Scrissi questo articolo per l’Assemblea Nazionale dell’Italia dei Valori del 15 Dicembre 2012. Il manifesto è stato pubblicato nel sito di Niccolò Rinaldi, Europarlamentare dell’IdV. Le cose sono andate molto diversamente, nella più assoluta segretezza, a dimostrazione che anche IdV è diventato un partito vecchio, destinato a essere superato. Peccato, giudice Antonio Di Pietro!

Per Un Partito Aperto, Per Un Paese Alla Guida Delle Transizioni Verso Una Nuova Civiltà

  • In qualità di cittadini e militanti IdV desiderosi di contribuire alla costruzione di una società responsabile, preoccupati dalla degradazione della pratica politica in Italia, convinti che i partiti svolgono un ruolo di guida e di modello per l’intera società se sanno cogliere le sfide epocali del momento,
  • coscienti che sia necessario un progetto di riscatto dell’Italia per uno sviluppo partecipato, solidale, basato sui principi della giustizia sociale, della durabilità ambientale, dell’accoglienza e del rispetto della diversità culturale, della governanza cittadina dei processi e degli strumenti finanziari, e della pace tra le nazioni,
  • coscienti che la crisi che l’Europa attraversa sia una crisi di sistema, non congiunturale, che richiede un ripensamento del modello di sviluppo e di contratto sociale per frenare impoverimento delle comunità e degradazione dei territori, e che il Paese debba farsi motore dei processi di trasformazione a scala regionale, al centro di un Mediterraneo che è diventato laboratorio di costruzione di nuove società a cui tutto il mondo guarda,
  • convinti che trasparenza degli obiettivi, collegialità nelle decisioni, onestà delle pratiche e servizio ai cittadini sono presupposti indiscutibili dell’azione politica, e che il partito debba porre in atto riforme che lo rendano uno spazio di dibattito aperto e di azione coraggiosa,
  • disponibili a contribuire a questo processo di rifondazione come gruppo Estero che vive e lavora tra il Paese e il Mondo, con quelle sensibilità e risorse che sono proprie di chi vive in più realtà sociali e culturali, e a esercitare una funzione di ponte tra la nazione italiana e le altre nazioni.

Chiediamo che:

Il partito operi per farsi interprete di un nuovo contratto sociale in tempi di profonda crisi di sistema che investe l’Europa e il Mediterraneo. Un contratto sociale che riscriva le basi delle relazioni tra istituzioni e cittadini, dove le comunità possano governare lo sviluppo del proprio territorio e indirizzare le risorse economiche e sociali verso il soddisfacimento dei bisogni di sviluppo condiviso dei cittadini, riequilibrando l’accentramento di capitali e risorse nelle mani di pochi, e riformando le regole della partecipazione e della rappresentanza democratica.

Il partito superi la crisi che sta attraversando facendosi un cantiere aperto a varie sensibilità che operano nel territorio per la legalità, la solidarietà sociale, l’economia ecologica, la finanza etica, la partecipazione cittadina, l’imprenditoria sociale, le pari opportunità, il dialogo interculturale, l’educazione allo sviluppo, la valorizzazione delle valenze territoriali e culturali, la ricerca scientifica, la creazione artistica, la protezione degli ecosistemi, la difesa dei beni comuni e la promozione della democrazia e dei diritti umani.

Il partito si faccia ponte tra società civile e istituzioni, abbandoni metodi di lotta e interpretazione politica legati al culto della personalità, alle strutture gerarchiche, all’ossessione mediatica e ai rimedi superficiali, e sperimenti nuove pratiche che combinino la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta, la delega con la partecipazione, il mandato pubblico con l’assunzione collettiva di responsabilità, l’agire politico istituzionale con le campagne cittadine, liberandosi della cultura della professionalizzazione dell’ ”incarico politico”.

Il partito si doti di una visione strategica coraggiosa, che dia una prospettiva a un’Italia chiusa in se stessa e autoreferenziale, che discute solo di se stessa, perché il nostro Paese si faccia motore dell’integrazione euro-mediterranea e pilota di un progetto di civilizzazione in cui il Mediterraneo sia laboratorio di resistenza e speranza, innovazione e creatività, dignità e rispetto, sviluppo e progresso per il mondo intero, rispondendo alle aspirazioni avanzate dai suoi popoli in questi ultimi anni e sperimentando la trasformazione verso una società post- capitalismo selvaggio e crisi ecologica.

Consideriamo che le tappe seguenti siano necessarie:

Il partito deve diventare un cantiere di aggregazione, che faciliti l’elaborazione di un progetto di governo verso cui convergano forze politiche diverse; il partito deve unire, non dividere, ma deve farlo sulla base di obiettivi concreti, riconoscibili e misurabili dai cittadini. Il tema delle alleanze elettorali deve quindi essere visto all’interno di questo processo, e deve essere comunque sottoposto alla consultazione degli iscritti.

Proponiamo quindi che venga elaborato un “Manifesto del riscatto cittadino”, un documento di visione sociale e politica alla cui stesura possa partecipare la cittadinanza in un vero e proprio esercizio di democrazia popolare, utilizzando in particolare le nuove tecnologie dell’informazione, e che tale manifesto sia il riferimento che ispiri azioni e campagne pubbliche mirate, iniziate dal partito e coinvolgenti anche chi non si identifica in esso attualmente, in particolare liste civiche attive sul territorio.

Per intraprendere questo processo di rifondazione costituzionale dell’agire politico, e di affermazione di un progetto di società responsabile, giusta e pacifica, il partito deve dotarsi di “regole naturali”, meccanismi che agiscano come “anticorpi” che ne facciamo un’aggregazione politica non partitocratica, come ad esempio:

  • Massima trasparenza sulla tenuta dei bilanci e la gestione dei soldi pubblici (tutto in rete).
  • Spersonalizzazione del partito, con consequente democratizzazione interna nella scelta dei quadri e dei candidati.
  • Limitazione della durata dei mandati.
  • Adozione di regole di dialogo cittadino obbligatorie per i suoi rappresentanti istituzionali.

Crediamo che non si tratti quindi di prepararsi alle elezioni del 2013 per sottrarre voti ad altre formazioni vicine ma concorrenti; si tratta bensì di convincere della necessità di costruire una piattaforma comune per un nuovo contratto sociale; si tratta di facilitare il dialogo politico mirando a una trasformazione radicale della nostra società verso la sostenibilità, la giustizia e la governanza cittadina, e mirando a una comunità d’intenti con i paesi vicini.

Il partito deve quindi stimolare scambio e dibattito con forze sociali e politiche sensibili all’idea che le sfide regionali richiedano una risposta regionale, in una prospettiva euro-mediterranea, facendosi motore di un’azione transnazionale con il sostegno e il coinvolgimento del gruppo Estero del partito. Non solamente perché la soluzione delle contraddizioni del Paese passa attraverso l’apertura al mondo, ma anche e soprattutto perché l’Italia può giocare un ruolo di guida al progresso e all’integrazione del Mediterraneo, come Francia e Germania hanno giocato un ruolo per l’Europa.

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