Isabel IIDue anni prima, il biglietto semplice della metropolitana di Madrid era di 1€, ora di 2€, e quello per l’aeroporto è passato da 2€ a 4,50€, perche i costi della rete, estesasi in funzione della speculazione sui suoli, ora sono insostenibili. Allora, molti giovani si sono vestiti elegantemente, hanno brindato con sciampagna a Sol e sono saliti, cantando e ballando, sui vagoni della metro per simboleggiare la sua conversione in un mezzo di trasporto di lusso. La commissione Toma la tierra, invece, riunita sotto i platani di piazza del Carmen mentre un elicottero della polizia sorvola il centro di Madrid, propone di lanciare l’iniziativa “Toma las naranjas”, una campagna popolare di raccolta delle arance per eliminare la funzione dell’intermediario, ridurre i prezzi al consumo e promuovere la produzione biologica. Luis, di Ecologistas en Accion, mentre il gruppo scioglie la riunione perché arriva improvvisamente la notizia che le forze dell’ordine hanno isolato la cacerolada che stava per entrare a Puerta del Sol e bisogna andare tutti là, racconta invece dei mercatini del biologico aperti nei quartieri. Nell’assemblea generale di Puerta del Sol, il giorno del primo anniversario del 15-M, la piattaforma Eurovegas No chiama all’azione contro una gigantesca operazione immobiliare e del gioco d’azzardo gestita da Sheldon Adelson, legato agli ultranazionalisti israeliani e accusato di legami con la mafia. Sono alcune delle iniziative che gli Indignados raccolgono nel suo seno. ≪Il movimento amplifica le molte lotte presenti nella società. È uno spazio di confluenza di diverse lotte, che eleva la denuncia ad un livello superiore, dove non abbiamo nessun interesse particolare≫ spiega Doris Palacín, responsabile della comunicazione della piattaforma contro la privatizzazione della Canal de Isabel II, la società di gestione dell’acqua di Madrid.

La storia dell’Isabel II è emblematica. La società porta il nome del canale inaugurato più di centocinquanta anni fa, che approvvigiona Madrid di acqua proveniente soprattutto dalle montagne, la cui qualità à seconda solo a quella di Granada; è un’impresa efficiente, con un beneficio netto annuo di 400m€, di cui 260m€ vanno in nuove infrastrutture idriche, e 140m€ a altri servizi pubblici (teatri del Canale, centro espositivo, club sportivo, due aree ricreative, un parco, campagne di sensibilizzazione per ridurre i consumi). Ebbene, nonostante funzioni bene, possa soddisfare il fabbisogno di 3 milioni di abitanti supplementari, benché la popolazione di Madrid si stia stabilizzando e decrescerà a partire dal 2019, si sia dotata di moderni modelli di previsione del livello degli acquiferi e delle dighe, abbia un’associazione per la cooperazione ed un patrimonio immobiliare immenso, il governo della Comunità di Madrid la vuole privatizzare. O forse proprio per questo, perché è un affare rotondo. La decisione di privatizzare il Canale venne avanzata dalla Comunità di Madrid nel 2008, modificando la legge per permettere la vendita dell’impresa. Come? Privatizzando il 49% per dire che la società resta pubblica, anche se in realtà andando il restante 51% diviso tra Comunidad de Madrid (30%), Comune di Madrid (10%) e gli altri 178 municipi (10%), il potere contrattuale della parte pubblica sarà debole di fronte alla parte privata: nel Consiglio di amministrazione, a fianco di comuni e Comunidad de Madrid entrerebbero i privati ed uscirebbero lo Stato e i lavoratori della società. Inoltre, se attualmente i comuni di Madrid hanno la facoltà di affidare la gestione dell’acqua a chi vogliono (e la preferenza va alla Isabel II), non sarebbe più così in caso di privatizzazione. Un affare rotondo anche perché il fatto che l’impresa resti formalmente pubblica darebbe diritto a degli sgravi fiscali, nonostante che l’impresa segua il diritto mercantile. ≪E non è vero che la maggioranza dei madrileni fosse in favore, come sostiene il PP, perché la proposta non faceva parte del loro programma elettorale e fu una sorpresa per tutti≫ spiega Doris, che si distingue per la sua statura nordica e gli occhi chiari.

Ebbene, cos’ha permesso il 15-M? La mobilitazione cittadina, sulla base del lavoro giuridico e scientifico della piattaforma. L’apice è stato raggiunto con l’organizzazione di una consultazione popolare a cui parteciparono quasi 180.000 madrileni. Ispirati dal referendum italiano del giugno 2011, il 4 marzo 2012 piazzarono 310 seggi di cui 128 gestiti dal 15-M, 57 dalle  asociaciones de vecinos e il resto da altre organizzazioni aderenti. Autofinanziatasi, la consultazione fu lowcost e si basò sulla regola d’oro del ≪porta a porta≫, perché soldi per striscioni e banderuole scarseggiavano. ≪Al mio tavolo a Lavapiés vennero perfino due persone per votare in favore della privatizzazione, la mia compagna di seggio si scandalizzò ed io mi arrabbiai molto con lei, perché volevamo mantenere l’imparzialità nella gestione delle operazioni. Chiedevamo i documenti come se fosse un referendum istituzionale e rifiutammo che vi fosse propaganda contro la privatizzazione ai tavoli≫ dichiara con soddisfazione Doris, mentre si arrotola una sigaretta. Gli effetti della mobilitazione si fecero sentire: un mese dopo, il PSOE presentò un ricorso per incostituzionalità al Tribunale costituzionale; ovvero, si mosse quattro anni dopo l’approvazione della legge pro-privatizzazione.

[…]

(capitolo: Lotte incrociate, effetto contagio – ebook)

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