OLYMPUS DIGITAL CAMERAUna coalizione di espressioni sociali e istituzionali diverse è la forza di questo movimento: in ogni paese c’è un comitato che nomina una persona che partecipa al coordinamento dei comitati, guidato da Alberto Perino, il nuovo tessitore di reti dei NO TAV; poi ci sono i nove presidi, uno per paese, nelle aree delle trivellazioni, veri controabusi edilizi agli abusi edilizi delle trivellazioni, con venti-trenta persone per presidio; i sindaci della valle; i tecnici della Comunità montana rigorosamente non-profit che confutano progetti, analisi costi/benefici e valutazioni d’impatto; i Cattolici per la vita della valle; i centri sociali che fanno riferimento al centro torinese Askatasuna; Presidio Europa; e gli anarco-insurrezionalisti di Alpi libere, con non più di quaranta esponenti. L’ultima grande manifestazione popolare, la marcia Bussoleno-Susa del 25 febbraio 2012, nonostante la militarizzazione della valle ha visto la partecipazione di più di sessantamila persone. E i mezzi di informazione continuano a parlare di una frangia di estremisti. Perché? Perché l’allora ministro degli interni Cancellieri ha dichiarato che ≪la TAV è la madre di tutte le nostre preoccupazioni ≫? E non la criminalità organizzata, o l’immigrazione illegale, o la corruzione nell’amministrazione pubblica, o il degrado ambientale?

≪Il movimento NO TAV è diventato un pericolo per il “Sistema Italia”≫ considera Sabine Bräutigam. ≪Ognuno di quelli che hanno aderito al movimento aveva la sua motivazione per dire no al treno; ora, non si tratta più di un movimento semplicemente contro il treno, ma contro lo sviluppo guidato dalla finanza.≫ Eh? Un brivido mi percorre la schiena. ≪Qui la gente ha detto: “Basta, facciamo noi. Non abbiamo più bisogno dei partiti”. E tra molti amministratori locali è cambiata la cultura politica, e consultazione e partecipazione collettiva sono diventate pratica comune. È stato il rifiuto di accettare la politica dall’alto che ha fatto perdere Mercedes Bresso alle regionali del 2010.≫

≪Non avrei mai scommesso sulla capacità di durata di questo movimento≫ mi confessava Claudio Giorno la mattina a colazione. ≪Noi abbiamo già stravinto, ma ora dobbiamo andare oltre. Dal mio punto di vista, non si tratta più semplicemente di impedire un’opera, ma di ribaltare un sistema corrotto.≫ Poi esemplifica: un ministro delle infrastrutture non può dedicarsi a pannelli solari e ferrovie pendolari, perché il sistema non lo permette. Il sistema decide sui grandi progetti, un ministro non conta, deve accettare il gioco o cambiare mestiere. Amarezza per quanto aveva vissuto come delegato sindacale dell’autostrada ATIVA, costruita con fondi pubblici e ora controllata dal gruppo privato Gavio, il cui fondatore si rifugiò a Montecarlo durante l’inchiesta Mani pulite per una faccenda di tangenti, o mero cospirazionismo?

Per capirci di più vado a pranzo con Luca Giunti, in una trattoria davanti alla stazione di Bussoleno. Luca è un guardiaparco all’Orsiera Rocciavrè, ma la sua formazione di naturalista ne ha fatto uno dei tecnici di riferimento della Comunità montana. Se non fosse per i lupi risaliti dall’Appennino, che durante le sue escursioni gli fanno dimenticare il fondovalle, avrebbe già mollato tutto: ≪La valutazione di impatto  ambientale dell’opera è stata fatta in modo superficiale. Se non ci fosse una spinta dietro, la VIA sarebbe stata sufficiente per fermare il progetto. Prendiamo la discenderia alla Maddalena, un cantiere ridicolo rispetto all’opera complessiva. Il CIPE ha dato parere favorevole al progetto preliminare della tratta comune italo-francese subordinandola a 222 prescrizioni, di cui 180 sono sostanziali, il che vuol dire che il progetto “s’ha da rifare”. Nonostante il Consiglio di Stato, in altri casi, abbia sentenziato che, se un’amministrazione dà parere favorevole in presenza di un numero esagerato di prescrizioni, quel parere favorevole è invalido, non è successo nulla. Anzi, tutti gli enti si sono espressi favorevolmente≫.

Dopo la prima spaghettata, continua: ≪La TAV non è figlia della geografia italiana, ma è espressione di una visione ottocentesca dello sviluppo economico, del Piano quinquennale, dell’industrialismo. Se sono in buona fede, pensano che porti sviluppo e lavoro, e se non sono in buona fede, sono dei ladri≫.

Come guardiaparco, Luca è un agente di Polizia, e se dovesse scoprire una prova, andrebbe dalla Magistratura.

≪Io so. Ma non ho le prove. Non sono un intellettuale come Pasolini, ma sappiamo come lui sapeva, perché questa roba non sta in piedi.≫

≪Ma com’è possibile che almeno un politico di Sinistra non capisca questo?≫ gli chiedo, quando siamo al prosciutto.

≪Un politico del PD può essere convinto che realizzare un’infrastruttura e rimettere in piedi un polo industriale siano una buona cosa, ma tutto questo fa parte di un passato che non ha più il territorio del dopoguerra da conquistare, né industrie di avanguardia. Se questo politico invece è in malafede, vuol dire che fa quel genere di politica perché muove decine di miliardi di fondi pubblici, e che una parte andrà a beneficio del suo partito o del suo futuro politico.≫

Nel frattempo, passa un TGV francese, diretto a Torino: guarda guarda, usa la linea esistente.

≪Il tempo delle grandi opere è finito, è iniziato quello delle tantissime, piccole opere. Se ho 100 da investire e ne metto 90 per il 10% della popolazione, vuol dire che favorisco un’élite. Mi sono sentito dire: siamo in democrazia, i rappresentanti eletti hanno deciso per quest’opera, e l’opera si deve fare. Non sono d’accordo con questa concezione dei rappresentanti del popolo. Se ho 100 e chiedo alla gente di farmi una classifica degli investimenti prioritari da fare, stai pur sicuro che la TAV o l’Expo di Milano staranno in fondo alla classifica, e davanti ci saranno probabilmente la scuola e i trasporti pubblici.≫

Forse, quei rappresentanti non fanno più gli interessi collettivi, ma altri, legittimi o illegittimi che siano. La consapevolezza arriva dall’esperienza diretta, mi aveva detto Federico Perotto, e le catastrofi aiutano. La Torino-Lione è stata questo per la gente della Val di Susa.

≪La TAV ci ha fatto del bene, costringendoci a uscire di casa, a spegnere la televisione, a discutere. C’erano sindaci che sfilavano contro la TAV e che poi approvavano impianti sciistici, o urbanizzazioni a capannone, progetti figli della stessa logica. Partecipare al movimento NO TAV ha fatto sì che ciascuno fosse costretto a discutere queste contraddizioni e a maturare una nuova consapevolezza≫ mi confessa Luca, prima di riprendere la strada verso monte.

Sabine, che non ha mai dimenticato quella volta in cui vide in un presidio due ultrasettantenni discutere di energia nucleare, sa che la ricchezza dello scambio trasforma: ≪Perché ci vuole tempo, ma poi si rimettono in discussione molte cose, e ci si rende conto che non si può essere contro l’alta velocità e mangiare mozzarella a Parigi≫.

[…]

Sarà con Micol Maggiolini, ricercatrice che ha avuto l’opportunità di seguire i lavori dell’Osservatorio tecnico creato dallo Stato alla fine del 2005, dopo gli incidenti di Venaus, per riaprire il dialogo tra le parti, che avrò conferma di una verità. Ci diamo appuntamento a Porta Nuova, al mio ritorno dalla Val di Susa, e ci sistemiamo in un bar. Micol è una ragazza esile, apparentemente distratta, ma che maneggia i dati con precisione svizzera.

≪All’inizio, Governo e Ferrovie dissero che la linea era necessaria per far fronte all’aumento del traffico. Quando i tecnici confermarono che la linea esistente era sottoutilizzata, i promotori cambiarono discorso e iniziarono a parlare di linea strategica per attrarre nuovi flussi di traffico.≫

E l’Osservatorio?

≪Ha sempre avuto un’ambiguità di fondo. È nato per cercare di capire se la nuova linea servisse, ma in realtà se ne è progressivamente palesato l’obiettivo: discutere di come fare l’opera, non se farla.≫

Non a caso Mario Virano, suo presidente, è stato in seguito nominato commissario per la realizzazione della Torino-Lione (un conflitto d’interessi, hanno fatto notare i valsusini).

L’Osservatorio istruisce la documentazione tecnica per decisioni che dovrebbero essere prese dal tavolo politico, ma questo tavolo in realtà recepisce le istruzioni dei tecnici. Per questo, la Bassa Valle, che fronteggia la prospettiva di vent’anni di cantieri, ha lasciato l’Osservatorio all’inizio del 2010, e la nuova Comunita montanà di Sandro Plano ha creato una Commissione tecnica alternativa, che legge e ribatte ai documenti dell’Osservatorio.

≪Ma tu che ne pensi?≫ le chiedo.

Micol fa un respiro e dice: ≪Secondo me, e rispondo da cittadina, è questione di interessi≫.

Sul treno, mugugnavo tra me e me: scavare, costi quel che costi, perché l’importante non è il perché si scavi, ma che si scavi. Ritornato a casa, ho cominciato a navigare su Internet e ho trovato cose interessanti: ≪Negli ultimi trent’anni l’alta velocità è diventata uno strumento per la diffusione della corruzione e della criminalità organizzata […] Il tracciato della Lione-Torino si può sovrapporre alla mappa delle famiglie mafiose e dei loro affari nel ciclo del cemento≫ scrive Roberto Saviano. Bardonecchia è stato il primo Comune del Norditalia sciolto per mafia nel 1995, e la mafia lavora molto con il movimento terra. La linea TAV Napoli-Roma, la cui costruzione sarebbe stata controllata dal clan dei Casalesi, infiltrando le proprie imprese o imponendo tangenti alle ditte che concorrevano alla sua realizzazione, ci è costata circa 44 milioni di euro per chilometro. Questi interessi beneficiano dell’unitarietà di posizioni tra le segreterie nazionali, regionali e provinciali, che si rompe soltanto alla periferia di Torino. I partiti sono certamente affetti da una visione ideologica dello sviluppo e del trasporto, ma tutto questo non è forse sufficiente a spiegare perché siano tutti in favore della TAV.

Dubbi atroci mi tormentano quella notte: i partiti beneficiano dei grandi cantieri? Vi è un collegamento tra interessi mafiosi, benefici politici e interessi impresariali? Sfogliare i documenti governativi e le controdeduzioni della Commissione tecnica alternativa riempie di tristezza, tanto è facile con i dati alla mano ribattere al partito del traforo. Allora la Val di Susa c’entra, eccome, con le rivolte che hanno interessato molti Paesi del Mediterraneo.

La mattina del 19 agosto, mentre risalivo la valle, il disoccupato Angelo Di Carlo si spegneva, dopo essersi dato fuoco una settimana prima davanti a Montecitorio.

≪E non è successo nulla≫ commentava Federico Perotto, ≪mentre nel Nordafrica dopo un atto simile c’è stata la rivoluzione.≫

Forse perché di soldi ne circolano ancora, se siamo disposti a spendere 164 milioni di euro per ogni chilometro della Torino-Lione. Ma le rivoluzioni non hanno gli stessi ritmi. Che quattro montanari abbiano rimesso in discussione l’avamposto della frenesia tecno-industriale europea è già una rivoluzione. Il problema di chi non vuole questa rivoluzione è arginarla laddove è nata, perché non arrivi al mare. Mediterraneo, per l’appunto.

 

(capitolo: Che c’entra la Valsusa?)

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