BarconeL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Per trovare la «Grande bellezza» a Roma, quella delle pietre tranquille e degli spazi silenziosi, ora che dopo la celebrazione dell’Oscar i mezzi di comunicazione e la pubblicità ci lasciano in pace, bisogna scendere sotto il piano della strada. Uscendo dalla stazione della metropolitana di p.zza di Spagna e circuito il Mausoleo dell’imperatore Augusto, se prendete le scale di marmo che vi portano sul fiume, sotto il Lungotevere, troverete un barcone attraccato ai moli. Qui, Stefano Ciampicacigli e gli amici della Società Romana di Nuoto tengono questo barcone, dove fanno dibattiti e cene con scrittori e uomini di cultura. Il barcone è la sede del circolo romano dell’Assemblea dei Cittadini del Mediterraneo, rete che raccoglie una trentina di circoli attorno al Mare Nostrum. La sera, al tramonto, o la mattina, con il chiarore dell’alba, vi scoprirete il Tevere più bello, mentre i rombi della circolazione automobilistica vi passeranno sopra, ruggendo invano oltre i rami dei grandi platani, proprio come nella scena finale del film di Paolo Sorrentino. I barboni frequentano sovente quel «sottoscala» umido della Capitale e di tanto in tanto salgono furtivamente sul barcone e scassano la serratura in cerca di cibo nel frigorifero. «Una volta, hanno lasciato un biglietto che diceva: per piacere, lasciate anche delle birre, che ci piacciono!» racconta Stefano. La Società Romana di Nuoto  venne fondata nel 1889 ed è la più antica società di nuoto d’Italia. Proprio davanti al barcone arrivavano i concorrenti delle gare di nuoto che, prima che si realizzasse l’attuale diga che protegge Roma, partivano addirittura da Magliano Sabina, oltre 30 kilometri più a monte. Era una tradizione che legava profondamente i romani al loro fiume, in cui è ora vietato nuotare a causa del tasso di inquinamento. Stefano, insieme ad altri amici appassionati del Tevere, cercano con testardaggine di rivitalizzare il fiume, e hanno fatto del barcone un punto di incontro. Su di esso, si sono sono imbarcati personaggi come il gesuita padre Paolo dall’Oglio, l’arabista Isabella Camera d’Afflitto, Luciano Violante e tanti altri meno conosciuti, ma altrettanto preziosi. È un grande onore per me essere considerato un «cittadino del Mediterraneo» ed ospitato per un dibattito con cena. Una grande avventura quella di Stefano. «Da molti anni cerchiamo, con un nutrito gruppo di amici, di sviluppare le nostre conoscenze nei settori più disparati della cultura e della società, perché riteniamo la diversità un elemento fondamentale per la nostra crescita. Con questo spirito, abbiamo risposto all’invito a fondare proprio il circolo romano dell’Assemblea dei Cittadini del Mediterraneo». Il barcone vuole essere uno spazio di scambio e conoscenza sulle cultura e le sfide del Mediterraneo, e quel suo essere poco meno di una decina di metri sotto il livello della strada lo fa un luogo appartato, ma strettamente connesso con i segreti di questa città e i suoi legami con il mare, così materialmente manifesti in quel suo stare sul fiume, a ormai pochi chilometri dalla foce.  Sono questi luoghi insoliti che fanno questa città specialmente legata alle memorie di altre terre e alle immagini di altre culture. Sotto i ponti del Tevere, troverete famiglie di Rom accampate con tanto di fili per la biancheria su cui sventolano tessuti coloratissimi, oppure crocchi di immigrati neri che si arrangiano in momenti di difficoltà con cartoni e sacchi a pelo, oppure ancora uomini curdi che si riuniscono nei giorni festivi. All’altezza  di Trastevere, il Comune ha messo lungo le banchine del fiume una mostra permanente di versi di poeti e letterati del mondo intero che raccontano del Tevere e delle sue acque. All’imbocco del ponte Duca d’Aosta si ritrovano donne bionde di mezz’età dell’Europa dell’Est a conversare.

C’è anche un altro luogo che definirei speciale. Andate al cimitero monumentale del Verano, la cui cinta attuale fu istituita durante il regno napoleonico, dove dopo aver incontrato venditori di fiori originari del Bangladesh o della Romania incontrerete il mondo in miniatura: un tempietto egizio, il tempio israelitico, il reparto islamico, chiese e cappelle in stili diversi o sacrari di caduti in guerre lontane, nascosti in un bosco di cipressi, pini domestici e lecci. È il passato che nel silenzio delle anime defunte ci assorda con l’evidenza della Storia: non esistono le frontiere, i legami di sangue sono fonte di gioia e dolore per tutti indistintamente, la morte ci accomuna, la vita pure (se ce ne rendiamo conto). La bellezza di Roma non viene solo dai ruderi romani e dalle effigie cristiane, o non più da quelle, ma dall’incontro di più comunità. Su un barcone, in un cimitero, davanti alla stazione di Termini, ai mercati rionali o sotto un ponte sul Tevere.

In viaggio, 3 aprile 2014.

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