10366129_10203926147295167_6338578540760665369_n L’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Se non conoscete l’interno e le cittadine più remote della Sicilia, non avete conosciuto il cuore pulsante della Sicilia. Abbandonate le località balneari più gettonate e abituatevi a guardare il mare dai pendii montuosi, oppure rifugiatevi nelle vie strette dei borghi pescherecci. Furnari, in provincia di Messina, ha una vista di tutto rispetto sulla costa, a 140 metri sopra il livello del mare, e se andate alla Marina di Furnari, la troverete invece brutta, senz’anima e afosa. Furnari sta vicino a Barcellona, conosciuta per le sue cosche mafiose, ma come dice Ugo Magno, direttore della casa editrice Mesogea, «a Barcellona c’è la peggior mafia, ma anche la miglior società civile che si ribella ad essa di tutta la Sicilia».  Sentite questa storia.

Furnari vive sotto l’aria puzzolente proveniente da una discarica costruita a circa trecento metri dal centro storico; solo quando il vento tira dalla direzione opposta, la gente si dimentica di essa. La discarica si trova in una località chiamata Zuppà, che in dialetto avevano ribattezzato «A testa dill’acqua», ovvero la «Testa d’acqua»: un sito alluvionale del torrente, nel quale affiorano le sorgenti che alimentano la rete idrica di Furnari e dei paesi vicini.  Il peggior luogo dove piazzare una discarica, perché punto di emersione delle falde, il migliore per contaminarle. Le cosche ne scelsero l’ubicazione perché in terreni sotto il loro controllo, facilmente raggiungibili dai camion. Nonostante il sito abbia superato già da parecchi mesi il volume massimo di rifiuti conferibili programmato, la discarica ha continuato a riempirsi. Lì sono arrivati anche i rifiuti dell’emergenza napoletana, che sbarcati nei porti vicini, venivano trasportati a Furnari illegalmente durante l’oscurità. «Come l’avete scoperto?» chiedo a Gioacchino Messina, presidente dell’Arci locale. «Per puro caso. Una tarda sera, entrò in paese un camion di monnezza il cui autista napoletano aveva perso la strada e chiedeva indicazioni!» risponde.  Neppure questa discarica, però, è sufficiente punizione per questo paese. La società Comet Bio srl ha presentato un progetto per costruire un impianto di termocombustione di biomassa, e i giovani di Furnari si sono ribellati ed hanno iniziato una campagna a tappeto per portare i concittadini a ingrossare il fronte che si oppone. «Ce la farete?» chiedo a uno di loro. «Alcuni enti come la Soprintendenza delle Belle Arti hanno espresso parere negativo. Nel territorio su cui vorrebbero realizzare l’impianto, vi sono tracce di una necropoli preistorica (in contrada Grotte) e di insediamenti di epoca classica (nella confinante contrada Masseria) e di epoca bizantina (in contrada Pezzagrande). Non lontane, si trovano pure una necropoli risalente ad epoca greco-classica e una risalente al V sec. a.C. Noi quindi speriamo. La cosa più difficile è smuovere gli abitanti del paese, per questo andiamo di porta in porta a spiegare che cosa si cela dietro» reagisce.

La Comet Bio srl è una società specializzata nella movimentazioni merci del porto di Messina e Milazzo e nei servizi logistici marittimi. D’improvviso, ha scoperto la vocazione dell’efficenza energetica; sul suo sito, però, non troverete che foto di pannelli solari fotovoltaici, per la cui installazione non sono richieste particolari competenze. Come mai d’improvviso propongono la costruzione e la gestione di un termovalorizzatore di biomasse?

La motivazione portata dai proponenti del progetto è che si possono bruciare 48 tonnellate di materiale vegetale al giorno, utilizzando non solo legna, ma anche la paglia dei pascoli secchi della Sicilia, invece di bruciarli d’estate (pratica vietata, ma ancora purtroppo diffusa). «Tutta questa legna in Sicilia non esiste, e pensare di raccogliere il fieno e portarlo qui rasenta l’assurdo» spiega l’attivista Pasquale Belardo «la verità è che tutto è predisposto per riutilizzare i rifiuti depositati in discarica, essiccarli e bruciarli». Quindi, anche se non si dice nel progetto, non solo la discarica rischia di non chiudere mai, ma potrebbe essere integrata da un’inceneritore! A Furnari è arrivata la Conferenza dei servizi sulla realizzazione dell’opera, ma la questione è che non ci si fida del processo, perché le carte in tavola sono false, e allora non resta che mobilitarsi. «¡No nos representan!» gridavano gli indignados spagnoli nelle piazze. Non ci rappresentano, non ci fidiamo. La storia di Furnari insegna che, purtroppo, bisogna fare come se le istituzioni non esistessero, o esistessero solo per remare contro le preoccupazioni legittime e trasparenti delle comunità locali.

Spostiamoci in provincia di Trapani. A Mazara del Vallo, la gente è particolarmente accogliente e la città storica luminosa ed elegante. Vi governa Nicola Cristaldi, sindaco omnipresente, tuttofare e tuttodire, rieletto l’8 giugno 2014 al ballottaggio contro un candidato sostenuto da liste civiche. Doveva aprire i lavori al teatro Garibaldi, alla presentazione di Riscatto mediterraneo, ma alla fine non ha potuto presentarsi. Uomo politico dell’MSI, poi di AN, poi di Forza Italia, poi di una lista civica vicina a Fratelli d’Italia, ha cambiato casacche senza esagerare troppo, per mantenersi in sella. È al suo secondo mandato consecutivo di sindaco. In una città di 51.000 abitanti che conta una comunità tunisina di circa tremila persone, si è sempre vantato di essere alla testa della «Capitale dell’integrazione», ma non parla con la comunità tunisina, bensì con i suoi rappresentanti istituzionali. «Tratta solo con diplomatici tunisini» racconta Abdelkarim al-Hannashi, mazarese da ormai ventisei anni. Così, quella che doveva essere la «Capitale dell’integrazione» mostra le sue contraddizioni interne. Grazie ad una sentenza del tribunale di Marsala, la Giunta di Mazara è stata condannata per un palese caso di discriminazione, avendo negato gli assegni famigliari ad una tunisina residente in Italia con regolare permesso di soggiorno, e madre di tre figli. Il Comune, che riteneva di dover applicare gli assegni famigliari ai soli titolari di nazionalità italiana, si è trovato condannato insieme all’Inps a pagare tutti gli assegni non corrisposti a Guizani Hounaida a partire dalla data di presentazione della domanda, in base al principio di parità posto dalla direttiva 2003/109/CE (cfr. Tribunale di Marsala, Ufficio del Giudice del Lavoro, provvedimento del 23.1.2013). Un caso giudiziario unico in Italia, una figuraccia appunto per Nicola Cristaldi. Le malelingue dicono che gli sta bene, se è vero che al 2012 percepiva tre stipendi (vitalizio di parlamentare nazionale, vitalizio di deputato regionale e indennità di sindaco)[1]. Sfoglio la stampa locale e scopro che il sindaco andò più di una volta in Tunisia come parlamentare per rinsaldare i solidi legami di cooperazione tra l’allora Paese di Ben ʿAlī e il nostro. L’ultima visita risale al novembre del 2010, per festeggiare la ricorrenza dell’ascesa al potere dell’ex-presidente[2]. Ci andò un mese prima dello scoppio della rivoluzione… E alla presidenza della Casa Tunisia, inaugurata il 6 dicembre 2013, il sindaco ha messo quello che a detta di molti era il referente locale della cellula politica del regime di Ben ʿAlī, la cui funzione era tenere sotto osservazione le voci dell’opposizione.

Da un lato, sindaci, cosche, diplomatici ed imprenditori della biomassa hanno tutti sempre una grande fantasia; quando hanno un poco di potere, si inventano le motivazioni più assurde per fare cose ingiuste e stupide. D’altro lato, la gente si ingegna nel trovare un modo per ridurre gli effetti deleteri delle loro decisioni. È questo il futuro della democrazia rappresentativa? «¡No nos representan!» dicevano i giovani spagnoli, contro chi lo voleva rappresentare senza averne la legittimità.

Alexandria, 27 giugno 2014.

 

[1] Alessandro Accardo Palumbo, “Sprechi, la Casta di Mazara. Cristaldi, sindaco con tre stipendi, prende 12 mila euro al mese”, Infosannio, 29 maggio 2012.

[2] “Stefania Craxi a Tunisi” in Il Corriere di Tunisi, 2010.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...