Meeting CecinaL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

I tempi sono cambiati. Al XX Meeting Internazionale Antirazzista il seminario ha luogo nel Comando militare sito a Villa Ginori, una elegantissima palazzina d’epoca che si affaccia sul mare. A volte il cancello è chiuso e te lo apre un soldato. Durante la conferenza, numerosi sono gli elogi spesi per l´Operazione Mare Nostrum della Marina militare. Kurosh Danesh, coordinatore del Comitato nazionale immigrati della CGIL, è il primo a complimentarsi per la bontà dell’operazione: secondo i dati che ha raccolto, ci costa nove milioni e ottocentomila euro al mese, ovvero un caffé ogni due mesi per ogni lavoratore dipendente italiano. Una bazzeccola. Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi rincara la dose: «Chi ricorre ad argomenti economici o politici per affossare Mare Nostrum è un ipocrita; la vita non ha prezzo. Che immagine di futuro consegniamo alle nuove generazioni se non ci spendiamo per salvare vite umane? La Toscana ha accolto circa duemila rifugiati, ovvero circa due in media per ogni comune [sono 287 i comuni toscani, ndr]! E ci dobbiamo preoccupare?».  La società civile raccolta attorno all’Arci che viene accolta in un comando militare a Cecina; le organizzazioni che si occupazione di immigrazione che a Taranto chiedono di mettere a disposizione caserme e strutture militari per l’accoglienza… I tempi sono veramente cambiati. Non piace invece al presidente Rossi l’affidamento del coordinamento dell’accoglienza alle prefetture: «È come se volessero fare poco rumore, parlarne sempre meno, evitare il dialogo sociale per non suscitare resistenze nella società. Durante l’emergenza del Nordafrica, nel 2011, aprii un tavolo di dialogo con l’associazionismo toscano e anche il modello di ascolto introdotto con la legge regionale sull’accoglienza del 2009 fu esemplare».  Esercito sì, Polizia no? Sta di fatto che le alleanze per scardinare pregiudizi e xenofobia devono essere sempre più articolate ed eterodosse, perché mentalità retrograde ed energie civili si ritrovano nei luoghi più inusuali. Qualche esempio: l’attivista marocchino per i diritti umani Moustapha Aizatroui denuncia che un giornale marocchino ha pubblicato recentemente un articolo intitolato «Le cavallette nere invadono il Nord del Marocco», riferendosi agli immigrati subsahariani. Ovvero, un paese di forte emigrazione, la cui popolazione è stata oggetto delle peggiori manifestazioni razziste in Europa, tratta gli immigrati che li riguarda, magari musulmani, allo stesso modo. La cosa, sempre per parlare di media, mi fa ricordare di come la Gazzetta di Reggio (nell’Emilia), città in cui mi trovavo per un convegno, pubblicò nel novembre del 2007 un articolo in seconda pagina con la foto di alcuni immigrati musulmani che pregavano in un parco della città prima di giocare a pallone, e il giornalista la utilizzò come prova di fanatismo religioso (non sapendo, si spera, che i musulmani pregano cinque volte al giorno, ed in ogni luogo). Si parlava della richiesta di autorizzazione ad aprire una moschea, ed anche Reggio la rossa reagiva a malo modo. Carta di Roma, associazione che mira a monitorare i mezzi di informazione italiani segnalando espressioni razziste nei confronti di immigrati e minoranze etniche e a formare per una corretta informazione, raccoglie tuttora continuamente titoli e dichiarazioni che incitano a colpevolizzare lo straniero, direttamente o in forma subdola. La strada da fare, dunque, è ancora lunga.

I sindacati, inoltre, stanno cercando di pensarsi sempre più transmediterranei, cosa difficile sulle questioni del lavoro, perché difendere un posto di lavoro in Italia può voler dire mantenere nella precarietà un immigrato o evitare l’apertura di un’impresa italiana nel Nordafrica. Kurosh Danesh mi spiega che, nell’autunno dell’anno scorso, diciassette sindacati delle due rive del Mediterraneo (incluso un sindacato tedesco) hanno creato una rete per affrontare le questioni degli immigrati e del diritto al lavoro senza creare divisioni, bensì in un spirito di collaborazione. Altro segno del fatto che i tempi siano cambiati. Quando penso allo scontro frontale che caratterizzava la dialettica occupazione – ambiente negli anni ´80 tra sindacati e associazioni ecologiste, nelle quali militavo, è certamente un segnale da accogliere con soddisfazione. L’importante è che i sindacati non si fermino alle questioni di busta-paga e cassa-integrazione, ma affrontino in modo integrato le dinamiche di migrazione e sviluppo tra le due rive. Alla fine, terminato il dibattito su società civile, migrazioni e diritti tra nuove e vecchie democrazie nel Mediterraneo (anche se l’unica nuova democrazia che sia maturata dal 2011 ad oggi sia mi pare quella tunisina) ci spostiamo verso la piazza principale della Marina di Cecina, sotto il tendone del Meeting. Presenta il suo libro «Viaggio in Toscana» il presidente della Regione Enrico Rossi. Un atto dovuto, è il Governatore locale. Lui, cita un prete fiorentino, che un giorno gli disse: «Certo che quello dell’immigrazione è un problema, ma deve esserlo, perché solo chi si ama diventa per noi un problema» (pag. 53, ed. Donzelli, 2014). Poi aggiunge: «L’Italia è un paese la cui gente è tradizionalmente ospitale, che si dimostra generosa nei momenti di necessità; purtroppo, le istituzioni non sono sempre all’altezza del proprio popolo». Che un politico dica questo fa altrettanto piacere. I tempi sono dunque davvero cambiati?

La sera, andiamo tutti ad ascoltare i Modena City Ramblers e le memorie rivoluzionarie animano le prime linee del pubblico sotto il palco, davanti al mare. Già, il mare. Al mio arrivo a Cecina, il mio accompagnatore, che mi aspettava alla stazione ferroviaria, mi parla del tempo inclemente e del mare pestifero. Per rifare la spiaggia della Marina, nella sua tratta urbana, hanno pompato sabbia dal fondale per riportarla sulla battigia, ma così facendo hanno rimosso metalli pesanti e idrocarburi che si erano depositati sul fondale. Tutto questo, dieci giorni prima; insomma, un disastro: «I bagnanti si prendono delle infezioni sulla pelle, e gli inquinanti si incollano agli asciugamani. Già il turismo ha sofferto finora del brutto tempo, ora ci hanno messo anche la spiaggia avvelenata» suggerisce l’accompagnatore. Saranno cambiati i tempi sul modo di vedere gli immigrati, ma il mare in cui ancora annegano continua a ributtarci addosso le sue porcherie. Neanche le forze armate attualmente impegnato nell’operazione Mare Nostrum sarebbero sufficienti a risanare le coste italiane. Certo, sarebbe meglio che si prestassero a salvare vite umane – ben quarantamila sono i tunisini che hanno cercato di attraversare il mare dal 2011 – o a salvaguardare il Mediterraneo dal degrado ambientale, piuttosto che dedicarsi a sparare in Siria o a Gaza, o prima ancora in Cirenaica o in Sinai. I tempi per la coesistenza tra i popoli del Mediterraneo sono cambiati, per metà…

Firenze, 15 luglio 2014.

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