OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Il Movimento Nonviolento ha cinquantadue anni. Ispiratosi all’esempio e al pensiero di Aldo Capitini (1899-1968), religioso, antifascista, vegetariano, nonviolento, il Movimento ha la sua sede a Verona. Alla presentazione del libro nella sede siamo solo in una dozzina di persone, ma tutti acquistano un libro. Il senso di appartenenza e testimonianza è altissimo. Legato al cattolicesimo sociale, ha le sue radici in numerosi gruppi nel Paese, ma lavora senza fare chiasso e pubblica Azione Nonviolenta, rivista di buona fattura. Qualche volta, però, alza la voce: il 25 aprile 2014, Festa della Liberazione, raccoglierà migliaia di persone all’Arena di Verona per dire: «La resistenza oggi si chiama nonviolenza. La liberazione oggi si chiama disarmo». Le prove a cui è sottoposta la scuola della Nonviolenza in questi mesi sono però severe : pensiamo alla crisi in Siria. Per questo, alla presentazione del libro dico che il diritto all’autodifesa e la tutela della popolazione sono sacrosanti. Cosa può dunque fare la Nonviolenza di fronte al sistematico massacro della popolazione, alle pratiche di terrore applicate sugli abitanti dei quartieri non controllati dal regime di al-Asad? Mao Valpiana dirà, quando le truppe russe invadono la Crimea nel marzo del 2014: «L’avevamo già detto per la Siria. Lo ripetiamo per l’Ucraina […] Sosteniamo attivamente le società civili ucraina e russa che rifiutano la soluzione militare del conflitto e sono impegnate per la costruzione di società democratiche, pluralistiche e nonviolente, non oligarchiche, identitarie e fasciste […] I governi europei [devono] rinunciare ai 28 eserciti nazionali, ridurre drasticamente le spese militari e preparare un efficace corpo civile europeo di pace, competente ad intervenire nei conflitti prima che degenerino in guerra».

Che fare, però, mentre la morte avanza inesorabilmente in Siria? Il Movimento Nonviolento deve sapersi mantenere integro, non cedere alle contraddizioni di quella che l’intellettuale siro-francese Salām Kawākibī chiama «la Gauche pavlovienne», che difende al-Asad e grida al complotto imperialista contro la Siria perché al-Asad è il paladino dell’Antiamericanismo e dell’Antisionismo. Questa Sinistra è la stessa che ora difende l’operato di Putin in Ucraina o quantomeno resta in silenzio. La scuola della Nonviolenza è molto più coerente, e per mantenere questa coerenza deve porre sullo stesso piano il diritto all’autodeterminazione dei popoli e il rifiuto dell’azione militare offensiva e delle soluzioni militari, quando soluzioni non-militari e politiche di sicurezza non-militari sono possibili. Quando però queste soluzioni sono inefficaci e la popolazione civile è sottoposta a pratiche di terrore e sterminio per reprimere aspirazioni di autodeterminazione, allora bisogna difenderla.

La Nonviolenza è il futuro, ma la Nonviolenza deve anche offrire soluzioni al presente, deve alzare giustamente la voce contro le enorme spese militari, contro la partita degli F-35, contro la militarizzazione del territorio nazionale. Con la stessa forza, deve però chiedere la protezione della popolazione siriana, se necessario dispiegando una forza di interposizione militare, e se Putin dice di no, deve chiedere di isolare il regime russo colpendolo nei suoi interessi economici. Sulla Siria, il pacifismo internazionale è stato tanto fiacco quanto lo è stata la Comunità internazionale ed in particolare l’Occidente democratico e liberale. L’occupazione dell’Ucraina è il risultato del terreno libero lasciato al regime russo nel garantire la repressione in Siria. Oso pensare che la Nonviolenza non sia pacifismo. La Nonviolenza è una cosa troppo seria per essere tradita da un –ismo. I suoi discepoli sono troppo impegnati nella sua affermazione per essere imbrigliati da correnti «pavloviane». Conosco Mao Valpiana da quando aveva iniziato a dare corpo agli insegnamenti di Alexander Langer, trent’anni fa, dalle file dei Verdi. Lo andai a trovare al Consiglio regionale veneto, a Venezia, lui era consigliere eletto nei Verdi, e gli chiesi di trovare le risorse regionali per finanziare una campagna contro l’inquinamento provocato dalle miniere di carbone a cielo aperto nello Stato brasiliano di Santa Catarina, in cui la comunità veneta è molto forte. Purtroppo, non ci riuscimmo, ma da allora l’ho rivisto regularmente, ed il Movimento Nonviolento, pur tra mille difficoltà, è giunto vivo e vociferante fino ai giorni nostri, e all’Arena di Verona, il 25 aprile 2014, vi saranno con esso Nigrizia, Sbilanciamoci!, Emmaus Italia, No Muos e molte altre realtà rispettate.

La scuola della Nonviolenza italiana è chiamata a promuovere campagne di tutela delle forze democratiche che rischiano di essere schiacciate in terreni di guerra o di repressione come in Siria o in Ucraina, e farlo mettendoci la faccia; la riduzione delle spese militari deve andare di pari passo con la tutela dell’attivismo sociale e politico che rivendica l’autodeterminazione in Paesi autoritari vicini al nostro. Quanto il movimento per la pace italiano fece per la Bosnia deve essere fatto altrettanto per la Siria, se vogliamo essere fedeli all’esempio di Alexander Langer.

Verona, 3 dicembre 2013 / 12 aprile 2014.

 

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