TerredeiconsoliL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Viterbo, città antica e medievale, ha il colore scuro delle sue pietre, dei misteri del potere papale in tanti secoli praticato e di tradizioni politiche destrorse. Eppure è circondata di campagne verdi, querceti e pascoli. È un mosaico di piccoli segreti, un luogo che è sovente stato il fondo tranquillo in cui corporazioni forti di carattere religioso, politico o economico hanno affondato le loro radici. Se fu sede del Papato nel XIII secolo, è stato anche il feudo di elezione di personaggi come Giulio Andreotti. Per un’organizzazione come AUCS, nodo del circuito ARCI locale, che organizza da vent’anni la rassegna cinematografica «Immagini dal Sud del Mondo», nel cui ambito viene discusso il mio libro, non è certo un territorio di facile animazione culturale. Non lasciatevi andare, però, a facili conclusioni: vi sono in esso dei gioielli nascosti, e Bomarzo è uno di questi. Il giardino ermetico di Bomarzo, situato a quindici km da Viterbo.

Siamo negli anni che che precedono il Concilio. La Chiesa è divisa in due fazioni, gli ‘zelanti’ del cardinale Gian Pietro Carafa e gli ‘spirituali’, guidati dal cardinale Reginald Pole, favorevoli a riaprire il dialogo con i riformati. Giulio Camillo Delminio si schiera con questi ultimi e a più riprese interviene a favore di eretici e riformatori. Papa Paolo III Farnese, impegnato a consolidare le sorti del suo casato, mantiene una posizione di relativa neutralità. Camillo entra nella sfera d’influenza farnesiana ed è grazie a un intervento diretto del pontefice che è tratto di prigione, dove era stato rinchiuso, intorno al 1540, con l’accusa di aver praticato l’alchimia, mentre il Carafa, nominato Grande Inquisitore, scatena la sua azione contro gli Spirituali. Dalla mente geniale di  Camillo nasce l’idea di un teatro ermetico che raffiguri la sintesi delle culture classica, ebraica e cristiana, e che trova nei giardini di Bomarzo la sua realizzazione, nonostante l’opera repressiva del Grande Inquisitore. Camillo fu influenzato dagli Irenisti, abituati a riconoscere elementi comuni tra culture molto distanti, e fu in particolare molto legato a Marco Antonio Flaminio, coautore di un testo in cui si ponevano le basi per ricomporre l’unità dei cristiani, il Trattato utilissimo del beneficio di Giesù Christo crocifisso verso i cristiani. Trattavasi di un’opera pericolosissima per il Santo Uffizio, che ne ordinò la distruzione. A realizzare il giardino di Bomarzo fu Vicino Orsini, la cui madre apparteneva al ramo degli Orsini di Monterotondo, alleati e parenti dei Medici. L’Orsini conosce Giulio Camillo a Venezia, e nel 1552 il «Bosco Sacro» prende forma nella proprietà di Bomarzo.

È Antonio Rocca che me ne parla avidamente, dopo la presentazione di Riscatto mediterraneo. Antonio, un giovane studioso ed attivista che frequenta i centri sociali, ha dedicato ben due opere al giardino di Bomarzo con le edizioni Sette Città. Negli anni in cui si progetta il cosiddetto «Bosco Sacro» di Bomarzo, l’Indice dei libri proibiti dell’Inquisizione dichiara guerra a interi rami dello scibile: tutti i libri di astrologia e magia, tutti i testi editi da stampatori protestanti, l’intera opera di autori come Erasmo e François Rabelais, addirittura le lettere private sospette, per cui Vicino deve diventare sempre più opaco e ambiguo sulle fonti che l’hanno ispirato. Bomarzo è un vero e proprio miracolo di resistenza artistica ed intellettuale, aperta alle culture del Mediterraneo, che ha sfidato il bigottismo criminale della Curia romana. Il castello e il borgo di Bomarzo sono asserragliati attorno a uno sperone tufaceo che guarda alla valle del Tevere e al bosco. Il «Bosco Sacro» era una parte del parco del castello, e non tutti i visitatori potevano accedervi, perché in esso si celava il libero pensiero fatto Natura e Arte. Vi si ritrovano in esso Sfingi, divinità greche, riferimenti cabalistici, formule magiche, un mondo artificioso in cui Vicino dà forma al suo rifiuto di aderire alla narrativa dello scontro tra Oriente ed Occidente, che da giovane l’aveva portato a rinunciare alla carriera militare per non dover partecipare alle Crociate. «L’Orsini, nel corso dei suoi ultimo anni, esprimeva giudizi sempre più scettici nei confronti delle religioni e carichi di disprezzo nei riguardi dei ministri della Chiesa di Roma» mi spiega Antonio. A Bomarzo, il dio della guerra è assente. «Quando la battaglia di Lepanto porta via un figlio a Vicino e papa Gregorio XIII inaugura il suo pontificato celebrando l’ennesima e la più grave carneficina del secolo, il massacro degli Ugonotti, Vicino coglie il nesso tra agenti del supplizio e mandanti, tra inutili stragi e falsi dei, e all’ironia si sostituisce il disgusto nella piazza di Cibele, una delle parti più belle di Bomarzo» continua Antonio.

Ora, il parco di Bomarzo, una straordinaria esaltazione della contaminazione culturale del Mediterraneo e una denuncia degli orrori del Potere temporale religioso, è gestito in modo discutibile; in mano a un privato, il più antico parco di sculture del mondo moderno è diventato una macchina per fare soldi, sopravvivendo in questo modo al disinteresse pubblico. La beffa di questi Tempi Moderni in caduta libera si manifesta nelle campagne del Viterbese anche in una storia di tutt’altro genere. Me ne parla Umberto Cinalli, dirigente provinciale di ARCI e Legambiente, mentre ci dirigiamo alla stazione di Orte. È il mega-progetto immobiliare delle «Terre dei Consoli», che ha devastato la vallata di Monterosi per sostituirla con un campo di golf e cinquecento ville e appartamenti privati. A costruire è stato il Gruppo Leonardo Caltagirone. Il Comune di Monterosi non aveva neppure il piano regolatore generale, e un consigliere comunale dei Verdi che si opponeva al progetto è stato messo a tacere bruciandogli la macchina. «Lo incontrai» racconta Umberto «prima voleva darmi informazioni, poi mi chiese cortesemente di non farmi più vedere a Monterosi e di non cercarlo più». Aperto alla fine del 2010, «Terre dei Consoli» è la migliore espressione del connubio tra speculazione, devastazione e sottocultura ottocentensca, è la rimaterializzazione dell’idea di potere di un personaggio come papa Gregorio XIII. «Era un paesaggio spettrale di gru, quando si costruiva» racconta Umberto mentre sta al volante «è tanto che non ci metto piede, perché mi piange il cuore».

«Particolare non trascurabile è il principio ecologico all’insegna del quale l’architetto americano Robert Trent Jones Jr. ha realizzato il campo: la Green Proclamation di RTJ II si fonda sul minimo impatto ambientale e il potenziamento dell’ecosistema naturale, nonché la riqualificazione di paesaggi […] Il Gruppo Leonardo Caltagirone ha studiato questa vera e propria rivoluzione urbanistica, che permetterà di far vivere le proprie famiglie e i propri figli liberamente e in piena sicurezza senza mai incontrare automobili e di poter passeggiare respirando aria pulita ogni giorno» si legge in un articolo apparso su La Stampa il 13 settembre 2010. Nello stesso articolo, l’On. Rocco Crimi, allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, dichiarava: « Il golf è uno sport divertente, educa all’onestà e permette di prevenire molte patologie, soprattutto per il sistema cardiovascolare. Inoltre, come molti altri sport, il golf favorisce la condivisione». Possibile che un consigliere verde non si fosse accorto di tutti questi beneficî? Gentaglia che pretende di riportarci al tempo delle candele, verrebbe da dire… Il risultato è che il parco di Bomarzo è stato abbandonato dallo Stato e la Terra dei Consoli illumina il futuro radioso della borghese Meglio Gioventù romana.

Sul treno, incontro una giovane e formosa donna brasiliana; era andata a Viterbo a trovare un’amica. Conversiamo in portoghese e in italiano, io faccio finta di parlare portoghese e ella fa finta di parlare in italiano. Le offro di condividere la mia merenda, ma prende solo un sorso d’acqua. Riceve due telefonate, a cui risponde: «No Amore, sono a Viterbo, torno presto a Roma. Ciao Amore». «Sei sposata? Hai dei figli?» Ella si avvicina e mi dice: «Sono una trans». Se non fosse che mi confessa che non si è mai fatta operare per poter soddisfare le fantasie dei clienti, non credo proprio che sarebbe facile indovinarne il sesso se si presentasse senza veli. «Perché non fai un altro mestiere?». «Fintanto che il mio corpo dura, rende. E per una trans non è facile fuggire ai pregiudizi e trovare un altro mestiere». È anche simpatica e franca, ed è andata ad aprire un nuovo mercato a Viterbo, a ampliare la sua rete di fedeli clienti. Siamo onesti: per fortuna che è arrivata Carla, perché farà pur bene questo golf, ma prima o poi temo che possa annoiare anche i più accaniti appassionati.

Nel «Bosco Sacro» di Bomarzo, vi è una grandiosa panca etrusca, mi spiegava Antonio Rocca, su cui sta la seguente iscrizione:

VOI CHE PEL MONDO GITE ERRANDO VAGHI

DI VEDER MARAVIGLIE ALTE ET STVPENDE

VENITE QVA DOVE SON FACCIE HORRENDE

ELEFANTI ORSI ORCHI ET DRAGHI

Vicino Orsini aveva previsto tutto.

 

Firenze, 12 giugno 2014.

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