KomikazenL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Arrivo a Ravenna direttamente da Alessandria d’Egitto, 4 dicembre 2014. Ero atterrato all’aeroporto di Bologna il mattino stesso, con uno zaino pesante in spalla, ed ancora frastornato dagli sbalzi di pressione e dalla sovrapposizione di squarci di vita di quando vivevo in Egitto sulla mia nuova quotidianità italiana. Erano sette anni che non mettevo piede a Ravenna, e fu proprio in occasione del mio precedente libro «Muri, lacrime e zaʿtar», l’ultima volta. Anche in quel caso, ad ospitarmi fu la galleria d’arte Mirada. Nel novembre del 2007, con la mia presentazione, si inaugurava quella galleria atipica, situata in via Mazzini, ed ora, con la presentazione di «Riscatto mediterraneo», si chiudeva l’esposizione Dissenso cognitivo.

Mirada significa sguardo in spagnolo: risuona in questa parola la radice latina di mīror, mīrāris, mīrāri, che significa anche stupirsi, meravigliarsi. La galleria vuole proporre sguardi, sensibilità visive, spunti all’immaginazione, ma anche strumenti per interpretare la realtà.  L’associazione Mirada nasce nel 1997, ma negli anni ha cambiato forma e sostanza. Da un’attenzione centrata soprattutto all’allestimento e alla creazione di percorsi museali ed espositivi, passa ad occuparsi di progettazione curatoriale, soprattutto nell’ambito del fumetto di realtà e dei giovani artisti. Nasce così nel 2005 il festival Komikazen, il primo festival internazionale del fumetto di realtà: un festival settoriale, che presenta autori soprattutto stranieri, accomunati dall’attenzione ai temi del reale, siano essi legati all’attualità o al privato. Due mesi prima del mio passaggio a Ravenna, Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini, gli ideatori della galleria, avevano celebrato la decima edizione di Komikazen, dedicata quest’anno ad autobiografia e biografia, al raccontare se stessi, al rappresentarsi e disegnarsi. L’edizione più bella, a detta degli stessi ideatori, fu però quella del 2013, quando si parlò del «99%». Novantanove disegnatori si diedero appuntamento il giorno dell”inaugurazione al MAR – il museo d’arte della città – dove alla presenza del pubblico hanno montato nelle cornici le loro tavole, realizzate appositamente per raccontare la crisi attraverso un evento performativo collettivo (Elettra è greca, e ne sa qualcosa). Più che un’esposizione, fu un «concerto» interpretato da novantanove musicisti. Il loro intento era semplice: denunciare le condizioni insostenibili in cui sono costretti a lavorare artisti e operatori della cultura. Non precariato, ma gratuitariato! «L’idea che si faccia per passione, non significa che non si debba mangiare» scrivono sul catalogo che racconta questo evento collettivo Elettra e Gianluca. «Si può essere medici, liutai o avvocati per passione, ma non ci passa per la testa che le prestazioni debbano essere gratuite»[1]. Tra i novantanove disegni, si trovano raffigurate la repressione poliziesca, lo stile di vita orgiastico della classe dirigente, l’amore genuino nei momenti di crisi, la protesta di strada o il sogno collettivo di un futuro più giusto.

Gianluca aveva cominciato a fare del fumetto uno strumento di critica sociale e politica molto tempo addietro; lo definisce Political Comics, una miscela di giornalismo grafico e attivismo sociale. Tutto iniziò casualmente nel 2004 con una serie di disegni intitolati El indio e pubblicati sul blog di Gianluca, che cambiarono radicalmente il suo lavoro come disegnatore. Quella breve serie parlava di personaggi che comparivano nei ritagli dei siti web e dei quotidiani; c’era un’immagine del militare americano Pat Tillman (il giocatore di football americano ucciso da fuoco amico in Afghanistan), del giornalista filippino Rowell Endrinal (ucciso per occuparsi di corruzione politica e bande criminali del suo Paese), dell’artista senegalese Ousmane Ndiaye Dago (il fotografo che racconta del corpo femminile con discrezione), del politico tedesco Holger Apfel (l’ex-leader del partito nazifascista NPD che ha lasciato il partito un anno fa), e tanti altri. I disegni vennero subito pubblicati sul sito americano Cloud King e proprio da questo primo contatto Gianluca capì quale sarebbe stato il futuro di quella forma espressiva grazie alla condivisione nel mondo virtuale. Nel mirino di Mirada, attraverso i testi di Elettra, i disegni di Gianluca e gli ospiti di Komikazen, oltre a numerose mostre, sono finite guerre regionali, grandi questioni globali come la corruzione o il destino di Julian Assange. Oggi come oggi, grazie ai Political Comics, Mirada collabora con il mondo intero: Four for Africa, Risha Project (Egitto), Ponte Radio, Place of War (Inghilterra), Fratelli dell’uomo, Drawing the Court (Russia), Greenpeace (Canada), World War 3 Illustrated (USA), Internazionale, La lettura, Graffiti 76% Quadrinhos (Brasile), Le Monde Diplomatique (Francia), Slow Food, Terre di Mezzo, MOV Magazine (Grecia), Wendepunk (Germania), RSI Rete Due (Svizzera), CafèBabel (Francia), Il post, Voci Globali, Global Voices (USA), Trasparenza e legalità, ToonPool o Vidas de Papel (Spagna).

Elettra ha sempre lavorato molto con fumettisti politici del mondo arabo, ancor prima delle rivoluzioni del 2011. Due anni fa era stata l’ultima volta che ci eravamo sentiti telefonicamente perché alcuni artisti egiziani avevano delle difficoltà nell’ottenere il visto per un seminario residenziale, e stando ancora ad Alessandria mi chiedeva di interessarmi della questione. Alla fine della presentazione di «Riscatto mediterraneo», racconta a me, Tāhar Lamri ed i suoi collaboratori delle difficoltà che incontra nel coniugare gli impegni con le reti internazionali con la sua esperienza politica locale: ha già ricoperto l’incarico di assessore comunale all’infanzia e all’istruzione per conto di SEL nella giunta precedente, ne sa molto, dunque, di politica locale, e quella sua triplice veste di artista, attivista e politica non piace a tutti. Dieci giorni prima, l’Emilia-Romagna era andata al voto, registrando un tasso di partecipazione straordinariamente basso, attorno al 38%, una cosa mai vista in una regione sempre all’avanguardia nel ragionare e fare politica. Una segnale non d’allarme, peggio, di declino. «Cosa ne pensi?» chiedo a Elettra. «In Emilia-Romagna, non ci sono anticorpi, non c’è narrativa politica alternativa, per cui, di fronte alla corruzione e al disincanto, la gente semplicemente non va più a votare». Il partito è diventato tutto, e partito e amministrazione si confondono come il vino con l’acqua. Pensate che Vasco Errani ha fatto tre mandati da presidente regionale, dopo che il PD lo aveva ricandidato per la terza volta nel 2010 in deroga al proprio statuto, e in un clima di contestazione accademica rispetto alle condizioni di candidabilità previste dalla normativa elettorale[2]: perché dunque andare a votare, si saranno detti molti cittadini? «Pensa che a Ravenna non si fanno più concorsi per dirigenti comunali dal 1992. Sono tutte nomine politiche» racconta Elettra a cena, e tra una storiella e l’altra su questa sovrapposizione tra partito e amministrazione pubblica, aggiunge: «Poi, nella nostra città, tagliamo l’allacciamento dell’acqua ai morosi; ma l’acqua non era un diritto, una volta?»

Per ognuna di queste storielle, basterebbe dare una matita a Gianluca Costantini o a uno dei disegnatori che sovente passano per Ravenna per spiegare tutto con un’immagine. Nel 2013, in occasione di un passaggio per piazza Tahrīr, al Cairo, avevo fotografato un graffito stupendo in cui un giovane egiziano affrontava le Forze dell’ordine istigate da Hosnī Mubārak e dai Fratelli musulmani con un pennello ed una tavolozza di colori. Se ben ricordo, quel graffito non esiste più, è stato cancellato. Peccato, non restano che le foto a parlare di quell’opera d’arte, fatta gratuitamente (e rischiando probabilmente la pelle). Anche gli artisti del festival Kamikazen sul «99%» vennero a Ravenna senza essere rimborsati, né pagati. Nonostante questo, «nel 2014, siamo di nuovo ad un arroccamento delle ricchezze in poche mani, a un impoverimento collettivo. Chi dovrebbe agire in vece nostra per chiedere maggiori diritti, proteggere le nostre vite e fare da mediatore, guida l’auto della fuga. Così non ci resta che riprendere la marcia, inforcare penne, matite, microfoni, e ricominciare a chiedere maggiore equità sociale e opportunità per tutt*» concludono Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini[3].

Non perdete tempo prezioso nel chiedervi perché si disinvesta in cultura, in cultura che fa pensare. Guardatevi, o meglio leggetevi il fumetto di realtà per avere la risposta.

Un mese dopo, sul lago di Garda.

[1] Vedi E.Stamboulis, G.Costantini (a cura di), 99% Komikazen festival del fumetto di realtà, ed. Giuda, Ravenna, 2014.

[2] Vasco Errani si dimetterà da presidente della Regione Emilia-Romagna nel luglio del 2014, dopo essere stato condannato dalla Corte d’Appello per falso ideologico sulla vicenda dei contributi «facili» concessi dalla Regione alla cooperativa «Terremerse», presieduta in passato da suo fratello, Giovanni Errani.

[3] Ibidem.

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