HumanFactorL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

A Human Factor, la convention delle idee che ha organizzato SEL a Milano dal 23 al 25 gennaio 2015,  sono in molti. Io partecipo alla tavola rotonda su «Mediterraneo: una proposta alternativa», a cui si avvicinano una trentina di persone. Il laboratori saranno 47 nel corso di tutta la giornata di sabato. La parola più ricercata in quei giorni è «speranza», a poche ore dalla vittoria di Syriza alle elezioni greche, e a pochi giorni dal rapporto Eurispes che ritrae un paese sempre più povero e pessimista. Nel 2014, sette italiani su dieci hanno visto diminuire la capacità di affrontare le spese con le proprie entrate, mentre la maggioranza di coloro che sono in cerca di una nuova occupazione (59,8 %) e la gran parte di chi è alla ricerca del primo impiego (52,7 %) si dicono pronti a cercare un lavoro all’estero. Human Factor cerca di rovesciare le inesorabili sorti nazionali, ma quanta capacità avrà di aggregare le energie progressiste di questo Paese? Massimo Cacciari non è ottimista: «Gli spazi sono grandi e gli argomenti numerosi per la Destra, ma la Sinistra che proposta alternativa offre? Dov’è? […] Manca un’analisi materiale della realtà, come di quelle che si facevano ancora nelle sezioni del Pci. Che Dio ce la mandi buona».

Il più applaudito, nei primi due giorni, sarà il pedagogista Raffaele Mantegazza, docente universitario e già assessore per la cultura e l’istruzione di Arcore, che parlando dei bambini, di come questo modello di sviluppo li annienta, spiega le cose meglio di qualsiasi analista politico  o economico: «I bambini sono pensati con fastidio. Li vogliono tutti forti e vincenti, grandi e grossi, e la debolezza, il diritto alla protezione non vanno bene. La stessa bellezza dei bambini dà fastidio…». E giù scrosci di applausi. Anche Vendola, che siede in prima fila, ne è affascinato. Parliamo dei bambini perché è l’ultima cosa che ci resta.

Al laboratorio sull’antimafia partecipata, Vincenzo, un capo scout di Baggio (Milano), racconta dei tre mesi passati con i bambini di Scampia (Catania), famosa per il suo degrado e la sua criminalità. Vincenzo li ha semplicemente fatti giocare, ed uno di loro, il cui papà è in carcere ed il cui fratello è stato fatto fuori, ha confessato un giorno al ragazzo milanese: «Da grande, voglio fare il capo scout». La deputata Celeste Costantino, invece, ricorda di quando un ragazzo diciassettenne calabrese ha ucciso un coetaneo pakistano e la stampa locale ha denunciato la troppa immigrazione, preparando il terreno ad una manifestazione di piazza in cui i partecipanti difendevano l’assassino[1]. Per i partecipanti al laboratorio, la questione di fondo resta la seguente: per contrastare criminalità organizzata e corruzione, bisogna ricostruire il tessuto democratico, vero anticorpo sociale al malaffare e al sopruso.

E la filosofa Laura Bazzicalupo, intervenendo in plenaria, riconosce che il successo del Neoliberalismo sta nella capacità di potenza che propone, nel massimo di soddisfazione che promette: «Basta pensarci come individui, pensiamoci come Noi, ricostruiamo la rappresentazione di Noi, mostriamo che il potere deve crescere aggregando, non necessariamente competendo». Altrimenti, sarà impossibile fare politica.

Per ricostruire il tessuto democratico, però, bisogna denudare gli interessi che ogni attore politico  rappresenta e tutela, esplicitarli e renderli pubblici. Ancor più se questo attore ha una carica istituzionale. Il cantiere della Expo – prendiamo questo, visto che siamo a Milano – agendo nell’ombra o in un contesto che regala poche speranze, ha  sicuramente contribuito ad accrescere la diffidenza. I motivi non mancano.

La Expo di Milano aveva previsto 200.000 nuovi posti di lavoro, secondo uno studio commissionato dalla Camera di Commercio di Milano[2]. Nel dicembre dell’anno scorso, la Camera del lavoro milanese della Cgil ha elaborato i dati dell’osservatorio provinciale sull’occupazione ed è arrivata a solo 4.185 posti creati, di cui la maggioranza poco qualificati. La Cgil aveva stimato in settemila le assunzioni, in realtà non si arriverebbe neppure a quella stima. A fine ottobre 2014, le aziende che hanno avviato assunzioni finalizzate espressamente all’Expo sono 1.733, per un totale appunto di 4.185 lavoratori. Di questi, il 24 per cento sono nel settore edile, contratti dunque che per definizione termineranno con la fine dei lavori, ovvero entro il maggio 2015, quando Expo aprirà i cancelli. Inoltre, solo il 28,8 per cento sono contratti a tempo indeterminato[3].

Andate poi a Malpensa, come ho fatto a fine gennaio, e vi troverete un mega-aeroporto con marmi dappertutto, dove per prendere Turkish Airlines devi camminare 10 minuti e raggiungere il nuovo satellite che è vuoto. Dove potrete ordinare un cappuccino al Caffé Motta in piena solitudine. Ho contato i voli passeggeri, era un lunedì: cinque schermi con trenta voli ciascuno tra le ore 7 e le ore 23, per un totale che non  supera dunque i cento e cinquanta, o se vogliamo essere generosi i duecento. Su Internet, qualcuno ha stimato che mediamente i voli su Malpensa sono 530, ma se è così, quel giorno deve aver abbassato terribilmente la media. Malpensa sta al 28º posto in Europa per volume passeggeri, dietro Zurigo o Monaco, per citare i più vicini. C’era bisogno del nuovo satellite? Per raggiungere Malpensa, passi a fianco dei cantieri della Expo, e poi senza soluzione di continuità è un noioso ripetersi di capannoni, tralicci, viadotti e lotti residenziali prima di sfiorare gli ultimi boschi di brughiera. Noia mortale, la noia dell’iperconsumo, della supercrescita.  Mantegazza ha denunciato come tra adolescenti e ragazzi italiani, dopo gli incidenti, la principale causa di morte sia il suicidio[4]: «E i bambini sono pensati con fastidio, l’infanzia viene catalogata – pensiamo alle prove INVALSI – e chi non segue la corrente si sente fuori, e si fa mangiare da bulimia, anoressia o autolesionismo». Certo, vi chiederete, che c’entra tutto questo con il mercato del lavoro attorno a Expo? C’entra perché il fattore umano, Human Factor come lo hanno chiamato i nostri amici a Milano, cede il posto alla spendibilità del capitale umano, alla sua adattabilità ad un sistema basato su bisogni indotti, mercificazione di risorse e competenze, e misura del benessere in funzione del consumo. Scusate il gioco di parole, ma temo che dobbiamo parlare di Human Contractor. Secondo il dizionario Garzanti, per contractor si intende persona che lavora a contratto per agenzie che ricevono incarichi da grandi aziende o anche da governi.

«Umani a contratto» è il nostro futuro, quello che vogliono disegnare.  Crescere, crescere, crescere, finché le rane, i grilli e le stagioni non le vedremo neppure in televisione. Crescere, e lavorare a chiamata, non per fare ciò che vorremmo. Chi acquista i propri capi di abbigliamento in via Montenapoleone sta bene, ma quelli che non se lo possono permettere, dovranno sperare in un’ennesima fiera o grande cantiere per aver una degna retribuzione? Benvenuto, Human Contractor.

 

Careggi, in una notte di inverno, se ancora così si può chiamare.

[1] Tornato a casa, ho cercato la notizia; è successo lo scorso mese di settembre a Torpignattara (Roma), ma che l’assassino fosse calabrese non si riporta da nessuna parte, e la vittima aveva 28 anni, non era un coetaneo. Sicuramente sono stato impreciso nel prendere appunti.

[2] Cfr. “Expo, studio: 200.000 posti lavoro, 25 mld produzione aggiuntiva al 2020”, Reuters, 18 febbraio 2013.

[3] Cfr. “Expo, l’altro scandalo: è flop assunzioni”, International Business Times, 6 dicembre 2014.

[4] Secondo l’Istat, tra i 15 e i 24 anni, con 1785 morti in totale nel 2012, la principale causa di morte in Italia sono gli incidenti stradali, seguita dai suicidi con il 14% del totale tra i maschi e il 10% tra le femmine (cfr. “Di cosa si muore in Italia”, Post, 9 dicembre 2014).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...