FedericoIIL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

A Jesi, nacque Federico II, svevo per parte di padre e normanno per parte di madre. Era il 26 dicembre del 1194. La madre, Costanza d’Altavilla, che in quell’anno di grazia aveva già quarant’anni, per fugare i dubbi sulla maternità del futuro erede al trono di re di Sicilia, partorì in una tenda nella piazza della città, dove si trovava mentre era in viaggio verso Palermo. Nella piazza, una scritta scolpita nel marmo, in italiano ed in arabo, ricorda la nascita dell’imperatore che sarebbe diventato Stupor Mundi, colui che fece del Regno di Sicilia un centro di irraggiamento culturale, e di dialogo con il sultano al-Malak al-Kāmil, lo stesso che incontrò san Francesco d’Assisi a Damietta nel 1218. Uno sparuto gruppo della locale Lega Nord, quando fu incisa quella scritta in arabo, inscenò una protesta, che se verrà ricordata dai posteri lo sarà per la sua stupidità. Peccato che questi cittadini di Jesi abbiano dimenticato la tradizione di ospitalità che caratterizzò la città nel corso della storia, e di cui si erge a memoria via Costa Lombarda, così denominata perché la città – per ripopolarsi dopo un’epidemia di peste – accolse nel XV° secolo immigrati lombardi e veneti, che a Jesi lavorarono e aprirono botteghe artigiane. Tra questi, il tipografo veneto Federico Conti, che stampò in città la prima vera edizione italiana della Divina Commedia. Il sindaco attuale, Massimo Bacci, venne eletto due anni fa con una coalizione di liste civiche, spodestando la Sinistra in una località tradizionalmente rossa; una delle cose più originali che ha fatto durante il mandato è stata di organizzare una ceremonia in onore della concessione della cittadinanza italiana a quaranta immigrati. Tullio Bugari, di Sinistra da sempre, accettò in quell’occasione l’invito a fare un intervento sul concetto di cittadinanza, e venne ripagato con le critiche di alcuni amici della sua stessa parte politica. «Lo feci perché mi parve giusta quell’iniziativa» racconta Tullio, con quella sua lucente capigliatura bianca e quel suo sguardo penetrante.

Tullio ama la bicicletta. Il giorno precedente, stavo proprio sulla costa alle spalle di quella adriatica, ovvero a Massa Marittima, in provincia di Grosseto, non lontanissimo dall’estremità occidentale della Linea Gotica, che Tullio Bugari percorrerà su due ruote a fine aprile. Partirà dalle colline marchigiane insieme ad un gruppo di amici della Staffetta della Memoria, che ricorderanno tappa dopo tappa quegli anni gloriosi, quando i Nazifascisti si ritiravano verso il Norditalia. Mi faceva da guida a Massa Marittima una dipendente dell’Enel all’impianto geotermico di Larderello. Dopo aver visitato l’affresco duecentesco che raffigura l’Albero dell’abbondanza, tra donne che si contendono grossi falli, mi racconterà di come sta cambiando la cultura del lavoro anche in quella terra, lamentandosi di come la sua società stia sempre più trattando quelli che erano utenti in clienti, e di come l’etica d’impresa sia venuta meno negli anni: «In seguito alla liberizzazione del mercato dell’energia, gli utenti sono diventati clienti; quindi, lo scopo sociale è diventato commerciale. Molte attività sono state affidate all’esterno con conseguente perdita di conoscenze, anche se la manutenzione degli impianti è rimasta interna insieme al controllo dell’inquinamento (i cui dati sono verificati dall’ARPAT)». E segnalerà infine: «L’atmosfera tra i dipendenti non è più quella di prima». Anche qui siamo in una regione rossa, ma un poco meno solidale e sociale. È un rosso sbiadito come le tinte di quell’affresco pagano.

«Qui crescono i salari dei dirigenti come altrove, mentre gli operai diventano precari» aggiungerà Sergio, uno degli amici di Jesi. Il lavoro a cottimo si diffonde, e c’è chi è ormai pagato per il numero di righe scritte al computer. La cooperativa Ducops, una stella in Centritalia nel settore della logistica industriale, ha esternalizzato 13 su 15 reparti, con il beneplacito della CGIL, contribuendo alla precarizazzazione dell’impiego nelle Marche. Ancora più rilevante è ciò che accade in Banca Marche, che proprio qui a Jesi ha la sua Direzione Generale. Già ventesimo istituto di credito a livello nazionale, commissariata nel novembre del 2013 per valutazioni «poco prudenti» dei rischi di credito, che ne hanno incrinato il patrimonio per cifre significative, ha già iniziato una pesante cura dimagrante del personale – tremila dipendenti – lasciando fuori quasi 200 giovani con contratti a tempo determinato e già vicini all’assunzione definitiva. La Sinistra ha avuto le sue colpe non solo per essere diventata più spregiudicata con le regole del Mercato, ma anche perché si è divisa.

«Abbiamo riscoperto l’unità facendo cultura» aggiunge Tullio, che con l’Arci, l’Anpi, Libera e altre  associazioni ha ideato la rassegna Letture per Lottare, nel cui ambito è stao presentato «Riscatto mediterraneo». «Abbiamo sempre fatto cose in competizione l’uno con l’altro, e finalmente abbiamo da poco scoperto che le stesse cose si fanno meglio insieme». Alla serata, un sabato di fine marzo, portano così alla scuola media intestata proprio a Federico II, dove si tiene l’evento, più di cinquanta persone. È il ritorno dello spirito di Stupor Mundi? I dirigenti e gli insegnanti non si sono limitati a «prestare» la sala, ma hanno aderito attivamente, loro che un pò di Mediterraneo lo ospitano oramai da diversi anni nel loro instituto con i figli degli immigrati. Lo storico fiorentino Giovanni Villani scrisse nella Nuova Cronica dell’imperatore svevo: «Se la bontà, la moderazione, la virtù, le sostanze, la nobiltà, potessero far resistere alla morte, non sarebbe morto Federico, che qui giace». Leonardo Animali, che fu assessore alla cultura a Jesi con i DS e con il PD per diversi anni, ed oggi un semplice iscritto dell’Anpi, mi riaccompagna a Fabriano, da cui prenderò il treno per Firenze. Il dubbio mi tormenta: con chi fare politica? Fa piuttosto fresco, è buio e Leonardo accende il riscaldamento in auto. «Secondo me, gli unici posti dove si fa ancora politica sono i centri sociali e spazi simili». Una risposta inattesa per questo Centritalia rosso, ancora splendidamente verdeggiante da un lato e l’altro della Linea Gotica.

16 aprile 2014.

 

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