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L’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Arrivo alla Formazione Quadri Terzo Settore un poco in ritardo, dopo aver perso un treno a Roma la mattina presto perché ho atteso un autobus che mi portasse alla metropolitana di Agnanina da una periferia per più di mezz’ora, mentre faceva ancora buio. La Formazione, organizzata dal Forum Terzo Settore, CSVnet, Consulta del Volontariato e ConVol, raccoglie circa quattrocento partecipanti del Mezzogiorno. Ognuno porta una storia sua di impegno civile e di solidarietà, ognuno ha le sue ragioni per sentire la frustrazione e la solitudine di battaglie condotte sovente senza il sostegno delle istituzioni. Salerno li accoglie con una temperatura mite che inganna, perché la primavera è ancora lontana, anche se le mimose sono già in fiore.

I partecipanti cercano un percorso comune, nuova motivazione per sentirsi massa critica capace di trasformare la realtà nel Meridione. Il più arrabbiato pare essere Domenico, maresciallo dei Carabinieri di Napoli che collabora con molte associazioni di terreno. Alza la voce al seminario con Paolo Cacciari: «Parlare, parlare, parlare. Noi stiamo qui a parlare, mentre la criminalità organizzata recruta. Quando faremo people´s raising anche noi? Smettiamo di pensare come “Io sono”, Tu sei”, “Egli è”. Diciamo: “Noi siamo!”». E dice una sacrosanta e iluminante verità: tutto quanto riusciamo a fare, non può che far bene, perché tutto quanto si fa di buono in Italia va controcorrente. Fare giustizia e solidarietà va controcorrente. Vi è anche don Giacomo Panizza, un prete bresciano trapiantato in Calabria dal 1976, che si prodiga nell’accoglienza degli immigrati nonostante le minacce della criminalità organizzata, oppure un pugliese che organizza un festival di giornalismo, o Salvatore Granieri, un siciliano che sfida la logorante burocrazia locale per i portatori di handicap, o il sardo che recupera le pratiche tradizionali di economia sociale diffuse nell’isola.

E allora, sì, dobbiamo recrutare anche noi come fa la criminalità organizzata, recrutare per rimettere le persone insieme e fare massa critica. «Cosa conta davvero nella vita di ciascuno di noi per poter raggiungere il nostro benessere?» si chiedono i partecipanti, «Qual’è la responsabilità del Terzo Settore?». Parlano di «nuova redistribuzione» nelle opportunità economiche, nella partecipazione democratica, nell’accesso ai saperi, alla salute ed ai diritti fondamentali. Io dico una sola cosa: «Ma perché parlate di “Terzo Settore”? Se dobbiamo veramente ordinare la società in settori, il vostro dovrebbe essere il primo, perché è l’unico che infonde ancora speranza tra la gente». E ascoltando storie di resistenza e dignità di altri Paesi mediterranei, si interrogano su come fare rete con loro.

Vietri sul Mare sta a pochi passi dal centro storico di Salerno, e la Costiera amalfitana comincia da lì. Avevo sempre pensato che Salerno fosse lontana dalla penisola più bella del Mondo, e invece la vedi curvare subito dietro Vietri e la puoi immaginare nella sua superba bellezza. Immaginare, ma non vedere. Così è il futuro che sta davanti a tutti questi operatori della società civile e del volontariato. Nonostante la fatica del vivere e dell’essere contro, è l’immaginazione del futuro che ci sarà che appartiene loro.

 

Salerno, 22 febbraio 2014.

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