ImmagineL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

La regione autonoma Trentino Alto-Adige è un’isola felice. Secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione è del 5,1% e il reddito medio pro-capite di 20,750 € (rispettivamente il più basso e il settimo d’Italia; dati 2013). Basta passeggiare nel centro, lasciata la stazione ferroviaria dove vengono annunciati ritardi dei treni di pochissimi minuti, e ti trovi tra negozi di Delikatessen, eleganti signore in bicicletta, centri culturali, immigrati che sorridono e graziose e composte ragazze che servono il caffé. Il Bendiddio viene dal regime di autonomia in materia fiscale, dal corridoio commerciale e turistico del Brennero e dalle ricchezze territoriali delle valli circostanti. Sebbene i numeri alle presentazioni del libro a Trento e a Bolzano siano contenuti, il pubblico è colto e impegnato in queste città dal benessere sornione: «Non c’è molta gente perché la gente fa fatica ad uscire dopo cena, preferisce le comodità di casa» mi dirà con rassegnazione Francesco Comina, il coordinatore del Centro Pace di Bolzano, struttura comunale gestita dall’associazione Pax Christi, quando mancano cinque minuti alle ore 20.30, sull’uscio del moderno municipio di vicolo Gumer. La comunità siriana di Bolzano non mancherà, però, l’appuntamento, e tra il pubblico numerose saranno le donne, che ascolteranno con attenzione il sociologo iracheno ʿĀdel Jabbār, che su questa terra è di casa. A Trento, invece, ci ospitano gli uffici dell’OCSE (Programma Local Economic and Employment Development), situati in un’ala del chiostro dell’ex-convento degli Agostiniani, e l’austerità distinta e spaziosa di corridoi dalle volte alte non impedirà al pubblico di essere un’intersezione di diversi segmenti dell’attivismo locale cattolico e di sinistra, sul campo in favore dell’alternativa e dei diritti. Sembra l’incarnazione di un solido e duraturo connubio tra tradizione, valori etici e benessere materiale.

Mi ha sempre sorpreso, ad esempio, la straordinaria capacità di quelle comunità di costruire infrastrutture di trasporto in tempi brevi, in particolare gallerie stradali ed autostradali, e di cammuffarle con efficaci interventi di mitigazione ambientale (un volano per l’economia,  se pensiamo ai costi delle tratte in galleria).  Oppure, di fare una generosa politica di cooperazione allo sviluppo, nonostante sia un territorio delimitato da montagne impervie (il Trentino è l’ente territoriale tra regioni e province che destina la più alta percentuale di risorse pubbliche alla cooperazione decentrata, 0,25% del bilancio pubblico). Oppure, di investire nelle tecnologie del futuro: Uwe Staffler, che lavora per l’Agenzia provinciale altoatesina per l’efficienza energetica degli edifici CasaClima, mi spiegherà con soddisfazione che sono riusciti ad imporre criteri di certificazione energetica nel settore edilizio unici in Italia. La perfezione non sarà di questo mondo, ma qui vi si sono avvicinati molto… Eppure.

Eppure, l’11 marzo, a cavallo tra le presentazioni di Trento e Bolzano, alcuni cittadini occupano il Consiglio provinciale trentino per protestare contro i vitalizi milionari ai consiglieri delle passate legislature della Regione Trentino Alto-Adige. Non era mai successo che un manipolo di dimostranti prendesse possesso del Consiglio. L’accusa era di aver violato il principio di ragionevolezza e anche il principio costituzionale dell’eguaglianza di trattamento, di fronte alle notevoli restrizioni imposte al trattamento pensionistico dei cittadini «normali». Qualche giorno più tardi, numerosi valligiani scendono a Bolzano con cappelli alpini e guance rosate per protestare contro la corruzione dei rimborsi d’oro dei gruppi consigliari, che ha preso forme goliardiche con l’affare di alcuni giocattoli di piacere sessuale, Sex-Toys, acquistati da un rappresentante del partito liberal-nazionale Die Freiheitlichen e rimborsati dai fondi pubblici. La giunta regionale ha tremato e intende ora predisporre un disegno di legge di riforma dei vecchi vitalizi e per l’eliminazione delle pensioni per i consiglieri in carica, mentre alcuni ex-consiglieri hanno già iniziato a contribuire a un fondo regionale istituito per raccogliere i contributi di coloro che intendano sin da ora rinunciare agli anticipi d’oro dei vitalizi per destinarli a servizi socio-assistenziali.

«Vergogna», «Basta», «Ridateci il malloppo», «Basta privilegi ai politici» erano alcune delle parole scandite dalla protesta, molto simili alle piazze calde di Madrid o Atene. La regione autonoma Trentino-Alto Adige è un’isola felice, ma il suo popolo ricco è arrabbiato. Un’isola felice, ma un poco infelice. A cena con Domenico Tosini, mio co-relatore a Trento e autore di Martiri che uccidono. Il terrorismo suicida nelle nuove guerre, parliamo di mondi lontani, sangue e rivoluzioni. Domenico  sorride quando accenniamo ai malaffari locali. Ho l’impressione che queste vicende non gli interessino più di tanto, le solite piccole e misere cose, insomma. Indignarsi fa certo bene, sembra volermi dire, quasi fosse un messaggio scontato.

Sul treno, 29 marzo 2014.

 

 

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