ChemtrailsL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Umberto ha aperto la bottiglia dell’aceto. Sul pezzo di cielo sopra casa sua le velature di nubi non offuscano l’azzurro terso di metà marzo. Funziona, secondo lui. Come? «Semplicemente, in alcune circostanze ripetibili accade. Il nome del metodo, Meta-Flak, è più complesso dell’esperimento stesso, che in sé risulta banale. Il prefisso Meta indica che la reazione non è spiegabile dalla semplice chimica o fisica classica, poiché essa ha probabilmente come origine un’altra dimensione, la stessa da cui proveniamo noi o meglio la nostra consapevolezza».
Mi risulta difficile capire, e Umberto aggiunge: «Non sono in grado di spiegare come funziona, non già per volontà mia, ma piuttosto per la mancanza di strumenti capaci di misurare quello che esula da ciò che oggi chiameremmo il mondo “reale”. La reazione, quando avviene, è la punta di un iceberg visibile ai nostri occhi solo parzialmente; purtroppo, un cielo che torna a tingersi di blu non spiega il metodo, ma basta a motivare l’ardire di provare». L’esperimento è a basso costo, sia in termini di costi che di tempo: in circa mezz’ora, infatti, si può già assistere al diradarsi delle nubi.

Dagli aerei che solcano il cielo, secondo lui, non escono nubi innocue che producono strisce di vapore; queste in realtà contengono ioduro di argento, titanato di bario ed altre sostanze, anche organiche, tese a modificare il clima. «Temo che molte compagnie aeree low cost siano “foraggiate” in cambio di irrorazioni per la semina di nubi artificiali ed altro, cosa ad oggi non pubblica. La prossima guerra sarà climatica. La manipolazione del clima, sarà la nuova arma» sostiene.  Quel giorno, il cielo si sta velando di grigio. Stop Cloud Seeding! è la campagna di Umberto ed altri attivisti, il cui eco risuona dal lontano 1993. Sono convinti che molti di quegli aerei non siano solo velivoli passeggeri di linea – volano troppo bassi – ma che spruzzino quelle sostanze per «pilotare» il clima e stimolare fenomeni metereologici; così potranno affamare nazioni indomite, creare degli Tsunami e guadagnarci con gli aiuti umanitari, oppure rovinare scomode industrie nascenti. «Con il cielo velato si riduce drasticamente l’efficienza dei pannelli solari, ed è un’altra delle ragioni per cui lo fanno, far morire sul nascere l’industria delle energie rinnovabili. Oppure, per costringere i coltivatori ad acquistare certe sementi brevettate per resistere a condizioni climatiche insolite» continua Umberto. «Loro chi, scusa?». Il Nuovo Ordine Mondiale.

Umberto Morazzoni è uno dei vari personaggi ribelli di cui è popolato questo hinterland milanese fatto di case, palazzi, autorimesse, tigli, capannoni abbandonati, piloni della luce, cartelli pubblicitari, robinie, triangoli di campagna, nuove lottizzazioni, cantieri ferroviari, laghetti di cava, viadotti, campi da tennis, parcheggi, ancora case, capannoni utilizzati e, naturalmente, le immancabili strade. Questa si chiamava, una volta, Pianura padana. In questo disastro urbanistico, si nascondono ceppi della razza umana resistenti alla banalità della «Milano da bere!». Siamo a cena all’Osteria vegetariana Mandala 2.0 di Buscate, è appena finita la presentazione del libro a Magenta, ed il giorno seguente toccherò Gallarate. «Stai qui a parlare di “cerchi nel grano” (misterioso fenomeno inerente alla formazione di figure geometriche perfette nei campi di grano per l’abbassamento delle spighe, ndr) quando qui la gente non riesce a tirare avanti fino alla fine del mese» dirà Gilberto Rossi, dei Verdi del Ticino, ad Umberto. La gente non tira avanti fino alla fine mese, ma i soldi per le strade a scorrimento veloce non mancano; la loro ennesima battaglia è quella contro la strada TOEM – Tangenziale Ovest Milanese, come se la Pedemontana che stanno costruendo a pezzi tra Varese e Bergamo non bastasse. La gente diventa vegetariana non solo per ragioni ideologiche, ma anche perché costa meno. Chiara, del Movimento Umanista, per un certo periodo fu addirittura vegana. È una giovane e bella donna, una militante, che per guadagnarsi la vita fa la baby-sitter. Non pretende altro, ama la meditazione e crede che solo la trasformazione profonda degli individui possa portare al cambiamento sociale. Vive verso Lorenteggio, e non mangiare carne le permette di vivere discretamente nel suo sogno low-cost.

Qualcuno ci guadagnerà almeno, è la domanda legittima… Beh, certo. Il 15 marzo, il M5S organizza un tour alternativo sui cantieri della Expo 2015 , ma non riesco ad andarci. Osservo però i cantieri dello spazio espositivo dal treno, passando a fianco di Rho-Fiera. Giovanni Alborghetti, sindaco di Villa Cortese, nei pressi di Busto Arsizio, che incontro ad un pranzo domenicale alla Bocciofila nostrana, dà i numeri: 1,75 miliardi € è il costo del cantiere, 230.000 mq di piastra di cemento cablata. «Ma non doveva essere una esposizione su cibo e terra?» chiedo al sindaco. «A fine Expo, smonteranno le strutture espositive, tranne la Casa Italia, il laghetto e altre cosette, ma la piastra resterà, e dovrebbe arrivare il nuovo stadio del Milan». E il patron del Milan non è anche proprietario della Standa e amico del proprietario della catena di supermercati Esselunga, che hanno contribuito a distruggere i negozi di alimentari nelle città e a saturare le periferie di centri commerciali? Fantastico! Viene cementificata un’area agricola per spiegare al mondo che siamo in emergenza alimentare, e poi ci giocherà il Milan, mentre i tifosi alla partita mangeranno hot-dog e patatine. Chi si aggiudicherà la gara per vendere birra alla Expo pagherà 2.000.000 €, mentre per i gelati il dazio sarà di 750.000 €. Mentre Chiara e le ragazze milanesi si fanno vegetariane, la Expo vuole dare soluzioni alla crisi alimentare a suon di gare a caro prezzo. Alborghetti è preoccupato perché vorrebbe intercettare in qualche modo il flusso di visitatori e di denaro che interesserà Milano, ma non riesce a convincere artigiani e commercianti di Villa Cortese.

In questo arcipelago di zone residenziali, zone artigianali e infrastrutture, dove la campagna è ormai un concetto superato, altri trovano una ragione di vita in cause lontane, come Roby Andervill, che mi introdurrà durante un’apero-cena alla Casa del Popolo di Cardano, ora Circolo Quarto Stato. È appena rientrato dalle campagne di Idlib, nella Siria settentrionale, dove insieme a due ragazze ventenni ha portato medicinali scortato dall’Esercito libero siriano. Il suo grande amore, però, resta la Palestina, ed una volta all’anno ci ritorna. Fare il fabbro e svegliarsi alle sei della mattina non gli basta. Il vicino aeroporto della Malpensa lo utilizza almeno per una buona ragione, e appena può se ne va in Medio Oriente. Un suo quasi compaesano, ma Lecco non è lontana, vi ha lasciato la vita: Vittorio Arrigoni.

Dimenticavo: Umberto ha pure ricevuto minacce di morte da sconosciuti, probabilmente per questa vicenda delle clouds. «Stai solo attento, però, una preda troppo grossa potrebbe farti cadere fuori bordo, e sai che il mare è vasto, è facile perdersi» recita un ritornello arrivatogli nella casella di posta elettronica. Si riferiva al sardo Franco Caddeo, scomparso in circostanze sospette il 28 agosto 2009, ed anche lui attivista contro la geoingegneria ambientale e le scie chimiche. Alla stazione, mentre salgo sul treno, ci fa una risata grassa e dice: «Ma quelli sono dei bestioni, ossessionati dal Potere, cervello ben poco, dei barbari che si estingueranno come i dinosauri. L’intelligenza, quella, ce l’abbiamo noi». Quel giorno, gli è bastato aprire la bottiglia dell’aceto per fare in modo che i bambini del suo paese giocassero sotto un cielo terso.

Milano da bere!, 16 marzo 2014.

Links:

http://www.expo2015.assolombarda.it/expo/piano-finanziario

 

 

 

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