DSCN0185L’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Fa ancora freddo, e sopra i 400 metri c’è la neve. Per arrivare a Cagli fermo alla stazione di Fano, sul mare Adriatico, e riparto da quella di Fossato di Vico, sotto gli Appennini. Fuori mano, dunque, e tra l’altro esposta a un vento insistente. Lasciandoci alle spalle la costa, dopo il passo del Furlo attraversiamo Acqualagna, capitale del tartufo, tenendo il monte Catria alla nostra sinistra, e risaliamo la valle. Avevo conosciuto gli amici di Associazione Contemporaneo grazie al precedente libro Muri, lacrime e zaʿtar. Associazione Contemporaneo è un gruppo di persone che vuole fare cultura dalle alture marchigiane, da zone care alla storia della Resistenza. Attraverso i contatti personali di alcuni di loro, come il pittore Bruno Marcucci o il traduttore inglese Richard Dixon, portano in queste zone artisti e letterati, per sfidare l’isolamento e dimostrare che la cultura può raggiungere anche l’Italia dei Piccoli Comuni. Uno dei letterati è il mantovano Antonio Moresco, che in Lettere a nessuno racconta della difficoltà di accedere al mercato editoriale attraverso l’immagine di lettere mai spedite agli editori. Moresco è anche un grande camminatore e con il suo progetto Cammina Cammina connette territori e province di questo nostro Paese usando il tempo del passo d’uomo. Tra gli altri abituali visitatori occorre citare almeno l’acquarellista modenese Giuliano della Casa, prezioso collaboratore della casa editrice Einaudi,  e il poeta Eugenio De Signoribus.

Al nostro arrivo a Cagli, ci riceve il monumento ad Angelo Celli, medico igienista che scoprì l’agente protozoico della malaria, e illustre deputato della Repubblica che sostenne le scuole rurali nell’Agro Romano e nelle Paludi Pontine, e promosse un illuminato corpo di leggi contro la malaria, che prevedeva ad esempio la vendita del chinino negli spacci di sali e tabacchi perché fosse accessibile a contadini e operai, e la distribuzione di chinino profilattico e curativo gratuitamente nelle zone malariche. Parleremo di Mediterraneo nell’elegante palazzo Berardi – Mochi Zamperoli, ora biblioteca comunale, nel cui archivio sono conservati anche alcuni bozzetti dello scultore Antonio Canova. Le nostre parole verranno riverberate dagli affreschi della volta della sala in cui ci troviamo, che raffigurano scene pastorali. Ad ogni angolo di questa cittadina si respirano pezzi di storia e si raccolgono frammenti delle vite di illustri personaggi. È una terra di tradizioni sapienti. Pensiamo agli usi civici boschivi delle cosiddette «Università Agrarie», come quella degli Uomini Originari di Frontone, che hanno permesso di conservare il patrimonio boschivo locale attraverso un patto sociale detto Universitas Hominum, fondato su un rapporto giusto ed equilibrato tra uso e conservazione della risorsa ambiente e sul mantenimento della proprietà collettiva. Alberi, acque, tartufi, la gestione di tutte le risorse naturali era affidata ad una regola sapiente che ne garantisse lo sfruttamento duraturo secondo regole come gli Statuti benedettini, già presenti all’inizio del secondo millennio, in una terra dove le comunità monastiche erano parte del tessuto economico e sociale locale.

Ritorniamo ai nostri tempi: Associazione Contemporaneo collabora con Lupus in Fabula, un’associazione di cultura ambientale di Fano. Grazie a loro, dopo di me, a Cagli arriveranno dalla Val di Susa anche i No TAV per presentare le loro ragioni. Nuove iniziative culturali significa tenere viva la coscienza cittadina ed uscire dalle piccole preoccupazioni locali, dimostrando che l’Italia dei Piccoli Comuni può essere moderna e produrre e scambiare pensiero come le grandi città. È una sfida importante per il Paese, in cui i campanili e le torri contano ancora molto e hanno fatto la ricchezza delle comunità e dei territori della penisola. Altre iniziative di successo sono ad esempio i concerti di musica contemporanea promossi dal compositore Fernando Mencherini, in collaborazione con la Rassegna di Nuova Musica di Macerata, legata al nome del contrabbassista Stefano Scodanibbio. La concentrazione di personalità della cultura che hanno battuto queste colline è incredibile, e del loro passaggio piccole associazioni come Associazione Contemporaneo e Lupus in Fabula cercano di trattenere l’ispirazione e l’ingegno.

Anche dalla terra imparano a innovare l’economia, come ha fatto la cooperativa agricola di Cai Mercati, che ha recuperato una specie di grano diffuso nell’800 in Romagna e nelle Marche, che va sotto il nome di Gentil Rosso, un grano alto fino a due metri. All’albergo «Terrazza sul Burano» è possibile gustare il pane croccante e saporito fatto con quella farina. Altre aziende si ostinano invece a preservare le vacche di razza chianina marchigiana, animali da carne che vivono allo stato brado, anche ad alte quote. Nel recupero della biodiversità locale e nell’animazione culturale vi è insita l’idea che è possibile offrire un’alternativa alla globalizzazione dell’economia e all’urbanizzazione metropolitana senza essere fuori dalla modernità, anzi producendo idee, trattenendo i giovani e sperimentando cittadinanza attiva.

Negli anni ‘90 conobbi il filosofo Pietro Maria Toesca, che contribuì a fondare la Rete delle piccole città dell’Italia Centrale. Pietro aveva una lunga barba, e viveva con la sua numerosa famiglia in un podere a pochi passi da San Gimignano. La rete era un’associazione «intermedia», pubblico -privata, di comuni, di gruppi sociali e di persone che identificavano nelle possibilità più o meno nascoste del territorio dell’Italia centrale un criterio esemplare elaborabile come progetto alternativo di sviluppo. Lo statuto della rete, elaborato da un centinaio di comuni a Cortona nel 1991, evidenziava regole di buon governo ecologico del territorio, la valorizzazione delle peculiarità dei luoghi, e la necessità di federare le piccole città per elevarne il rango senza perdere in qualità della vita, in qualità urbana e in relazioni equilibrate con il proprio territorio. La rete pubblicava éupolis, rivista critica di ecologia territoriale, luogo di riflessione, informazione e comunicazione, di elaborazione della teoria e di proposizione degli strumenti organizzativi del territorio delle piccole città. Una rete che federava un pezzo dell’Italia collinare, montana e degli entroterra costieri, incentrata sulla qualità insediativa e produttiva, su relazioni cooperative fra città, e su modelli regionali reticolari non gerarchici. Purtroppo, quell’esperienza è venuta meno, e quel soggetto «intermedio» non opera più in quanto tale, ma l’intuizione fu molto importante, perché combinava la modernità della critica al capitalismo globale e omogeneizzante con la tradizione delle esperienze di vicinato cooperativo, difesa del patrimonio culturale, ambientale e storico quale bene comune, e gestione sostenibile dei territorio. Da quel percorso si sviluppò poi, infatti, la rete italiana del Nuovo Municipio[1], che fa parte della famiglia di reti di azione locale a finalità solidale e trasformativa, con una particolarità rispetto alle altre: è composta, oltre che da enti locali (comuni, province, circondari), da reti universitarie di laboratori di ricerca-azione, e da associazioni che operano in campo sociale, ambientale e culturale, con lo scopo di promuovere processi partecipativi strutturati per lo sviluppo autocentrato[2]. Queste formazioni reticolari faticano a continuare e dipendono sovente dagli orientamenti politici delle amministrazioni locali, ma l’idea di valorizzare un modello di sviluppo dell’Italia delle cittadine aperte, democratiche e sostenibili continua a manifestarsi sotto varie forme.

Prendiamo Moresco. Egli chiama la sua esperienza itinerante di camminatori che connettono una cittadina con l’altra anche «Repubblica nomade» e sul blog del progetto la definisce così: « – Repubblica, perché si è trovato il modo di decidere insieme e di rispettarci, perché ogni camminatore ha avuto all’interno del gruppo la sua insostituibile particolarità e diversità, la sua insostituibile importanza e il suo specifico peso, perché ha trovato al suo interno la capacità di decidere comportamenti e di legiferare attraverso il movimento e il sogno condivisi e non per legiferazioni fisse, soverchianti e astratte. – Nomade, perché ha eletto lo spostamento, l’avventura, la traslocazione e il cammino a piedi a suo linguaggio e suo messaggio irradiante». Questo spostare il valore del tempo dalla velocità alla lentezza, quello dello spazio dalla concentrazione alla reticolarità, e quello dell’abitare dalla sedentarietà meccanica alla mobilità corporea rende ragione a quella ricchezza di luoghi diversi di cui Cagli non è che un nodo, nel quale si può reiventare la realtà e riconnetterla ad un progetto di esistenza e relazione oltre le frontiere.

Prima di riprendere la strada per Fossato di Vico, è la prima settimana di marzo, riesco ancora a svegliarmi prima dell’alba ed arrampicarmi sulle pendici del monte Bambino. Attraversando i boschi, mi chiedevo come sarebbe stato il paesaggio tra trent’anni, cosa ci avrebbero portato urbanizzazione e cambiamento climatico. Chissà se le grandi città saranno ancora vivibili, chissà se i nostri figli dovranno rifugiarsi in questi borghi per ricominciare a vivere degnamente, chissà che cosa mangeranno, chissà se si ricorderanno delle lotte socialiste e delle bande partigiane che hanno fatto onore a queste terre. A Cagli provano ad anticipare i tempi. Si preparano per l’inverno che verrà. E noi?

Stazione di Roma Tiburtina, fine marzo 2015.

 

[1] Vedi http://www.nuovomunicipio.net

[2] Cfr. Alberto Magnaghi, «Dai “comuni polvere” alle reti di municipi», in Communitas n. 3/4, giugno 2005.

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