DebtocracyÈ il suo turno, e Kostas Koukopoulos ha riempito una tanica d’acqua ai rubinetti della sinagoga [per innaffiare i pomodori del giardino comunitario di Psyrri]. Kostas ha anche partecipato all’iniziativa Atenistas, che si è convertita in un vero e proprio movimento, con l’idea che i cittadini possono migliorare il loro quadro di vita agendo volontariamente in prima persona. Kostas si è unito fin dalla prima riunione, nell’autunno del 2010, quando i presenti erano pochi, ma poi il numero è cresciuto velocemente perché i principî su cui si basa il movimento sono molto semplici: mescolare divertimento e lavoro socialmente utile, e dare spazio alla spontaneità.

≪Tutto era spontaneo, bastava fare una convocazione pubblica, e d’improvviso trovavi centinaia di persone volontarie≫ spiega Kostas, un ragazzone alto e robusto. All’inizio, due persone prendevano tutte le decisioni, poi, di fronte al successo, gruppi tematici hanno assunto maggiore autonomia, in base al principio secondo cui chi è più attivo prende la guida. Un’azione sorprendente fu la pulizia di una spiaggia piena di rifiuti vicino allo stadio Pace e Amicizia nel novembre del 2010: Kostas e molti altri vennero con guanti e sacchi e la spiaggia fu ripulita in breve tempo. Oppure il Capodanno 2011 celebrato su via Ermou, pratica non comune per i greci ma utile a incoraggiare la rivitalizzazione degli spazi pubblici. Kostas ha degli occhiali neri anni ’70 che risaltano sul suo viso lungo. Militante di Alleanza liberale, partito liberal-democratico, vede con scetticismo l’atteggiamento della maggioranza degli Atenistas di stare lontani dalla politica per attirare un numero maggiore di persone: ≪Hanno sempre risparmiato le critiche ai responsabili istituzionali, con la sola eccezione di rappresentare una creazione dall’attuale sindaco di Atene, Giorgos Kaminis, per favorire la sua elezione!≫. Lui, che fa politica, non crede che questo approccio possa sopravvivere sul lungo termine, se l’obiettivo è di cambiare le regole e le pratiche del potere. ≪Eppure non è male quello che hanno fatto, perche hanno puntato il dito su aree problematiche senza alzare necessariamente la voce≫ li difende inaspettatamente Maria. ≪Talvolta c’è contraddizione tra il fare qualcosa e l’intenzione di cambiare le mentalità. Alcune azioni sono state semplicemente simboliche e non hanno inciso sulla realtà≫ ribatte Kostas.

Uno invece che si è esposto e ha dovuto reinventarsi il lavoro è Aris Xatzistefanou, divenuto famoso per i documentary Debtocracy e Catastroika. Giornalista fin dal 1995, prima in BBC World a Londra e a Istanbul, poi ad Atene nella radio greca di maggior diffusione, Sky – qui aveva concepito nel 2005 un programma chiamato InfoWar, documentario radio su questioni internazionali, che combinava musica e interviste e proponeva analisi attraverso la letteratura, la musica e il cinema – dopo l’uccisione di Alexis Grigoropoulos, iniziò a occuparsi del suo Paese e pubblicò un libro sulle rivolte del 2008. Fu licenziato da radio Sky cinque giorni dopo la pubblicazione online di Debtocracy, anche se questa non fu l’unica ragione del licenziamento. Comunque, da quel giorno dell’aprile 2011, Aris non può nemmeno entrare nell’edificio della radio per recuperare le sue cose. ≪Mi considero un giornalista e non un attivista politico, anche se ho un punto di vista alternativo rispetto ai media dominanti. Il problema è che in Grecia, appena uno esprime idee diverse, viene classificato come un attivista, e il suo lavoro e la sua professionalità vengono messi in dubbio≫ spiega Aris al caffè del Museo di numismatica. Tutto è nato mentre lavorava al tema del debito in Ecuador, per il suo programma radio. Credeva che fosse necessario proporre una commissione d’inchiesta in Grecia come quella creata dal neopresidente ecuadoriano Rafael Correa, che alla sua elezione aveva fatto default e rimesso in questione il debito estero. Debtocracy, concepito con la regista Katerina Kitidi, voleva dare un’altra immagine della Grecia, di un Paese che non è fatto di fannulloni, perché i problemi strutturali stanno nel sistema finanziario mondiale e in Europa, tutte cose che i grandi media non spiegano. La coincidenza volle che il documentario uscisse mentre gli Indignados erano sul piede di guerra: diffuso online il 6 aprile 2011, accompagnò il movimento che avrebbe occupato piazza della Costituzione.

Era stato per un’altra coincidenza che Aspasia Kakari e io avevamo incrociato Aris su viale  Panepistimiou a pomeriggio inoltrato e lo avevamo invitato a conversare attorno al primo tavolino libero, guardacaso nel giardino del museo che espone monete antiche (ci sarà anche la dracma moderna?), mentre un gruppo jazz preparava gli strumenti per un concerto. All’inizio volevano girare un documentario di quindici minuti, ci dice, ma poi la cosa è diventata grossa, e perfino una rockstar come John Agelakis ha deciso di dare la propria musica per il film. Essendo indebitati, fecero allora un trailer e lo diffusero dicendo: se volete che lo facciamo, sosteneteci con una donazione. «Così non ci apparteneva più, era diventato ormai della gente. Catastroika invece è stato un esperimento di giornalismo alternativo fatto da giornalisti professionisti, per questo abbiamo incluso i salari e spiegato che era un’operazione che non sarebbe stata possibile nei media di grande diffusione.» Si impegnarono a fare il documentario qualunque fosse stato il sostegno ricevuto, e nonostante la raccolta fondi avesse coperto in un primo momento solamente la metà del preventivo, sebbene i donatori fossero stati centinaia, alla fine riuscirono a recuperare tutti i costi e gran parte dei salari, in una sfida da impresari veri e propri!

[…]

(capitolo: Lo Stato siamo noi)

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