Incipit - Inside ItalyL’Italia che incontro attorno alle presentazioni di «Riscatto mediterraneo».

Marcello, amico calabrese sposato ad una ragazza di Salamanca, mi aveva spifferato l’idea nell’orecchio. «Perché non fai un altro libro sulle cose che vedi e le persone che incontri presentando “Riscatto mediterraneo” in giro per l’Italia»?

Subito gli avevo risposto frettolosamente che ci vuole tempo e che quel tempo non ce l’ho, che è una cosa seria che richiede risorse per indagare; non avrei voluto avanzare per battute senza aver prima verificato nomi, cifre e trame. Poi, ci ho ripensato: un libro no, vorrei prima che gli italiani e gli italofoni leggessero «Riscatto mediterraneo»; poi che anche l’ebook non passasse inosservato; e quindi che «Riscatto mediterraneo» fosse tradotto in almeno una lingua straniera di larga diffusione. Insomma, il tempo da dedicare alla promozione di questo mio lavoro sarebbe stato molto. Un blog, però, forse sì.

Raccontare e discutere un libro è in effetti come scriverne un’altro. Ogni presentazione offre letture e stimoli inaspettati o precedentemente sottovalutati. Addirittura spiegazioni del perché una cosa è stata scritta oppure no che non avevo ancora maturato. Ogni presentazione ti fa conoscere voci e luoghi di dignità e resistenza che ancora non stanno nel mio libro, ma che fanno la speranza di questo Paese. Ogni presentazione dà la possibilità a chi si sente ferito o demotivato di tirare fuori la voce per raccontare e sperare. Sono a Lamezia Terme, mentre scrivo queste righe, a ottocento metri da un mare azzurro, tra campi verdi, pinete e lottizzazioni da pseudo-sviluppo. Ho già attraversato una trentina di località con questo libro, ma il tempo di tornare indietro su chi ho già incontrato lo posso trovare, mentre altri protagonisti del riscatto civile mi aspettano in prossime tappe. “Inside Italy” vuole essere questo, uno spaccato estemporaneo di un’Italia che non cede alle chimere dell’ingiustizia e della superficialità. Non sarà forse un diario preciso nei dettagli e nelle cronologie, ma si nutrirà di emozioni, rabbie e desideri di un’Italia che alza la testa, o che forse alzerà la testa.

E  vorrei cominciare raccontando di tre cose:

I lupi, la cui popolazione nella Sila è stimata in una ventina di esemplari. La loro sopravvivenza all’estinzione è l’espressione più tenace di resistenza al degrado di questa terra. E all’idea che il cemento è il futuro, mentre non è altro che la materializzazione dell’economia della rapina, della mercificazione e della finanziarizzazione: non è stata forse una bolla immobiliaria a denudare la logica assurda dell’indebitamento della popolazione per arricchire le istituzioni finanziarie? I lupi, sono ancora là. Gli uomini buttano sulla terra nuda cemento e asfalto, la ricoprono di traforati e strutture metalliche, e i lupi sono sempre più isolati. Il lupo è come l’uomo indebitato, che qualcuno vorrebbe che si sentisse responsabile del proprio fallimento, della propria incapacità a ripagare i debiti contratti per avere accesso a beni fondamentali come la casa, lo studio o la salute. I lupi della Sila sono i miei eroi. Animali socievoli, più di molti esseri umani, gregari e itineranti: come faranno a muoversi tra strade a quattro corsie, piloni elettrici, lottizzazioni che promettono la felicità, capannoni industriali vuoti di idee e cinema multisala che addormentano lo spirito? Come cavolo faranno a saltare da un’isola boschiva ad un’altra tra reti, tralicci, cavi e tubature? I lupi della Sila sono i  miei eroi.

Gli egiziani, come quelli che ho incontrato ad uno SPRAR di Lamezia Terme, che hanno invitato il sottoscritto e altri organizzatori dell’evento di Nicastro a mangiare Mahshī (foglie di cavolo ripiene di riso), zuppa di verdura, pollo fritto e Salata, l’insalata mista tagliata fina fina. Sono copti e vivono in un appartamento SPRAR – il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – tra i campi di Lamezia Terme. Hanno lasciato Luxor subito dopo la caduta di Mubārak, terrorizzati dalla minaccia di diventare oggetto di aggressioni di matrice religiosa o della piccola criminalità. Difendono l’esercito egiziano e il generale al-Sīsī a spada tratta. È comprensibile per una minoranza sovente sballottata dai giochi di potere e talvolta chiusa in se stessa. Parliamo in egiziano e la conversazione si fa più rilassata. Sono parcheggiati qui, in una campagna marginale, quando a Luxor facevano anche 3.000 € al mese. Ovvero, guadagnavano con il turismo più di un dipendente pubblico italiano. Vorrebbero tornare, ma hanno paura. È la paura di essere additati per l’identità religiosa che uno porta, cosa che può portare voti e consenso. La notte del 31 dicembre 2010, un’autobomba scoppiò davanti alla Chiesa copta al-Qiddīsayn di Alessandria d’Egitto. Il regime accusò immediatamente dei gruppi palestinesi, ma una volta scoppiata la rivoluzione del 25 gennaio 2011, i servizi di alcuni Paesi europei rivelarono che il Ministero degli Interni egiziano era implicato nell’attentato: Mubārak voleva creare un’emergenza per impedire che il vento di libertà tunisino arrivasse in Egitto. Questo meccanismo ha sempre funzionato. Ora, guarda caso, i Copti sono schierati con il generale al-Sīsī. Disinnescare la macchina della manipolazione delle identità: è questa una delle grandi sfide dei movimenti per la libertà e la dignità! E per farlo, cominciamo a considerare immigrati, richiedenti asilo e rifugiati attorno al Mediterraneo, non in perenne fuga, ma in spostamento, e offriamo loro le condizioni per non sentirsi “parcheggiati” com’è il caso ora: allo SPRAR possono restare sei mesi, e poi devono salvo situazioni eccezionali andarsene. E se non trovano un lavoro, che fanno? Il richiedente asilo non ha per lo più alcuna possibilità di sostentamento e/o di un diverso inserimento con ogni evidente ricaduta sulla domanda di protezione internazionale. Alessandra, che lavora allo SPRAR di Lamezia, mi ha raccontato che al campo di Rosarno, dove vivono stagionali che lavorano nelle campagne a condizioni di semi-schiavitù, hanno tagliato la luce e anche l’acqua arriva a singhiozzo perché i Comuni non ce la fanno più.

La spazzatura, quella che trovi gettata ai margini di una strada di campagna o di periferia e che diventa punto di scarico abusivo, ma soprattutto quella che ho visto a Cosenza, dove da due settimane non viene più raccolta e è andata accumulandosi e formando dossi puzzolenti di sacchetti di plastica colorata. Ho ascoltato due tesi: la prima è che in corso una vertenza sindacale, la seconda che la discarica non è più agibile a causa dell’emergenza ambientale, accelerata dalle recenti piogge. La seconda pare essere quella buona. La Calabria, dove si producono 1200 t di rifiuti giornalieri, rischia un’emergenza generale. La Regione vuole investire 150 milioni € nel trasferimento all’estero dei rifiuti, ma i sindaci più intelligenti, quelli che vedono lontano ad hanno tassi di raccolta differenziata elevati, dicono che si dovrebbe investire quelle risorse nel cambio di sistema. Ad Alessandria d’Egitto, dopo la rivoluzione del 2011, mentre le istituzioni si erano volatilizzate gli abitanti scesero in strada per rimuovere la spazzatura. File di giovani con la mascherina caricavano sacchetti fetenti nei pressi di scuole ed ospedali. Oggi, se tornate ad Alessandria d’Egitto, troverete che molte strade sono paradossalmente più sporche dei primi mesi successivi alla rivoluzione. Cosa intendo dire: che la sporcizia è proporzionale alla disaffezione ed alla sfiducia nei confronti di amministrazione e politica. Oggi nessun giovane egiziano raccoglie più volontariamente la spazzatura per strada, perché non sa più dove sta andando il proprio Paese. Forse, anche i cosentini non ripuliscono le strade perché non sanno più dove sta andando il proprio Paese. È un brutto segnale. Il giorno in cui prenderanno pale e mascherine e si sostituiranno all’inadempienza e alla miopia di alcuni amministratori, sarà il giorno in cui non si fermeranno al cassonetto, ma arriveranno ai palazzi dei nostri eletti ed amministratori.

Lamezia Terme, 26 febbraio 2014.

Links:

http://www.manuale-dignitas.it/saper-fare/3d-schede-di-approfondimento-su-norme-procedure-e-prassi/3d3-laccoglienza.html

http://www.lametino.it/Calabria/rifiuti-sindaci-del-catanzarese-pronti-ad-occupare-discarica.html

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