono la compagnia itinerante Brunette Bros., che offre spettacoli strampalati con oggetti vecchi, piccioni, marionette e abiti da pagliaccio. «Abbiamo quattro basi, una in Danimarca, una in Catalogna [lavorano anche con un’attrice catalana], una in Italia e una per strada» dicono di sé.  Divertimento assicurato per bambini e adulti, a vedere dall’auto con cui si spostano!

Bizzarria danese a parte, Emanuele ci ha messo del suo: otto anni fa, si fece 7000 km in bicicletta, passando un anno e mezzo nel Mezzogiorno. «In Basilicata ho incontrato gente che viveva ancora senza elettricità, né acqua corrente!» mi racconta, dicendo di aver capito perché una cosa così brutale e resiliente come la Ndrangheta possa essere nata tra quelle lande, una cosa nata da un altro tipo di intelligenza, «forse animistica» azzarda Emanuele. Ancora frontiera tra passato e futuro, mentre la telefonia cellulare e le nuove tecnologie dell’informazione invadono ormai anche la nostra intimità, o tra legalità e giustizia, nell’era in cui alcuni si arricchiscono spaventosamente spostando semplicemente con il cursore del laptop azioni sul mercato borsistico durante la notte.

Frontiere: quando Denis, riportandomi alla stazione di Trento, mi racconta dell’azienda SLOI (Società Lavorazioni Organiche Inorganiche), non ci credo; quando Trento rischiò di oltrepassare la soglia della morte in poche ore. La SLOI produceva piombo tetraetile, e nacque come azienda che produceva il piombo da utilizzare come antidetonante da aggiungere alla benzina degli aerei da guerra dell’Asse. Dopo aver intossicato o reso pazzi centinaia di operai, che venivano rinchiusi nel manicomio di Pergine come alcolisti cronici per non sollevare lo scandalo, nel 1978, in seguito a un incendio, Trento rischia una fine peggiore di Seveso. Non potendo usar acqua, solo la prontezza di riflessi di un ingegnere, Nicola Salvati, salva la città, quando, approfittando della costruzione di una galleria, fece portare in pochissime ore nello stabilimento materiale di risulta per soffocare l’incendio.

Le frontiere sono il punto di non-ritorno, lo slancio che decide o la barriera che ti trattiene e ti soffoca. La nostra vita è piena di frontiere, ci crediamo liberi, ma quanto spesso siamo confrontati ad esse, e dobbiamo decidere se varcarle o semplicemente accettarle! Imporle o esaltarle come facciamo oggi nei confronti di chi vive peggio di noi ci lega ancor più ad esse e rende prigionieri noi, non chi tenta di attraversarle. SenzaConFine, il titolo scelto per il festival delle frontiere di Pergine, è in fondo un gioco di parole molto azzeccato: se non sappiamo muoverci con coraggio e perseguire la vita lungo le frontiere, perdiamo il senso, il fine ultimo della vita.

 

Tra Bologna e Firenze, 7 maggio 2015

[1] Cfr. Centro informativo per l’immigrazione CINFORMI, Rapporto immigrazione in Trentino 2014, Trento, 2015. Per la precisione, erano 50.883 all’1 gennaio 2014 i cittadini stranieri residenti in Trentino. L’incidenza sulla popolazione totale è del 9,5%, dunque quasi una persona su dieci è straniera. Il Trentino si classifica tra le regioni italiane con il più alto tasso di presenze straniere.

[2] È il maggior donatore pubblico della cooperazione decentrata in Italia. Cfr. info-cooperazione.it, Oltre 3 milioni per la cooperazione decentrata del Trentino, 19 febbraio 2013.

[3] Cfr. Legge 3 agosto 2009, n. 102 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, recante provvedimenti anticrisi, nonchè proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali,

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 179 del 4 agosto 2009 – Supplemento ordinario n. 140.

[4] Per sapere di più del teatro mobile di Tommaso Carrara e Argia Laurini, vedasi «Carrara (famiglia)» in Wikipedia.

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