LabasL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Quando esco dalla Stazione centrale di Bologna e imbocco via Indipendenza, mi ritrovo subito di fronte ad una colonna in marcia, che scorgo a metà via. Stanno dirigendosi verso la Cariplo. I loro slogan sono taglienti, gridati dentro il microfono da un uomo giovane: «Via i complici della Troika! Loro le forbici, noi i sassi! […] Perché i lavoratori devono lavorare nei negozi anche il 1º maggio? [facendo riferimento ad un’ordinanza dell’allora sindaco Sergio Cofferati che permette di aprire gli esercizi commerciali tutto l’anno, ndr] Contro la guerra ideologica delle banche!». Sotto i portici, fermo un signore e gli chiedo chi siano, e mi risponde: «È la manifestazione del 1º maggio, c’è tutti gli anni». «Ma dove sono i sindacati confederali?». «Sono qui, tutti qui». Non si è accorto che non è così, che sono i Sindacati di Base  e che il corteo non raccoglie più di trecento-quattrocento persone. Raggiungerò il centro sociale Là-bas a piedi, attraversando tutto il centro storico, che si prepara a festeggiare inforcando biciclette e riempiendo le vie di bambini. Là-bas, che significa «laggiù» in francese, sta in un una proprietà demaniale: ex-convento, poi diventato caserma nazista, poi scuola sportiva dell’esercito italiano, ed ora proprietà demaniale messa in vendita dalla Cassa Depositi e Prestiti. È occupato da una trentina di ragazzi e ragazze attivissimi da un anno e mezzo, e la Cassa non è ancora riuscita a venderlo perché una parte dell’ex-convento è vincolata, e questo non invoglia certo i promotori all’acquisto. Là-bas, laggiù, prima terra di nessuno, ora di tutti: così amano spiegare il nome che si sono scelti. Ero stato invitato da European Alternatives a incontrare una delle loro sei carovane per i diritti, partita da Roma, diretta verso i Balcani e messa in strada per documentare e dare voce alle nuove forme di lotta per la democrazia, la solidarietà, l’uguaglianza e la cittadinanza transnazionale in vista delle elezioni europee. La loro tappa bolognese sarà proprio a Là-bas, in riconoscimento di questo luogo speciale. Il 1º maggio è giorno di festa, da celebrare con una grigliata e un mini-festival di Poster Street Art. Situato nel quartiere di Santo Stefano, un quartiere conservatore per eccellenza, con i servizi e gli spazi che hanno aperto si sono guadagnati la simpatia dei vicini, perché – a parte riaprire questo fazzoletto urbano dismesso – hanno recuperato e affittato a alcune famiglie disagiate gli ex-appartamenti degli ufficiali attraverso la pratica del Crowdhousing, portano avanti un lavoro d’inchiesta e mappatura del territorio cittadino per individuare i centinaia di edifici abbandonati nei quali riprodurre il Crowdhousing, hanno de-asfaltato una parte del piazzale per farne un orto chiamato «Orteo», in onore di via Orfeo dove sta il centro sociale, e soprattutto offrono dei servizi alla cittadinanza. Un laboratorio artistico per bambini chiamato Làbimbi, il mercatino dei prodotti biologici e a km0 con l’associazione Campi aperti, il cinema d’essai e la bio-pizzeria. Ragazzi e ragazze si vestono come in un qualsiasi centro sociale, vestiti coloratissimi, magliette, orecchini e capigliature corte e lunghe, ma la disciplina è d’obbligo, in nome dell’alternativa e della gratuità. Tutto è autofinanziato, e la grigliata del 1º maggio è un modo per provarlo: i prezzi dei piatti e delle bevande sono competitivissimi. Tutta un’altra cosa rispetto a un mega-progetto contro il quale hanno manifestato il loro dissenso: la Fabbrica Italiana Contadina, alias Fi.co.

Lanciata dal presidente del Centro Agro-Alimentare di Bologna (CAAB) e dal fondatore di Eatitaly, vuole essere un’esposizione su scala ridotta della catena del cibo, dalla produzione al consumo. Un’idea bolognese per farsi strada dietro la scia della Expo 2015; una grande operazione di valorizzazione immobiliare: «Il nome “Fabbrica Contadina” unisce elementi contrapposti: la fabbrica (urbana) e la cultura contadina (campagna), proponendo un grande parco divertimenti, in cui la complessa produzione alimentare viene snaturata, banalizzata, spettacolarizzata e orientata alla massimizzazione dei profitti attraverso lo sfruttamento dei lavoratori, dei piccoli produttori agricoli e delle risorse naturali. Si estende in versione eco-bio-compatibile il modello della Grande Distribuzione Organizzata, di cui COOP Adriatica, socio di Fi.Co., è tra i principali protagonisti […] Comune e Regione mettono a disposizione terreni e immobili del CAAB, società a prevalente capitale pubblico, per 55m €, soldi pubblici che si trasformano in profitti privati e in debito per la comunità!» si legge sui pannelli che raccontano delle battaglie di Là-bas. Fi.Co. inoltre, farà da traino alla cementificazione, già prevista dal Comune, di un’area di 85.000 mq adiacente il CAAB. «Gli stessi proponenti la chiamano la Disneyland dell’agroalimentare. Noi non vogliamo diventare come Eatitaly, che propone cibo di qualità solo per benestanti che amano le Delikatessen. Noi vogliamo che tutta la catena del cibo sia sana, legata ai produttori locali e accessibile ai consumatori, per questo ai mega-progetti speculativi come Fi.Co. preferiamo i mercatini» dice Christopher Ceresi, uno dei membri di Là-bas. La loro battaglia contro Fi.Co. sembra senza storia, perché le forze in campo sono troppo potenti, ma la logica puzza così tanto di promozione immobiliare che potrebbe non avere le gambe lunghissime, di questi tempi. Quando il camper di European Alternatives arriva con due ore di ritardo sulla scaletta perché il ramo di una albero aveva sfondato un angolo superiore del veicolo, come mi racconta nei dettagli la coordinatrice della carovana Olga Vuković, Christopher e io ci siamo già detti molte cose. La musica si alza di volume e le salsicce sono ormai quasi esaurite. «Non avete paura di essere sloggiati, prima o poi?» chiedo a Christopher. «Ci hanno già provato. Ci hanno già sgomberato due volte e abbiamo rioccupato rompendo nuovamente i lucchetti. La terza volta, nel dicembre dell’anno scorso, quando tentarono di sloggiarci, più di duecento cittadini tra giovani e abitanti della zona presero le nostre difese manifestando davanti al Consiglio di quartiere, e questo atto di forza e di partecipazione impedì l’esecuzione di un ordine di sgombero che già era sul tavolo del questore. Abbiamo incontrato il Comune a più riprese. L’impresa Seci Real Estate, incaricata dalla Cassa Depositi e Prestiti di vendere l’area, ci ha voluti incontrare per spiegarci la loro “delicata” posizione in quanto li avevamo tirati in ballo pubblicamente… Ci stiamo facendo troppi amici!» e sorride.

Al ritorno, di nuovo a piedi, ancora su via Indipendenza ma in direzione di marcia opposta, un’altro corteo sindacale. Sono presenti i Cobas, ma anche molti arabi, li noto subito: è la «Bologna meticcia e antagonista». Marciano tutti verso il centro di Bologna. Dei sindacati confederali non ho visto traccia; probabilmente, mi ero perso il cuore della giornata. Cercherò su Internet e troverò che i sindacati confederali  avevano organizzato in piazza Maggiore un dibattito su ‘Per un’Europa del lavoro, del welfare e dei diritti’. Primo maggio di lotta, ognuno a modo suo, ma divisi. Ouf! Per fortuna che c’è stata la grigliata al Là-bas.

Cluj-Napoca, 11 maggio 2014.

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