SantAngeloL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Sant’Angelo dei Lombardi fu l’epicentro del terremoto del 1980. Seicento e quindici morti. Successe il 23 novembre 1980, alle ore 19.35. Per cinquanta secondi, continui movimenti ondulatori fecero saltare in aria gli edifici.Durante intere settimane non vi era né acqua, né luce. «Ci lavammo per la prima volta dopo un mese» mi racconta uno dei sopravvissuti. Anche l’ospedale crollò; era nuovo, ma non c’era abbastanza ferro nel cemento armato. In una regione in cui il 90% dei comuni era governato dalla Democrazia cristiana, ed in cui «l’opposizione era bacchettata e umiliata ogni volta che avanzava una critica (vi erano due o tre giornali, la Rai e basta, non era come oggi)» prosegue il nostro sopravvissuto, il crollo di edifici pubblici come l’ospedale di Sant’Angelo non bastò. Dopo il terremoto, venne ad esempio costruita Bisaccia Nuova, una città nuova per l’appunto, ma secondo molti una vera mostruosità, una triste cattedrale nel deserto. A Sant’Angelo, per fortuna, la gente si oppose ad abbandonare il centro abitato, e non ci fu cattedrale nel deserto. Rosanna Repole divenne sindachessa perché quello dell’epoca rimase sotto le macerie. La sua nomina avvenne sotto una tenda; aveva 32 anni. Fece due mandati dal 1980 al 1990, aiutando la comunità a ritrovare se stessa, fu anche Segretario provinciale Dc, poi divenne presidentessa della Provincia di Avellino, poi ritornò a scuola, per rioccupare la poltrona di primo cittadino della sua città nel 2013. A cena parliamo della recentissima elezione di Ciriaco de Mita a sindaco di Nusco, la cittadina che si vede benissimo dal castello di Sant’Angelo dei Lombardi; de Mita ha ora 86 anni, se ne parla con ironia, ma la carriera politica della sindachessa non è da meno.

Sant’Angelo sta a 870 mt sul livello del mare, e la vista da quel cocuzzolo su campagne, borghi e monti è sorprendente. La sua storia è antica, e si ritiene che siano stati proprio i Longobardi a dare origine al centro abitato durante l’Alto Medioevo. Per Ilaria Antoniello e Cristina Gulfi, due ragazze che avevo conosciuto al Master di Mediazione Inter-Mediterranea dell’Università di Venezia, è una grande soddisfazione poter portare così tanti giornalisti e ricercatori nella propria terra a parlare di conflitti in Africa e immigrazione (anche Sant’Angelo accoglie rifugiati con il progetto Sprar). Angela, ad esempio, è rientrata in paese dopo anni passati a studiare in città importanti come Venezia, ed è una sfida ritrovarsi di nuovo in un borgo di quattromila anime. Quanto durerà, riuscirà a sfondare? Anche lei sa, però, che l’epoca della ricerca del lavoro è finita. «Ora, il lavoro non si cerca, si crea». E il Forum Argana Cultura e Comunicazione, creato grazie all’operato del giornalista di origine marocchina Zouhir Louassini, le sta dando una mano. Grazie ad Argana, a Sant’Angelo non arrivano solo giornalisti, ma anche il Console generale del Marocco Mohammed Basri. Pure le forze dell’ordine si sono mobilitate per lui, e quando arrivo in ritardo alla conferenza, il castello è circondato da delle volanti. Il bello comincerà poco dopo il mio arrivo. Nima Baheli, analista iraniano della rivista Limes, mostra al pubblico una cartina del Mediterraneo, dove il Sahara occidentale è separato dal Marocco da una frontiera, una linea. Finito il suo intervento, il Console, che aveva fino a quel momento ascoltato con attenzione la conferenza, prende la parola per esprimere formalmente la sua protesta perché non vi è linea tra Marocco e le province meridionali del Regno (così chiama il Sahara occidentale), e quella cartina reca offesa al Paese. Inizia uno scambio, interviene anche Massimiliano Hamza Boccolini, di Agenzia Nova e esponente della comunità musulmana di Napoli, che critica il ruolo dell’Algeria nella vicenda del Sahara e spezza una lancia in favore degli argomenti del diplomatico. Nima spiega che la cartina l’aveva trovata tra le cartografie internazionali ufficiali, e il Console riprende la parola per dire che la Comunità internazionale è nell’errore. Si parla di una linea, ma che interesse suscita quella linea! Mi venne subito in mente di quella volta nella quale un diplomatico marocchino prese la parole per le stesse ragioni durante una riunione del Consiglio dei Governatori della fondazione Anna Lindh, tenuta a Bruxelles, e nella quale presentammo una cartina simile con la riga in mezzo. André Azoulay, presidente della fondazione, mi chiese di verificare la giustezza della cartina, e lo rassicurammo del fatto che era quella utilizzata dall’Unione europea e dalle Nazioni unite. Tornato ad Alessandria d’Egitto, una collega mi spiegò quale fosse il modo migliore per evitare intralci diplomatici: coprire la cartina in corrispondenza del Sahara occidentale con il riquadro della legenda! Very simple, very effective! Ovvero: il modo migliore è non parlarne.

Siccome sono purtroppo un bastian contrario, a Sant’Angelo, invece di stare zitto, ho preso la parola e ho raccontato della stessa reazione del Marocco al Consiglio dei Governatori Anna Lindh, e di come, la prima volta che mi presentai davanti ad un checkpoint israeliano, il soldato mi disse: «La Palestina non esiste». Zouhir Louassini allora si alza per spiegare che il Console «deve» prendere quella posizione, perché è una carica istituzionale, e che non si può comparare il Sahara con la Palestina, che in Sahara non si muore come in Palestina (molto probabilmente vero, ma io intendevo «solo» far notare come la negazione dell’identità nazionale o delle aspirazioni nazionali altrui si manifesti anche in altri luoghi).

Chiuderà la partita Stefano Lamorgese, giornalista di Rainews24, che con saggezza dirà: «I confini nazionali sono incidenti della storia». Siamo tutti amici, alla fine, stringo pure la mano al Console, Nima Baheli sorride divertito, e Zouhir Louassini mi propone un viaggio conoscitivo in Marocco e nel Sahara, cosa che accetto immediatamente con entusiasmo. A cena, ci si berrà su. Hicham, altro giornalista presente alla conferenza, mi racconta tra mille cose che il Governo marocchino continua a arrestare dei rappresentanti del Movimento politico di opposizione Venti febbraio (2011), approfittando del fatto che vengono pescati con dell’hashish o in altre situazioni punibili per legge. Quando ritorno nel bellissimo B&B in cui ci hanno alloggiato, con un poco di vino in corpo che stimola quel bastian contrario che è in me, mi viene da pensare: è vero, ognuno deve fare il suo mestiere, il Sindaco il Sindaco, il Console il Console, eccetera, ma dietro ogni titolo vi sono biografie. E se il Sindaco smettesse di fare il Sindaco dopo trent’anni di carriera o il Console di recitare la sua parte ormai rappresentata a memoria, forse più giovani farebbero politica, o raccoglierebbero la sfida di ritornare nell’interno del Paese, e meno giovani ribelli sarebbero forse arrestati». Molti di noi hanno servito la Patria con spirito civico nel proprio tempo, ma non è detto che le categorie di pensiero della loro epoca siano adeguate ai bisogni e alle rivendicazioni dei tempi contemporanei. Il vero innovatore, colui che vuole cambiare le cose per il meglio, è colui che trasmette valori condivisi e universali, spiega la contraddizioni del tempo che ha vissuto, si mette in discussione per capire i nuovi tempi, si fa da parte e apre la strada ad altri.

Sono dovuto salire sin sullo stupendo cocuzzolo di Sant’Angelo dei Lombardi per capirlo.

Grottaglie, 16 giugno 2014.

[foto del Circolo fotografico di Sant’Angelo dei Lombardi]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...