LombardiaL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Per arrivare a Casalmaggiore è come se attraversassi la Siberia, da tanta neve ghiacciata è rimasta sui campi, fino ad inoltrarsi nelle cittadine di questa bassissima Lombardia. Casalmaggiore sta in provincia di Cremona, ma Parma è il loro vero capoluogo, e la mantovana Viadana sta a pochi chilometri. La sera si parlerà di «guerra permanente», quella che tocca paesi come Ucraina, Siria o Libia, ma la rete che ha convocato l’assemblea la sua guerra la combatte in casa. Anzi, le sue guerre. La signora Dina sta con Salviamo il paesaggio, la rete contro la cementificazione del Belpaese ispiratasi alla lungimiranza del sindaco di Cassinetta di Lugagnano, un piccolo paese della provincia di Milano adagiato sulle sponde del Naviglio Grande, che decise nel 2009 di non costruire più e di riconvertire l’economia fondata su edilizia e consumo di suolo. Grazie anche all’azione del gruppo della signora Dina, il Comune di Casalmaggiore ha passato nel 2013 una mozione per censire il patrimonio immobiliare sfitto e sottoutilizzato; al governo c’era il PD. Nel frattempo, però, è subentrata la Lega e la mozione è diventata lettera morta.

Marialuisa Paroni, invece, è degli Amici del dialogo, un’associazione per la promozione della comprensione tra i popoli. È grazie a lei che sono arrivato in queste lande. Serate come questa sono per capire e far capire a vecchi e giovani che succede attorno all’Italia. La sala sarà piena. Il Coordinamento contro il TIBRE, l’autostrada Tirreno-Brennero, opera invece da anni. Se ne parlava già quando ero adolescente e vivevo a Mantova. Cesare Vacchelli è un lottatore, e non la dà per vinta, anche se l’opera, l’ennesima autostrada padana, è contemplata nel decreto governativo Sblocca Italia, grazie alla proroga della scadenza della concessione della società autostradale dell’Autocisa: «Una provocazione, dopo tutti questi anni passati a dimostrare che il futuro non sta nel trasporto su gomma» dice Cesare[1]. Paolo Segalla anima da parte sua Persona-Ambiente, e si occupa di cambio climatico, agricultura, turismo rurale, ma anche disarmo e cooperazione internazionale. Sarà lui ad ospitarmi nella casa di famiglia, una fattoria recuperata alle porte del paese, dove si dedica alle sue querce ed ai suoi alberi da frutto, tra una missione di lavoro e l’altra in Africa.

Ezio Corradi, invece, è stato tra i promotori del Coordinamento dei comitati ambientalisti della Lombardia, che raccoglie cittadini inferociti organizzati in gruppi come i No Triv, contro le trivellazioni petrolifere, l’autrostrada Cremona-Mantova o le centrali a turbogas del Bresciano. Quest’ultima fu una storia di successo, che galvanizzò vari comitati locali: «Ben quarantanove comuni si posizionarono contro queste opere, e le centrali non le fecero» racconta Ezio. Le guerre sono numerose. Vi è la zincheria del gruppo Arvedi : «Questa notte vi sono stati tre botti. Tutto il paese di Spinadesco li ha sentiti.  Succede spesso» dice ancora Ezio. Vi sono le cento e trentasette centrali costruite nel Cremonese per la produzione di biogas con il mais. Funzionerebbe così, in modo stupendamente macchiavellico: produci mais bruciando carburante e cospargendo fertilizzanti chimici, per poi bruciarlo a sua volta per produrre combustibile. La campagna esiste ancora, quella dei film di Federico Fellini o Ermanno Olmi? È una domanda legittima che dovrebbe porsi chi conosce la Lombardia, perché la risposta è: in via di estinzione. In pizzeria, Ezio tira fuori il suo asso dalla manica, una mappa della guerra delle guerre, quella contro lo stoccaggio di metano nel sottosuolo.

«Come scusa?» faccio sorpreso.

«Vorrebbero stoccare il metano nel sottosuolo per poi rivenderlo in Europa. Non sarebbe nemmeno per il consumo locale, ed è come se dovessimo vivere sopra un’immensa bombola di gas. Vogliono utilizzare in parte i vecchi pozzi ormai esauriti (le sacche sotterranee) da cui nel dopoguerra l’Agip di Enrico Mattei estrasse il gas naturale» risponde deciso Ezio «ma sarebbe come far ballare la terra come una fisarmonica : sei mesi vi pompano dentro del gas e sei mesi lo estraggono, facendo alzare ed abbassare il suolo. Il governo riconosce il rischio di terremoto di magnitudo 3.0 nel raggio di 10 km attorno ai pozzi e dai fondo pozzo.  Secondo te, il terremoto in Emilia da cosa è stato provocato?[2]»

«State scherzando? È una tesi infondata!» ribatto.

«Non è certo, ma non è escluso» risponde calmamente Ezio, sorridendo. La cartina mostra le fasce di sismicità naturale nella pianura Padana centrale. Ben otto impianti di stoccaggio si troverebbero nella fascia che interessa anche parte del Cremonese, e la preoccupazione dei comitati locali non sono solo le esplosioni degli stabilimenti di stoccaggio a rischio di incidente rilevante, ma anche i terremoti provocati da iniezioni ed estrazioni di gas, che ritengono essere corresponsabili del terremoto del 2012 che ebbe nel Modenese il suo baricentro. L’attività di stoccaggio di gas sviluppa inoltre – in regime di privatizzazione – una funzione commerciale quasi esclusivamente orientata al profitto degli investitori e dei commercianti di gas che non agli interessi dei consumatori italiani. «Il concetto (insistentemente sostenuto dal settore speculativo) di un’Italia hub del gas europeo indica una chiara tendenza speculativa dell’attività di stoccaggio, volta a guadagnare sul differenziale di prezzo estate – inverno» denuncia Ezio.

Vinta la battaglia sul nucleare con il referendum del 1987, la Bassa lombarda avrebbe dovuto ospitare più di una centrale, la mobilitazione in queste zone non ha potuto darsi una pausa.

«Ma non vi sentite di combattere contro i mulini a vento, contro lo sviluppo necessario?» chiedo ai nostri amici.

«Questo sviluppo, scusa, a chi serve? Chi fa guadagnare? Non certo le popolazioni locali, le cui risorse naturali e il cui territorio vengono compromessi irrimediabilmente» reagisce Cesare «È anche una questione di democrazia: lo sai che gli esposti sulle centrali di biogas depositati presso il tribunale di Cremona sono scomparsi? Vai là, ne chiedi una copia e gli uffici non li trovano» .

Dalla parte opposta rispetto al capoluogo lombardo, un’altra periferia sperimenta pratiche diverse. A Morbegno, in Valtellina, il circolo Ri-circolo esiste da due anni. Prima fu la Casa dei lavoratori delle Acli. Danilo Ronconi è uno degli artefici del circolo, che si è ispirato all’esempio del circolo Acli Ben Viver di Corsico. «Perché il nome Ri-circolo?» chiedo a fine serata a Danilo. «Perché significa rimettersi in gioco, perché abbiamo cercato di utilizzare materiali recuperati durante il rinnovamento dei locali, e perché vogliamo dare ai cittadini di Morbegno uno spazio dove incontrarsi e socializzare senza spendere troppo».  Racconta di come puoi passare l’intera serata a lavorare al bar con il circolo pieno di gente e incassare solamente 60€ proprio per i prezzi modici che fa il circolo (una birra piccola costa 2,20 €, un caffé 0,90 €), proprio perché l’obiettivo è tenere insieme la gente. Questo è possibile perché il lavoro è assolutamente volontario. Don Diego Fognini, che sta in Val Masina, ha fondato invece la comunità La Centralina, per il recupero di ragazzi tossicodipendenti o alcoolizzati e l’accompagnamento di giovani carcerati, come il lavoro che fanno nel carcere di Bollate. II contatto continuo con la natura, attraverso il lavoro manuale, è lo strumento educativo privilegiato da questa comunità. Sempre più numerosi sono anche i ragazzi di origini extracomunitarie con cui si relazionano, come i tunisini o i marocchini di seconda generazione.  Don Diego, capelli lunghi, sandali anche d’inverno e sciarpa della Pace, mi porta al liceo artistico dell’Istituto Gaudenzio Ferrari per parlare di rivolte e artisti, e fare riflettere i ragazzi. È un gigante molto amato, sta bene tra i giovani, e dà loro stimoli a essere presenti attivamente nella società, a non subire, a non farsi illudere dal richiamo del consumo facile. Dà insomma quel che si suol dire il «buon esempio».

Danilo è un bancario, e sa bene quanto conti il risparmio, quanto terre come le sue valli abbiano costruito nel futuro con questa oculatezza, e si dice preoccupato della spregiudicatezza finanziaria mondiale, che ha già causato forti danni all’economia reale[3]. A sera tarda, dopo l’ultimo bicchiere di Braulio, l’amaro della Valtellina, riflette con me in auto di come un tempo il sistema bancario raccogliesse 100 per reinvestire nell’economia reale 80, mentre ora fanno il contrario, e investono nel proprio tessuto economico solo 20: «Fortunatamente, molti istituti in Italia – banche popolari in  testa – hanno resistito alla chimera di collocare il denaro nel mercato finanziario mondiale, e non sono stati colpiti dal tracollo subito da altri Paesi. Ora, però, la crisi è giunta anche in Italia, ove nel frattempo era stata alimentata la bolla immobiliaria».

«Bolla? Però non abbiamo raggiunto i livelli della Spagna» aggiungo io.

«Non se ne parla, ma la bolla interessa anche il nostro Paese»[4].

Queste sono alcune delle periferie lombarde che cercano un futuro diverso, lontano da grandi opere e infrastrutture, lontano dalla finanziarizzazione. Certo, sono periferie in tutti i sensi, agli estremi della regione il cui capoluogo è Milano, ma è in queste sacche blande del Sistema che si possono capire gli effetti del futuro che ci aspetta. Più che esperienze di resistenza, sono laboratori di ri-esistenza, di apprendimento dell’esercizio della democrazia.

 

A Tunisi, un mese dopo.

 

[1] Per l’elenco completo delle opere che ci aspettano, andate su: http://passodopopasso.italia.it/infografiche/sblocca-italia-lelenco-completo

[2] Gli stoccaggi sfruttano giacimenti esauriti nati geologicamente da trappole minerarie a forma di cupola prodottesi per corrugamento degli strati argillosi sotterranei dovuti a spinte della crosta terrestre con effetti sismici. Il rischio terremoto è contemplato dal Decreto del ministero dell’Ambiente  n. 532, del 15 ottobre 2012, per lo stoccaggio di Sergnano, e dal Provvedimento direttoriale n. 18804, dell’8 agosto 2013, per il progetto di stoccaggio di Bordolano, la cui centrale è in corso di costruzione. La maggior parte degli stoccaggi della Pianura Padana sono localizzati sopra la sorgente sismogenica naturale attiva ITCS002 localizzata a -2.000 metri di profondità, e capace di generare sismi di magnitudo 6.1 in ogni punto della sua lunghezza.

[3] Mi segnala con preoccupazione il decreto governativo che prevede la trasformazione delle banche popolari in S.p.a. Cfr.: «Governo, il decreto: ” Dieci banche popolari dovranno diventare spa entro 18 mesi”», in Libero, 20 gennaio 2015.

[4] Leggete G.Faggionato, « Case fantasma: l’Europa e le conseguenze della bolla immobiliare», in Lettera 43, 24 febbraio 2014. In Italia, vi sarebbero 2,7 milioni di case vuote.

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